6.5

Perception – Hai paura del buio? (recensione)

Giorgio Palmieri Del buio? Tsè. Di notte passo di stanza in stanza senza accendere la luce.

Recensione Perception – La calca di giugno non ci lascia nemmeno il tempo per respirare in santa pace: eppure, c’è sempre uno spazio per un gioco che tenta di portare innovazione in un genere, quello horror in questo caso, ormai decisamente abusato. Il titolo è Perception, e questa è la nostra recensione.

Editore Feardemic
Sviluppatore The Deep End Games
Piattaforme PS4, XB1, PC, Nintendo Switch (TBA)
Genere Avventura horror
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione Perception

I concetti esposti nei paragrafi a seguire li trovate anche nella videorecensione, accompagnati dai filmati tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Come il diavolo di Hell’s Kitchen

Cassie Thornton: 29 anni, indipendente, sveglia, cieca. Da ormai troppo tempo a questa parte, non riesce a chiudere occhio come si deve a causa delle visioni mostruose con cui deve convivere ogni notte. Dopo l’ennesimo incubo, la ragazza, ormai stremata, decide di fare delle ricerche sui pochi elementi estrapolati dai sogni, e di mettersi poi in viaggio, verso una villa abbandonata a Gloucester, in Massachusetts, all’interno della quale sembra celarsi la fonte del suo tormento, che le sta lentamente disintegrando il cervello, pezzo dopo pezzo.

Perception prende dunque le sembianze di un’avventura narrativa dalle tinte horror, in cui Cassie dovrà non solo svelare il mistero, ma anche dimostrare a tutti di essere in grado di prendersi cura di sé stessa da sola, nonostante la sua disabilità. Come accennavamo in apertura, infatti, la protagonista è cieca, e questa condizione viene spalmata nelle dinamiche che sostengono il gameplay: in pratica, si vive il viaggio in soggettiva, e si può sbattere il bastone bianco nell’ambiente per localizzare i dintorni attraverso il suono. Il gioco vi farà credere di non doverne abusare, per non allertare eventuali cattivoni nelle vicinanze, ma in realtà ciò vale solo in determinate occasioni isolate, quando effettivamente la cosiddetta “Presenza” sarà nei paraggi, uno spirito spaventoso che ha tormentato gli abitanti della tenuta per intere generazioni, tanto da spingerli alla pazzia.

Pertanto, il senso del pericolo è marginale, in una struttura che preferisce spaventarvi con delle apparizioni improvvise nemmeno troppo riuscite. La tensione, quella pesante, regge solo nei primi istanti di gioco, per poi rendersi prevedibile, dando il via libera alle vicende che ruotano attorno alla villa, sparse tra note vocali e testuali, ricordi, flashback e immagini: la protagonista, peraltro, potrà usare le applicazioni del suo smartphone per leggere o scannerizzare determinati documenti.

Proprio per la sua natura basata sul racconto, Perception si focalizza su un approccio estremamente lineare, tanto-ché la stessa Cassie può fare affidamento al suo brillante sesto senso, che fa a cazzotti con la prerogativa del gioco, tramite il quale potrete forzare la visuale sull’obiettivo corrente, uccidendo il senso di smarrimento causato dal deficit. Perdersi quindi è praticamente impossibile: di conseguenza, la cecità non è poi un grande ostacolo, a maggior ragione se la si analizza ai fini dell’esplorazione. L’idea senza dubbio ha fascino, ma il suo utilizzo lascia intendere una marea di possibilità che qui sono state trascurate.

D’altronde, il maggiore punto di forza dell’intera produzione sta nel ritmo della storia, e con esso l’evolversi della casa man mano che si procede: lo scopo rimane sempre quello di raggiungere i vari punti d’interesse dislocati tra le varie stanze, in maniera tale da assimilare pezzi di trama per poi venirne a capo, ma il tutto viene raccontato in modo tale da risultare decisamente curioso. Non a caso, i quattro capitoli che compongono la campagna possono essere prese persino come vicende a sé stanti, dato che coprono diversi periodi storici, ma chiaramente sono attraversate da tematiche pressoché simili, che poi si collegheranno alla protagonista, i cui eventi sono stati messi un po’ più in secondo piano del dovuto.

Si tratta quindi di una storia interessante, non particolarmente originale ma piacevole, che sa quali tasti toccare per coinvolgere quanto basta per risultare accattivante. Ciononostante si è perennemente seguiti da una strana sensazione, come se mancasse qualcosa: in fondo, la stesura è afflitta da scelte di design che non gli permettono di splendere, proprio perché spesso non c’è una rappresentazione grafica degli eventi narrati.

Infine, a livello artistico, Perception non impressiona, e modella la cecità o, meglio, l’immaginazione della protagonista, con uno stile minimalista funzionale al gameplay, dove le linee blu e verdi vanno ad evidenziare i punti d’interesse, mentre i suoni valorizzano un’atmosfera che vuole essere asfissiante, nella quale il terrore, però, aleggia davvero poche volte.

Quando la Presenza è nelle vicinanze, la visuale si tingerà prima di giallo, per poi pulsare di un rosso fiammante per evidenziare la minaccia: da metà dell’avventura, questa si farà materialmente più presente, e bisognerà nascondersi per sfuggire dalle sue grinfie, in un’esperienza che quindi muta in un qualcosa di più simile ad altri esponenti noti, senza però dimenticarsi della sua indole, per un totale di circa tre, massimo quattro ore.

Chiudiamo segnalando una traduzione in italiano lacunosa, visto che, senza alcun motivo logico, solo una parte del gioco è stata effettivamente tradotta nella nostra lingua, al fronte di un prezzo del pacchetto di circa 21,99€.

6.5

Giudizio Finale

Recensione Perception  Giudizio Finale – Perception cerca di essere unico, soprattutto se lo si contestualizza al teatro indipendente e, in particolare, alla media dei prodotti horror a basso budget. È un progetto nato da un’idea piena di potenzialità, la cui esecuzione deve sottostare a precise regole imposte da un design semplicistico. La cecità della protagonista è stata sfruttata in una maniera troppo poco incisiva, e l’ansia che si respira nella casa non riesce a concretizzarsi fino in fondo. Se preso per quello che è, però, l’opera di The Deep End Games saprà quantomeno divertirvi con la curiosità, a patto di scendere a compromessi con delle scelte di realizzazione alquanto opinabili.

PRO CONTRO
  • La cecità della protagonista mette ansia…
  • Trama curiosa e incalzante
  • … a cui vi abituerete dopo poco tempo
  • Non fa paura, non c’è il terrore del pericolo

Recensione Perception – Trailer

Recensione Perception – Screenshot