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Recensione Mafia III

Mafia III – Sta’ senza pensier (recensione)

Giorgio Palmieri - La vendetta è un piatto che va servito freddo. Mal che vada, c'è il microonde.

Recensione Mafia III – Non ce ne vogliate, ma il male in qualche modo ci affascina, motivo per il quale, tendenzialmente, troviamo più interessanti i cattivoni che gli eroi, almeno nel mondo dell’intrattenimento.Perché sacrificare la personale e positiva integrità morale a favore di uno stile di vita da delinquenti? Cosa spinge una persona a compiere quelle gesta nocive?

Queste sono le domande a cui la saga videoludica Mafia ha cercato di dare risposte credibili e, su questa strada di plausibilità, Mafia III continua a consegnare ai videogiocatori una trama concreta fatta di tradimenti, complotti e sangue, farcendola con un gameplay al passo con i tempi.

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È andato tutto per il verso giusto? Eccovi serviti con la nostra recensione dell’ultima fatica firmata 2K Games e Hangar 13.

Video Recensione Mafia III

Come vuole la prassi, i concetti esposti nei paragrafi a seguire li trovate nella video recensione. I filmati sono tratti dalle nostre sessioni di gioco su Xbox One.

I soldi son desideri

Mafia III è l’ennesimo titolo vittima di una campagna mediatica fin troppo martellante. Capiamo l’esigenza dei produttori di riaccendere l’interesse del pubblico nei confronti della serie, ma la vicenda, spesso citata nei comunicati, sulla quale il gioco costruisce la sua storia, è praticamente uno dei punti più alti di tensione dell’intera avventura, e non riusciamo a comprendere perché sia stata anticipata con così tanta insistenza. Non sarebbe un grave problema se, da quel punto in poi, gli intrighi si fossero evoluti in maniera più sostanziale al di là del solito tradimento di stampo mafioso, cosa che effettivamente accade, ma non nelle modalità che speravamo.

Sia chiaro che stiamo facendo i vaghi di proposito, ne va del godimento della vostra esperienza ma, nel caso vi foste persi qualche notizia a riguardo, cerchiamo di delineare i tratti salienti del contesto di Mafia III senza esagerare con i dettagli.

MAFIA III

Il titolo di Hangar 13 è ambientato nel ‘68, a New Bordeaux, che sarebbe praticamente la New Orleans che tutti noi conosciamo. La scelta del cambio di nome è comprensibile, visto che ha permesso agli sviluppatori di lavorare un po’ di più con la fantasia, pur rimanendo fedeli alla controparte reale

Il protagonista è Lincoln Clay, un ragazzo afroamericano reduce del Vietnam che, dopo il ritorno in patria, si ritroverà nel bel mezzo di una guerra malavitosa, nella quale dovrà scovare e distruggere le gang avversarie per liberare la sua città dalla mafia vigente, ristabilire il controllo e incontrarsi faccia a faccia con Sal Marcano, il capo della famiglia criminale che governa New Bordeaux.

Le primissime ore di gioco raggiungono un livello di coinvolgimento stellare, ed introducono personaggi ben fatti sia dal punto di vista caratteriale che proprio come impatto visivo. Le animazioni facciali e la recitazione sono due degli aspetti più curati in assoluto del gioco, e persino il doppiaggio in italiano è di buon livello, a parte qualche piccolissima e perdonabile lacuna nella localizzazione. La presenza della nostra amata lingua in forma parlata, inoltre, è veramente un toccasana nelle fasi di guida, in cui non dovrete prestare attenzione ai sottotitoli per capire ogni sfumatura dei dialoghi, come appunto capitava in altri esponenti del genere.

Mafia III (2)

La trama è raccontata come se fosse una sorta di documentario, attraverso filmati d’intermezzo alternati con sequenze ambientate diversi anni dopo l’accaduto, le quali riportano le dichiarazioni di alcuni personaggi chiave della trama, insieme alle discussioni avvenute in tribunale. La miscela funziona, e il taglio cinematografico conferisce spessore al tutto, ma i problemi iniziano a proliferare una volta superato il prologo. Dopo le prime battute, la iniziale linearità del gioco viene meno per fare spazio alla struttura a mondo aperto, che permette al giocatore di muoversi liberamente nella città, mettendo purtroppo in secondo piano le vicende del buon Lincoln.

Uno contro tutti

L’obiettivo, come anticipato, è quello di danneggiare le proprietà e gli introiti di una determinata gang andando a colpire le loro attività in maniera diretta scegliendo tre approcci differenti: violento, ragionato e un mix tra i due.

Il primo, quello che dà senz’altro più soddisfazioni, contempla ovviamente l’uso della forza bruta e delle armi da fuoco. Il sistema di combattimento infatti prevede anche l’utilizzo del corpo a corpo, limitato ad un tasto per eseguire una combo e un altro per il contrattacco. Le sparatorie, invece, sono state modernizzate o, ad essere davvero precisi, attualizzate: le dinamiche girano attorno alle coperture e all’impiego di due armi per volta, e con poche munizioni, cosa che incentiva il costante cambio di equipaggiamento con quello lasciato dai nemici.

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Le meccaniche sono tipiche ma restituiscono un feeling credibile, specialmente quando i nemici accusano i colpi, tramite animazioni verosimili: si piegano dal dolore, tanto da toccarsi le parti colpite, tra urla e frasi piene di deliziose imprecazioni per il giocatore. L’intelligenza artificiale degli avversari, però, è molto goffa e arretrata: abbiamo apprezzato la loro eloquenza, ma i comportamenti sono tutt’altro che reali, e vertono sulla staticità dietro la copertura seguite da reazioni improvvise e suicide ingiustificate.

D’altro canto, la tattica ragionata è chiaramente dominata dall’approccio furtivo, supportato da elementi alquanto basilari. Ciò significa che potrete mettere i nemici al tappeto con un colpo alle spalle, e utilizzare la Visione di Intelligence per evidenziare i nemici. Si aggiunge a questo la possibilità di spostare i corpi, elemento quasi superfluo data la scarsa I.A., e di scegliere se colpire gli avversari in maniera letale o meno attraverso un’apposita opzione nel menù delle impostazioni: una decisione piuttosto strana, dato che sarebbe stato più immediato l’inserimento di un apposito tasto per ciascuno dei diversi attacchi.

Più giustificata invece è la scelta di implementare due diverse tipologie di guida dei veicoli: normale, ovvero quella più arcade, e simulativa, un’alternativa a suo modo realistica, seppur non esattamente stravolgente. Tutto sommato entrambe le possibilità risultano essere particolari se paragonate ai modelli di altri titoli della medesima tipologia, ma basta un po’ di pratica per prendere una certa confidenza.

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Per raggiungere il boss della famiglia del quartiere, sarà necessario, quindi, recarsi in punti precisi della mappa per ridurre la sua influenza, raccogliere preziosi dettagli dagli informatori e uccidere i generali. In larga parte si tratta di eliminare dei nemici o un carico di merce di contrabbando, in luoghi e circostanze non sempre molto ispirate.

Non appena l’indicatore delle proprietà raggiungerà lo zero, il generale uscirà allo scoperto e, ovviamente, dovrete eliminarlo, in maniera tale da prendere il controllo del racket e affidarlo a uno dei vostri collaboratori. Queste operazioni aumenteranno i fondi della vostra speciale coalizione, che sarà poi possibile spendere acquistando armi e altri oggetti: niente di particolare su questo fronte, anche perché la personalizzazione lascia a desiderare (ad esempio, non è possibile cambiare i vestiti del protagonista), così come l’acquisizione dei potenziamenti, legata al compimento di missioni secondarie estremamente derivative, come la consegna di particolari veicoli nella propria base e poco più. Tra l’altro, l’entità stessa del sistema di sviluppo è molto superficiale, visto che il gameplay non subirà cambiamenti tangibili.

Reagire di pancia

Il più grande problema del titolo prodotto da 2K Games è la struttura delle missioni principali a dir poco debole, che si rifà a fattori che caratterizzano solitamente quelle secondarie: i compiti sono infatti sempre gli stessi, e il ciclo si ripete per ogni pezzo grosso del paese.

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La diversità degli incarichi è minima e il level design non sempre è in grado di a rendere la formula più varia, sebbene la natura degli open world lo permetta. Il rischio quindi di perdere l’interesse verso la trama è alto nel caso l’impalcatura non riesca nell’impresa di rapirvi perché, inoltre, i punti di svolta, le missioni ben fatte e i filmati che fanno avanzare la storia sono diluiti e lontani l’uno dall’altro.

L’avventura sarebbe stata senz’altro più godibile se le operazioni di conquista dei racket fossero state relegate a compiti secondari, lasciando spazio solo a quelle – davvero – primarie. In loro soccorso c’è comunque una fantastica caratterizzazione dei personaggi, alla quale contribuisce un’atmosfera ricreata nei più piccoli dei particolari, dove i pregiudizi razziali, soprattutto per le persone di colore, sono stati riprodotti in maniera insistente ma genuina.

La colonna sonora presenta invece un vasto numero di tracce musicali iconiche, tra le quali spicca House Of The Rising Sun degli The Animals, che si sposa magnificamente con il contesto del gioco.

Possiamo quindi considerare Mafia III un esperimento riuscito solo a metà: nello specifico, è uno di quei titoli che probabilmente piacerà agli amanti dei giochi d’azione proprio perché le meccaniche di shooting, nel complesso, sono solide, eppure il tutto sa di già visto e raffazzonato. Anche il comparto tecnico presenta lacune imperdonabili: su Xbox One i fenomeni di pop-up sono piuttosto frequenti, in particolar modo quando si guidano auto veloci, uniti ad una buona dose di compenetrazioni e qualche impuntamento abbastanza fastidioso.

Mafia III

Per concludere, La grafica è molto altalenante e non sempre riesce a raggiungere gli standard odierni: l’attenzione al dettaglio non manca, specie nelle parti più povere della città, in cui traspare la maniacale cura degli sviluppatori per alcuni aspetti, ma non sembra esserci una certa equità nell’impatto visivo, a dimostrazione del fatto che Mafia III è evidentemente un videogioco un po’ troppo acerbo in alcuni dei suoi lati, e che richiedeva più tempo e dedizione per essere completato, pur essendo un’esperienza divertente se preso per quello che offre, e non per ciò che sarebbe potuto essere.

7.0

Giudizio Finale

Recensione Mafia III Giudizio Finale Mafia III è una grande occasione sprecata. La creatività e soprattutto l’abilità di Hangar 13 nel saper creare un contesto storico credibile ed intrigante sono due fattori più che chiari, ma una serie di problemi, dal comparto tecnico zoppicante alla struttura di gioco davvero poco ispirata, hanno lacerato nel profondo l’immensa qualità a cui poteva attingere il prodotto, il quale, tuttavia, riesce a superare abbondantemente la sufficienza.

PRO CONTRO
  • Recitazione, contesto e scrittura di alto livello
  • Sparatorie dal feeling classico, ma buono
  • Ottimo doppiaggio in italiano
  • Atmosfera di New Orleans autentica, ricreata magnificamente
  • Struttura di gioco stantia e monotona
  • Graficamente altalenante
  • Bug e problemi tecnici a iosa
  • Intelligenza artificiale da rivedere

Recensione Mafia III – Trailer

Recensione Mafia III – Screenshot