7.5

Recensione Headlander

Headlander – Gran testa di razzo (recensione)

Giorgio Palmieri - La nostra recensione del titolo (letteralmente) fuori di testa firmato Double Fine Productions.

Recensione Headlander – Potremmo riconoscere un lavoro di Double Fine Productions a miglia di distanza. L’azienda californiana, capitanata da Tim Schafer, sforna prodotti sempre più irriverenti di anno in anno, non tanto nel gameplay quanto nel concept, e, soprattutto, nello stile, unico ma in linea con i tratti (a)tipici della società.

Headlander non fa eccezione, e lo zampino di Adult Swim Games, che ha collaborato con Double Fine per la realizzazione del titolo in questione, è solo la ciliegina sulla torta. Potevamo esimerci dal provarlo? Nient’affatto.

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Video recensione Headlander

Le nostre sessioni di gioco su PlayStation 4 fanno da sfondo al commento che esprime i concetti presenti nei paragrafi a seguire.

Si trasforma in una capa a missile

Quando sei l’ultima persona dell’universo, e tutto ciò che resta di te è la tua testa racchiusa in quello che sembra essere un casco da astronauta, beh, qualche domanda sarebbe lecita. Niente braccia né gambe, e nemmeno la voce, a parte quella di Aldo, la guida sempre presente nelle orecchie dello sfortunato protagonista, immerso in un mondo retro-futuristico abitato solo da automi.

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Quella pensata da Double Fine è effettivamente una utopia bella e buona, dove il malvagio Matusalemme controlla dei robot, nei quali risiede la coscienza umana ormai priva di stimoli. La vita che questi conducono sembrerebbe perfetta, tranquilla, ma in realtà dietro pare nascondersi qualcosa di realmente pericoloso.

Il compito del giocatore è quindi quello di andare a trovare il cattivone di turno per affrontarlo faccia a faccia, sfruttando un potere speciale, ma anche piuttosto irriverente: sarà possibile infatti prendere il controllo di tutti gli androidi del luogo semplicemente staccando loro la testa per poi infilarci la propria.

L’intera avventura gira attorno alla suddetta meccanica, in una struttura di gioco altamente esplorativa riconducibile al genere del Metroidvania. Le mappe sono collegate tra loro tramite labirinti bidimensionali che ospitano obiettivi diversi, bloccati da porte di varie colorazione. Per aprirle, bisognerà catturare il corpo di un robot del medesimo colore in maniera tale da procedere nell’area successiva: nello specifico, le tonalità possono superare porte anche altri colori, in base allo spettro sempre visibile in basso a destra dello schermo (ad esempio, le guardie rosse avranno l’accesso solo a quelle rosse, mentre le arancioni potranno entrare sia in quelle rosse che, appunto, nelle arancioni).

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Inoltre, l’essere robotico potrà essere utilizzato anche per combattere contro gli avversari, e le sparatorie sono legate allo stick analogico destro per la mira, e ai due rispettivi grilletti per effettuare un tiro preciso o semplicemente per sparare.

Purtroppo le sequenze d’azione non fanno impazzire sia per la loro legnosità, che per una varietà di nemici ridotta all’osso. Sebbene la dinamica di controllo sia in effetti un colpo di genio, dobbiamo ammettere che è stata sfruttata solo marginalmente, dato che, appunto, i robot si somigliano troppo l’uno con l’altro in termini di abilità, e le differenze si fermano ad una cadenza di tiro differente e davvero poco più.

Tra l’altro sembra che lo stesso gioco riconosca i suoi limiti, abbassando la difficoltà ad un livello parecchio basso, tanto è vero che la sola testa risulta essere molto più potente degli stessi androidi dopo averla potenziata con qualche capacità extra. Sì, perché, come ogni Metroidvania che si rispetti, anche Headlander ha un suo sistema di sviluppo stile GDR che riserva qualche chicca parecchio interessante da adoperare, anche se gran parte di queste sono del tutto accessorie proprio per l’esiguo livello di sfida.

Gotta catch’em all

Nonostante il cuore del titolo sia la cattura e il controllo dei vari automi, gran parte del tempo lo passerete guidando, appunto, solo la testa del protagonista, tramite la quale, grazie alla sua ridotta dimensione, sarà possibile intrufolarsi nei cunicoli più stretti, aiutati anche dalle varie abilità che apprenderete nel corso del gioco.

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L’esperienza quindi è incentrata sulla componente di perlustrazione, coadiuvata da una mappa chiara ed esplicativa, dove anche i segreti sono ben visibili, un elemento che potrebbe far storcere il naso agli amanti del genere. In fondo l’intera avventura abbraccia la semplicità: gli enigmi sono tutt’altro che complessi, e si procede parecchio spediti, in un viaggio che sfiora le circa otto ore per essere completato.

Anche la storia è solo una cornice: svolge bene il suo mestiere, ma francamente ci saremmo aspettati qualcosina in più. Sia chiaro, i tocchi di classe non vengono mica risparmiati, anzi: giusto per citare un esempio, le porte automatiche in Headlander parlano e fanno battute, alcune delle quali troppo spassose, e che di sicuro vi faranno sorridere. Ciò che rimproveriamo è la quasi totale assenza di sequenze d’intermezzo spiritose durante l’avventura, un vero peccato visto il carisma dell’universo riversato da Double Fine.

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In soccorso della trama arriva però una direzione artistica ancora una volta parecchio accattivante, dove degli effetti squisitamente ispirati alla fantascienza anni ‘70 si fondono ad una palette di colori appropriata all’atmosfera a dir poco scanzonata, sorretta da una serie di animazioni davvero divertenti da vedere in azione. L’unico appunto che ci sentiamo di fare è che alcune stanze sono meno curate di altre dal punto di vista estetico. D’altro canto, invece, il lato audio ci ha soddisfatto, con musiche e doppiaggio ben al di sopra della media.

Malgrado quindi gli evidenti limiti a livello di profondità, Headlander riesce a distinguersi per un modo di giocare particolare, un’idea che, unita ad un’ambientazione affascinante, ti immerge nella totale spensieratezza. Inoltre, il prezzo, molto invitante, è di soli 19,99€ (disponibile su PlayStation 4 e PC), un motivo in più per prenderlo in considerazione sin da subito.

7.5

Giudizio Finale

Headlander non è il progetto più riuscito di Double Fine, ma di sicuro è tra i più genuini e coerenti nel suo catalogo. Possiamo considerarlo come una sorta di compromesso del Metroidvania, un titolo d’azione semplice e accessibile con idee assolutamente geniali, sviluppate, tuttavia, solo a metà. Se preso nel verso giusto saprà comunque stupirvi, un po’ come ha fatto con noi.

PRO CONTRO
  • Idea di base geniale
  • Il carisma di Double Fine
  • Divertente, leggero e spensierato
  • Poca differenziazione tra i robot
  • La trama è solo un contorno
  • Scarsa profondità

Recensione Headlander – Trailer

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