8.0

L’indecifrabile tenerezza di LocoRoco Remastered (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione LocoRoco Remastered – L’operazione nostalgia condotta da Sony continua il suo cammino, e questa volta si ferma sul binario di PSP, la prima, vera portatile del colosso nipponico, che può contare su un discreto numero di esclusive. Tra queste c’è LocoRoco, un particolarissimo platform del 2006, oggi ripreso e restaurato sulla falsa riga del trattamento offerto a Parappa The Rapper: lo ritroviamo infatti al meglio delle sue capacità estetiche, con una grafica riadattata a 1080p su PS4, e a 4K su PS4 Pro, senza però ulteriori contenuti aggiuntivi, a parte l’introduzione del sistema di controllo con il giroscopio, nemmeno poi troppo affidabile, in un pacchetto digitale proposto a soli 14,99€. Ecco la nostra recensione.

Editore Sony
Sviluppatore SCE Japan Studio
Piattaforme PS4
Genere Platform
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione LocoRoco Remastered

I concetti esposti nei paragrafi a seguire li trovate anche nella videorecensione, accompagnati dai filmati tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Piacevole disagio

I LocoRoco sono dei mostriciattoli gelatinosi che di sicuro non vorrete come vicini di casa. Ci lamentiamo spesso delle coppiette, dei coinquilini musicisti, e di chi fa generalmente troppo rumore, ma queste creaturine passano le intere giornate a cantare canzoncine stridule, dalla mattina alla sera, senza fermarsi mai: una situazione che non dispiace affatto ai Mui Mui, dei simpatici folletti la cui vita è legata proprio ai LocoRoco. Infatti, questa convivenza tra le due specie permette al pianeta di vivere in armonia con la natura, un equilibrio che, purtroppo, verrà distrutto dai malvagi Moja, delle creature tentacolari, quasi sciamaniche, le quali prenderanno le redini del destino del mondo.

Salvarlo non sarà un compito semplice: di conseguenza, il giocatore assumerà il controllo del pianeta stesso, e potrà inclinarlo per far rotolare i LocoRoco sul terreno. A ciò si aggiunge la possibilità, in ogni momento, di farli saltare con una scossa, e di dividere la singola creatura in tante più piccole, o di fare il contrario, a seconda della situazione, con la pressione di un solo tasto.

Un passaggio troppo stretto, ad esempio, può essere superato semplicemente separando i LocoRoco, così potrete intrufolarvi nei luoghi più angusti, tenendo però a mente che, così facendo, sarete vulnerabili ai nemici. Se invece dovesse presentarsi una parete visibilmente pericolante, sarà sufficiente tornare nella forma unica ed effettuare un salto ben assestato, cosa che vi consentirà anche di sconfiggere i nemici, qualora ne abbiate bisogno.

Il gioco costruisce la sua offerta su questa semplice meccanica, da cui però estrae tante varianti che vanno a sollecitare la fisica in ogni sua sfaccettatura, grazie ad uno studio oculato della struttura dei livelli, per un totale di cinque mondi e quaranta schemi, che propongono sempre qualcosa di nuovo. Le novità vanno a perdersi solo nelle battute finali, in particolare a partire dalla seconda parte in poi, tutto a causa di un leggero strato di ripetitività: abbiamo poi notato, così come undici anni fa, che, nelle fasi più complesse, il sistema di controllo tende a non presentare quella precisione che si esige da un platform, ma fortunatamente si tratta di casi sporadici.

A prescindere dallo schema, l’obiettivo di base rimane sempre quello di mangiare quante più bacche possibili delle venti disponibili in ogni livello, allo scopo di far crescere la dimensione del proprio LocoRoco. Nel mentre si raccolgono i Pickories, degli insetti spendibili per giocare ai minigiochi, e i mitici Mui Mui, i folletti a cui accennavamo poco fa. Questi non sono altro che i collezionabili del gioco, i quali sbloccano alcuni elementi aggiuntivi, tra cui nuovi minigiochi non particolarmente degni di nota, e accessori per la Loco House, una modalità speciale nella quale potrete inserire vari elementi per dare vita alla personalissima dimora per i LocoRoco.

Gran parte del succo, tuttavia, sta proprio nella costruzione dei vari livelli: uno tira letteralmente l’altro, anche perché sono molto brevi, e qui viene alla luce la natura portatile del titolo, ma anche le sua versatilità.

Sotto la dolcissima scocca bambinesca si nasconde un videogioco che si adatta a seconda delle esigenze del giocatore: i più giovani, o comunque coloro che vogliono solo rilassarsi, potranno giocare a LocoRoco semplicemente completando l’avventura senza preoccuparsi dei collezionabili, mentre i giocatori cosiddetti professionisti preferiranno raccogliere ogni, singolo oggetto prima di chiudere il livello, e fidatevi, sarà alquanto complicato.

Per quanto riguarda i difetti di questa riedizione, notiamo ancora una volta una pigrizia di fondo, legata probabilmente alla decisione di puntare ad un prezzo quanto più basso possibile. I filmati ad esempio non sono stati rimasterizzati, e vederli in bassa risoluzione sullo schermo della propria TV non è proprio un bello spettacolo, soprattutto se messi in contrapposizione con la bellezza del comparto grafico e artistico mentre si gioca. Per fortuna, i vari video d’intermezzo appaiono meno frequentemente rispetto alla versione rinnovata di Parappa the Rapper, motivo per il quale il problema si sente meno.

Ad ogni modo, chi lo ha giocato in passato, eccezione fatta per l’effetto nostalgia, non ha molte scuse per prenderlo ancora una volta, data l’assenza pressoché totale di novità, a parte i trofei, compreso il Platino. Lo scopo di questa operazione di restauro, tuttavia, sembra essere quello di farsi conoscere a coloro che magari non hanno avuto il piacere di possedere una PSP, e quindi di provare una delle esperienze videoludiche più particolari di sempre, soprattutto da un punto di vista stilistico.

D’altronde, LocoRoco è letteralmente una festa, dove delle forme dolcissime convivono con un comparto musicale adorabile, che si avvale di vocine simpaticissime e di musiche che canticchierete sotto alla doccia (o, almeno, ci proverete, senza esagerare con gli acuti)

E poi ci sono le tonalità che cambiano sempre di livello in livello, e che quasi richiamano le combinazioni di colori delle varie stagioni. Tutto sembra un quadro fanciullesco in movimento, un tripudio di felicità che si concretizza in uno spettacolo da cui non si vuole staccare gli occhi.

8.0

Giudizio Finale

Recensione LocoRoco Remastered  Giudizio Finale LocoRoco oggi è bello tanto quanto in passato. Non ha perso il suo smalto, e trasuda gioia da tutti i pori, ma anche divertimento, sorrisi e soprattutto sorprese, nella sua spiazzante stranezza. Il restauro ha fatto il suo lavoro senza esagerare, e ammirare le forme delle creaturine canterine sulla propria televisione fa un certo effetto. Di sicuro non nasconde la sua vena portatile, il che fa strano non vederlo comparire su PS Vita ma, a parte qualche problema passato e presente, LocoRoco rimane un’esperienza da provare. Ci piacerebbe davvero vedere la vostra faccia mentre ci giocate.

PRO CONTRO
  • Bizzarro, nel senso positivo del termine
  • Una festa di colori in movimento
  • Musiche di un altro pianeta
  • Accessibile, ma sa essere impegnativo
  • Prezzo invitante
  • Precisione dei controlli sporadicamente non affidabile
  • Nella seconda parte tende ad essere un pelino ripetitivo
  • Filmati non restaurati, novità pressoché nulle

Recensione LocoRoco Remastered – Trailer

Recensione LocoRoco Remastered – Screenshot