8.5

Ghost Recon: Wildlands è grande, grosso, enorme! (recensione)

Giorgio Palmieri Che bella la Bolivia, ma non so se vorrei viverci

Recensione Ghost Recon: Wildlands – Ah, la Bolivia: le terre tropicali, il bacino amazzonico, le foreste pluviali, la savana, ma anche un cartello della droga da smantellare. Sì, signore e signori, stiamo proprio parlando di Ghost Recon Wildlands, il più grande open world mai creato da Ubisoft: ma al di là dei paroloni da bar, di cui sono colmi i comunicati stampa, cosa offre quest’ultimo titolo impacchettato dalla casa francese? L’alone di scetticismo che circonda la produzione ha avuto conferme? Risposta breve: no. Risposta lunga: scopritela nella nostra recensione completa.

Editore Ubisoft
Sviluppatore Ubisoft
Piattaforme PS4, XB1, PC
Genere Sparatutto tattico
Modalità di gioco Singolo giocatore, multigiocatore (co-op)

Video Recensione Ghost Recon: Wildlands

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Noi non esistiamo

Ghost Recon: Wildlands non ha regole nell’essere affrontato, e la sua struttura a mondo aperto è tale da trasmettere un senso di libertà nettamente maggiore rispetto ad altre produzioni dello stesso calibro: nello specifico, si stacca dalla rigidità dei predecessori, per offrire un videogioco d’infiltrazione molto più accessibile, ma non per questo meno riuscito.

Lo scopo, come anticipavamo in apertura, è quello di eliminare il Santa Blanca, l’organizzazione criminale responsabile della creazione di un enorme Stato basato sul narcotraffico. La base delle malefatte è proprio la Bolivia, sulla quale prendono vita i piani di El Sueno, l’uomo dietro tutta questa sgradevole situazione, doppiato da quel buontempone di Luca Ward, che con la sua voce potrebbe dare spessore anche ad un foglio di carta.

Per poter raggiungere El Sueno, bisognerà prima sconfiggere due dei quattro capi delle operazioni, a vostra libera scelta, che comandano i quattro punti cardinali del cartello, Sicurezza, Produzione, Influenza e Contrabbando, ma attenzione: questi possono essere sconfitti solo dopo aver eliminato tutti i boss delle loro operazioni, ovvero completando le rispettive missioni. Sarà necessario dunque ritrovare documenti e recuperare testimonianze per tracciarli, per poi farli fuori, una volta per tutte.

Sulle prime, Wildlands sembrerà disorientante ma, dopo un paio di sessioni, l’impalcatura entrerà dentro di voi e vi sembrerà assolutamente naturale. In particolare si comincia creando un Ghost, un membro di una particolare squadra delle Forze Speciali che non segue ordini precisi e, anzi, ogni team decide da solo come affrontare ciascuna minaccia, ed è proprio su questo perno che si erge Ghost Recon: Wildlands.

Al giocatore viene offerta la possibilità di completare le varie missioni in ordine sparso, e soprattutto in qualsiasi modo: l’importante è distruggere il Santa Blanca pezzo dopo pezzo fino ad arrivare al cuore, a quel El Sueno mosso da una fede perversa e maniacale.

Lo scenario boliviano è pazzesco, variegato e spettacolare, e potrete muovervi liberamente a piedi o a bordo dei vari veicoli disponibili. La mappa è divisa in regioni, ognuna delle quali può contare su un livello di complessità diverso. Chiaramente, anche l’ambientazione cambia da zona a zona, tant’è che si snoda su luoghi profondamente diversi l’uno dall’altro, e non solo da un punto di vista estetico.

Per quanto riguarda il gameplay vero e proprio, le sparatorie sfoggiano un dualismo che ci è piaciuto, nonostante alcune riserve. La telecamera è posizionata alle spalle del protagonista ma, ogni volta che si prende la mira, la visuale si sposta sull’arma, simulando una prima persona opzionale che risulta comoda ed efficace. Purtroppo le coperture non sempre sono affidabili, poiché il sistema automatico talvolta non è responsivo come ci si aspetterebbe. Di altra pasta è il lavoro svolto con la balistica, tant’è che le sensazioni che restituiscono i proiettili sono tangibili e gratificanti, senz’altro tra le migliori offerte nei titoli firmati Ubisoft.

Il credo dei Ghost

L’impronta tattica ovviamente non si è persa, ed infatti la pianificazione dello scontro riveste un ruolo chiave. C’è da fare però una precisazione sulle differenze tra il gioco in singolo e quello online, dato che le meccaniche, e soprattutto il ritmo, cambiano a seconda della modalità scelta, fermo restando che, in entrambi i casi, è necessario utilizzare il binocolo e il drone da ricognizione per mappare i nemici, in maniera tale da avere un quadro generale del loro posizionamento.

Quando si gioca in solitaria, però, l’utente può contare sul colpo sincronizzato, un’abilità con cui sarà possibile evidenziare fino a tre bersagli, cosicché i vostri compagni, comandati dall’intelligenza artificiale, potranno fare il lavoro sporco, uccidendoli a seduta stante. Questa meccanica, di cui effettivamente si può abusare, scompare nel multigiocatore, o, meglio, funge solo da segnale, per poter dire ai membri del gruppo quale nemico state per far fuori. Pertanto, le due esperienze sono molto differenti, perché è proprio il modo di approcciarsi ad essere diverso.

Nel singleplayer si procede con più tranquillità, praticamente per il piacere di esplorare; nel multiplayer invece bisogna imparare a coordinarsi per completare l’operazione nella maniera più elegante possibile. Certo, l’esperienza cambia anche a seconda che giochiate con amici o sconosciuti, ma il succo del divertimento sta quasi sempre nell’eliminare la minaccia senza scatenare l’allarme, ma potrete anche sbizzarrirvi, semplicemente, nel fare casino nella maniera più ignorante che possiate mai immaginare.

Badate bene che, proprio in virtù della libertà offerta, la trama risulta essere frammentaria: di sicuro non è il focus della produzione, ma abbiamo apprezzato molte delle storie che circondano i boss della malavita: vedere gente, anzi, criminali che non si rendono conto della gravità delle azioni che compiono, lascia un tantino sconvolti, anche perché ciò ha dei profondi legami con la realtà.

Non abbiamo ancora citato la progressione, il motore che vi spingerà a migliorare il vostro alter-ego virtuale: il Ghost può salire di livello, apprendere nuove abilità, che aumentano sensibilmente i modi con cui attaccare un avamposto, oppure si possono persino recuperare nuove armi e componenti per le stesse, semplicemente girovagando per l’enorme mappa, presidiata dai narcos e dall’Unidad, la polizia corrotta boliviana, costruita sulla falsa riga di quella presente in GTA, con tanto di segnalini che definiscono la loro pericolosità.

C’è tanto, tantissimo da fare, sia da soli che online, e francamente ci siamo divertiti in egual misura sia nell’una che nell’altra, che si tratti di piazzare cimici, hackerare un pc, uccidere un obiettivo o estrarlo senza fare troppo rumore, insomma, è sempre un piacere immergersi in Ghost Recon: Wildlands. La deriva open world dona una nuova prospettiva al franchise e, anche se lo stile di gioco spiccatamente stealth potrebbe far nascere un po’ di monotonia, dopo decine e decine di ore passate in sua compagnia non ne abbiamo ancora avuto abbastanza: del resto, ci sono ben 21 regioni da esplorare, su 11 ecosistemi diversi, con ben 26 boss differenti, farciti con missioni secondarie sparse di tanto in tanto, semplici, ma pur sempre fonte di divertimento.

Se c’è un problema reale da attribuire a questa gigantesca produzione Ubisoft sta proprio nella mancata rifinitura di molti aspetti di contorno, a partire dalle già citate coperture, all’eccessiva confusione delle sparatorie a viso aperto, che tendono ad essere un tripudio di caos nel quale capire la provenienza dei colpi non è compito semplice. La presenza di piccoli bug è poi costante, più che altro visivi: animazioni mancanti, proiettili che rimangono sospesi in aria, compenetrazioni poligonali, in pratica ne abbiamo beccati molti.

Inoltre, l’intelligenza artificiale spinge troppo sulla quantità, tant’è che ci sarebbe piaciuto vedere qualcosa di meno rigido. Un altro elemento che poteva essere curato meglio risiede nei veicoli, dato che, almeno quelli terrestri, sono fin troppo sensibili alle sterzate, mentre quelli volanti sono sorprendentemente facili da controllare, a differenza di altri giochi dello stesso genere, quindi sì, di questi non ci lamentiamo, anzi.

Come non menzionare, infine, la grafica, per la quale Ubisoft ha riservato un trattamento speciale. Il colpo d’occhio complessivo è mostruoso, almeno su PS4 Pro: quello di Ghost Recon: Wildlands rappresenta davvero uno dei più grandi mondi che abbiamo mai visto in un videogioco, ma non è tanto la grandezza in sé ad essere incredibile, quanto la capacità di trasmettere il senso di controllo al giocatore.

La linea d’orizzonte ampia permette di scorgere da lontano montagne, luoghi di interesse e avamposti con una chiarezza che raramente si vede in un titolo open world, e il tutto può essere raggiunto con i tanti mezzi piazzati strategicamente dagli sviluppatori.

La Bolivia è pazzesca, viva, pullula di natura ed è davvero ben caratterizzata, con una cura dei dettagli però altalenante, perché se si va ad analizzare ogni, singolo elemento grafico, non sempre questi riescono a rivelarsi all’altezza: la mole poligonale, ad esempio, soffre di qualche spigolo di troppo, e le animazioni,  spesso legnose e innaturali, fanno talvolta storcere il naso, tanto che vi faranno desiderare una visuale in soggettiva costante, cosa che purtroppo è assente. Abbiamo poi notato, in un paio di occasioni, dei difetti grafici nelle scene notturne, ma niente di davvero compromettente.

La maestosità dei territori cercherà di farvi chiudere un occhio sui visibili difetti del comparto grafico, tra l’altro supportato da un ottimo doppiaggio in italiano, in accoppiata con una buona campionatura dei suoni per quanto riguarda gli spari della armi.

8.5

Giudizio Finale

Recensione Ghost Recon: Wildlands  Giudizio Finale – Ghost Recon: Wildlands vuole essere tante cose, e riesce nell’impresa di esserle tutte, almeno in parte. Ubisoft ha confezionato la summa di tutto ciò che contraddistingue la sua personale idea di videogioco: un mondo enorme, esplorabile e affrontabile a proprio piacimento, in cui il multiplayer coinvolge a trecentosessanta gradi. Se solo fosse stato rifinito meglio, sarebbe stato imperdibile, ma guardando il supporto riservato ad altre produzioni della casa francese, sappiamo già che tra un po’ di tempo, e con i giusti aggiornamenti, questo nuova fatica brillerà, tanto da meritarsi un posto nella vostra collezione, anche solo per essere giocato da soli. Ora come ora, abbiamo tra le mani un gran bel titolo, molto più di quanto ci aspettassimo, votato primariamente al gioco cooperativo online.

PRO CONTRO
  • La Bolivia è bellissima. Letteralmente
  • Impatto visivo a tratti superbo
  • Pieno zeppo di attività da fare
  • Tanto divertimento, indipendente da “come” preso
  • Esperienza cooperativa di grande coinvolgimento
  • Molti aspetti poco rifiniti
  • Intelligenza artificiale migliorabile
  • Curiose le storie dei boss, ma la trama è troppo frammentata

Recensione Ghost Recon: Wildlands – Trailer

Recensione Ghost Recon: Wildlands – Screenshot