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Prey: gli Arkane Studios fanno di nuovo centro (recensione)

Lorenzo Delli -

Recensione Prey – Nello spazio nessuno può sentirti urlare. Una citazione da Alien che si sposa alla perfezione con Prey, il nuovo action sci-fi firmato Arkane Studios, la software house responsabile della serie Dishonored, e Bethesda Softworks. Se ci seguite quotidianamente sulle pagine di SmartWorld potreste aver letto alcuni degli approfondimenti che abbiamo dedicato al gioco.

Tali approfondimenti vertevano sull’incredibile caratterizzazione che gli sviluppatori di Arkane Studios hanno dedicato a Prey. Così come in Dishonored e Dishonored 2, la realizzazione di una storia e di un ambientazione ha significato anche la realizzazione di una quantità spropositata di dettagli riguardanti ogni minima sfaccettatura, dal background di personaggi, anche secondari, a oggetti, immagini, cibi e persino stili architettonici.

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Prey inoltre fa tesoro di varie colonne portanti del genere, quali Half-Life, Bioshock e System Shock 2, cercando di elevare al massimo le dinamiche di gioco, proponendo un mix di generi che si rivela essere vincente in più di un’occasione. Bando alle ciance dunque, gettiamoci nella mischia e scopriamo cosa ha in serbo per noi la nuova incarnazione di Prey!

Editore Bethesda Softworks
Sviluppatore Arkane Studios
Piattaforme PlayStation 4, Xbox One, PC Windows
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore
Aggiornamento10-05-2017 ore 13.00

Di seguito trovate anche la nostra video recensione di Prey. Buona visione!

Video Recensione Prey

Di seguito la nostra video recensione di Prey che riassume i concetti espressi nei seguenti paragrafi. Il filmato è realizzato con spezzoni di gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4.

Talos I

Prima di tutto un po’ di background storico. Corre l’anno 2032 e sì, gli alieni esistono, anche se buona parte dell’umanità ne è all’oscuro. Durante una missione spaziale nel 1958, dei cosmonauti russi vengono in contatto con un’entità aliena aggressiva nei pressi del satellite Vorona I. Successivamente alcune delle più importanti nazioni terrestri, capitanate dagli Stati Uniti, costruiscono una stazione spaziale intorno al satellite per studiare e sfruttare l’entità. Saltiamo un po’ di passaggi e torniamo nel 2032. Ci caleremo nei panni di Morgan Yu, uno scienziato (o scienziata, a seconda di quello che sceglierà il giocatore) che a bordo della stazione spaziale Talos I porta avanti degli esperimenti sui Typhon, la razza aliena scoperta nel ’58. L’obiettivo di tali esperimenti è elevare la razza umana a un livello superiore, sfruttando il potenziale dei Typhon grazie a dei veri e propri innesti genetici.

Recensione Prey – Morgan Yu, il protagonista di Prey.

È inutile dirvi che la situazione sfuggirà di mano: non ci vuole un genio per capire che giocare agli scienziati con una razza aliena aggressiva non è il massimo della saggezza. L’inizio del gioco sembra quasi volerci accogliere con un bel sorriso: ci risvegliamo nella nostra camera sulla Terra per recarci subito dopo negli uffici della TranStar, la società responsabile di Talos I, per dei test cognitivi necessari prima del trasferimento a bordo della stazione spaziale. Imparerete presto che in Prey nulla è ciò che sembra, e poco dopo vi troverete a dover affrontare la cruda realtà. Ma il vero problema è che in parte siete proprio voi la causa scatenante dei problemi a bordo della stazione spaziale.

Il tutto si svolgerà quindi a bordo di Talos I, e ovviamente gran parte del personale a bordo è morto o disperso. L’unico sopravvissuto sembrerebbe essere nostro fratello, Alex, che tende però a ostacolare la nostra ricerca della verità. Sì perché Morgan non si ricorda come ha fatto Talos I a ridursi così, e l’obiettivo sarà quello di salvarsi o comunque di salvare la situazione impedendo ai Typhon di raggiungere la Terra.

Action? Non solo

Arkane Studios ha sempre descritto Prey come un gioco di azione per certi versi sulla falsa riga di Dishonored. In realtà Prey è un maledetto survival horror! A parte gli scherzi, la software house è riuscita con la sua esperienza a mischiare più generi, creando un titolo che prende effettivamente spunto dai lavori di altre software house ma che ha comunque una sua identità anche nel gameplay. Ci troveremo quindi a che fare con componenti tipiche degli FPS, vista la visuale in prima persona e l’utilizzo di un vasto arsenale di armi per confrontarsi con la minaccia Typhon. Non mancano componenti dei giochi di ruolo, visto che oltre ad interpretare un personaggio avremo anche a che fare con alberi di abilità che influenzeranno il modo in cui ci approcciamo alle varie situazioni. E soprattuto non mancano dinamiche survival, visto che sopravvivere a bordo di Talos I non sarà per niente banale. Dovremo gestire con una certa oculatezza sia l’inventario, che ci mette a disposizione un numero limitato di slot, sia le risorse. Torneremo a breve su alcuni di questi punti.

Recensione Prey – L’immancabile chiave inglese, in caso di munizioni basse potrebbe salvarvi la vita.

Un mix vincente insomma che cerca di soddisfare anche il giocatore più esigente. Anche con la modalità più semplice delle quattro proposte, Prey si propone come una sfida anche per gli utenti più navigati. Se al livello facile gli scontri a fuoco si risolvono con una manciata di pallottole, a livello normale, difficile o incubo ci saranno scontri che richiederanno un’analisi del terreno di scontro e l’utilizzo di determinati oggetti. Non tutte le armi a disposizione di Morgan sono effettivamente in grado di nuocere all’avversario. La GLOO Gun ad esempio è un’arma in grado di sparare un getto continua di schiuma solidificante. Rivolgendola verso i Typhon o verso altri tipi di nemici riuscirete ad immobilizzarli per un periodo di tempo limitato, quanto basta per riorganizzarvi o più semplicemente per fuggire.

Ci sono poi granate in grado di attirare i Typhon, o altre in grado di riciclare (letteralmente) parte degli oggetti che la circondano, compreso materiale organico. Tutto questo per dire che non tutto si risolve con un semplice scontro a fuoco, anche considerando due ulteriori fattori. Intanto potete giocare il tutto con un approccio stealth: Morgan è in grado di nascondersi, di realizzare attacchi furtivi e magari di studiare l’ambiente per scovare scorciatoie e sfuggire allo scontro. Il secondo fattore riguarda i poteri che potremorubare ” ai Typhon. Grazie ad un particolare strumento potremo analizzare la biologia degli alieni e imparare alcune delle loro abilità. I Mimic, ovvero i Typhon di base per così dire, sono in grado di camuffarsi assumendo l’aspetto di una tazza, di un cestino o anche di una invitante scatola di proiettili. Potremo imparare questa abilità ed utilizzarla per ingannarli o magari per intrufolarci in passaggi altrimenti troppo stretti e quindi evitare il combattimento. Le dinamiche shooter in prima persona non sono particolarmente accentuate, nel senso che difficilmente avrete lo stesso feeling di un CoD o di un DOOM. Se quindi state cercando un FPS nudo e crudo, Prey potrebbe non essere particolarmente adatto ai vostri gusti.

Recensione Prey – La GLOO Gun vi permette anche di immobilizzare i nemici, ma i Mimic sono piccoli e agili.

Torniamo un attimo sulla GLOO Gun prima di procedere oltre. Questa particolare arma vi permette anche di modificare il terreno di scontro. Noterete che in alcuni punti di Talos I scienziati o membri dell’equipaggio si sono barricati nei laboratori creando proprio delle barriere composte di schiuma solida. Per fuggire potreste ad esempio sigillare una porta (se siete abbastanza veloci), e nei momenti di calma potreste anche utilizzarla per creare delle scale artificiali per raggiungere punti elevati. Non solo, la GLOO Gun è anche utile per spegnere incendi, tappare falle o per bloccare momentaneamente circuiti in corto.

Ci sono tante altre dinamiche con cui avrete a che fare. Imparare i poteri dei Typhon implica l’utilizzo delle Neuromod, uno strumento con cui iniettate materiale organico direttamente nel cervello tramite il bulbo oculare. Sempre tramite le Neuromod potrete potenziare gli aspetti più umani del vostro essere imparando tecniche ingegneristiche di riparazione o più semplicemente potenziando il corpo garantendovi più vita e vigore. Riparare la strumentazione vi permette ad esempio di riparare torrette, utili a respingere i Typhon o eventuali corto circuiti. Avrete poi a che fare con una coppia di macchinari davvero particolari: il Riciclatore e l’Assemblatore. Con il primo potrete riciclare qualsiasi materiale che trovate su Talos I, comprese le bucce di banana. Ciò implica che riempirete l’inventario di ciarpame da trasformare poi in qualcosa di più utile. L’Assemblatore permette di utilizzare il materiale riciclato per produrre armi, munizioni o potenziamenti per la tuta. Entrare ulteriormente nello specifico richiederebbe un approfondimento a parte: diciamo che esplorando Talos I imparerete via via a sfruttare al meglio le varie risorse a disposizione e soprattutto ad apprezzare le tantissime sfaccettature offerte dal gameplay.

Maledetti jump-scare

Da non sottovalutare la componente horror a cui abbiamo fatto cenno poco fa. Le ambientazioni forniscono già di per sé un discreto grado di ansia al giocatore, ma sono i Typhon e la loro natura a coinvolgere ancora di più causando un continuo stato di allerta. Abbiamo già parlato dell’abilità dei Mimic, in grado di trasformarsi in un gran numero di oggetti. Almeno inizialmente vi inganneranno svariate volte, e qualche jump-scare è assicurato. Col tempo imparerete ad utilizzare proiettili o munizioni di vario genere per accertarvi della presenza di Mimic, almeno fino a che non troverete lo Psicoscopio.

Recensione Prey – Cosa vi aspetta più avanti? Niente di buono…

Ma è l’incontro con gli Spettri che vi farà intuire il livello di complessità del gioco. Non solo vi faranno un ingente quantitativo di danni, ma saranno anche in grado di mandare a farsi benedire i vostri piani di scontro con abilità di teletrasporto. Una variante degli spettri è in grado di teletrasportarsi vicino alla vostra posizione e anche di sdoppiarsi prima della morte. Altri invece sfruttano sfere di energia (che potete imparare anche voi a lanciare grazie all’analisi e alle neuromod) e tentacoli in corpo a corpo. Ma non finisce qui: ci sono i telepati, i tessitori e tante altre varianti che vi daranno del filo da torcere in più di un’occasione. Alcune scene sono poi pensate appositamente per farvi saltare sulla sedia e per farvi inveire contro lo schermo. Una ve la mostreremo nella video recensione che trovate in apertura. La colonna sonora, composta dal veterano Bethesda Mick Gordon (si è occupato anche delle musiche del recente remake di DOOM), contribuisce ulteriormente all’atmosfera generale. Se quindi odiate le situazioni di tensione o il non sapere cosa vi aspetta dietro l’ennesima porta o corridoio, Prey potrebbe rendervi la vita particolarmente difficile.

Proseguiamo ponendo un po’ di attenzione su ulteriori aspetti essenziali del gioco. Da encomiare anche stavolta, così come in Dishonored II, il level design. Talos I offre un enorme atrio che vi permette di accedere alle varie sezioni della stazione e all’ufficio di Morgan, uno dei pochi punti sicuri della stessa. Ogni sezione presenta un suo design specifico, più piani da esplorare e soprattutto un gran numero di segreti da scoprire. Con segreti non intendiamo solo scorte di munizioni o oggetti particolari da scovare.

Recensione Prey – Passeggiare nello spazio ci permetterà di raggiungere punti esclusi dalla gravità.

Il giocatore dovrà impegnarsi a trovare strade alternative, magari utilizzando anche la GLOO Gun o il potere di trasmutazione imparato dai Mimic, o ancora seguendo fili elettrici o particolari condutture. Avrete il vostro bel da fare per esplorare tutti gli anfratti della stazione spaziale, e come se non bastasse potrete esplorare anche l’esterno. Ci saranno infatti delle vere e proprie passeggiate spaziali che richiederanno l’utilizzo di un diverso sistema di movimento, e sbloccando i vari portelloni sparsi per Talos I potrete passare da una zona all’altra anche navigando nello spazio. Ciò che sorprende poi è anche l’incredibile numero di dettagli delle varie ambientazioni. Vari elementi ci permetteranno di intuire come fosse la vita a bordo prima dell’incidente: potremo leggere scambi di mail tra il personale, scovare oggetti legati alla storia di singoli personaggi e altre situazioni di vario genere. Prima di passare al comparto tecnico è bene evidenziare un problema, se così si può definire, che affligge Prey: la mappa. Dovrebbe trattarsi di uno strumento utile, ma purtroppo, complice anche la complessità di Talos I, non è di facilissima lettura. Fortuna che ci sono dei cursori che vi indicheranno direttamente sull’HUD di gioco gli obiettivi primari e secondari correntemente selezionati.

Comparto tecnico

Dishonored 2 al lancio si comportava meglio su console che su PC. Con Prey la situazione è diversa. Non abbiamo avuto modo di testare la versione dedicata a PC Windows, ma basta dare un’occhiata ad uno dei tanti confronti su YouTube per rendersi conto che il frame rate non solo supera con facilità i 60 fps anche su configurazioni non troppo esose, ma è anche più consistente della versione console. Sia su PS4 che su Xbox One Prey si mantiene sufficientemente saldo intorno ai 30 fps, ma ci sono delle situazioni che purtroppo fanno calare drasticamente i frame, ed è un vero peccato.

Recensione Prey – Ma quello in alto a destra… è Morgan Yu o Corvo Attano?

Tralasciando i frame rate, il comparto grafico di Prey, spinto dal CRYEngine, forse non è al top, ma il risultato finale è di sicuro impatto. Come accennato ogni sezione della stazione presenta un suo stile architettonico, anche a causa del background storico della stessa, e innumerevoli dettagli inseriti anche senza uno scopo specifico. La natura dei Typhon è resa meravigliosamente: non si sa molto su questi particolari organismi, e si può osservare (quando non si è intenti a morire a causa loro) lo sfarfallio che li circonda, quasi ad indicare la loro non appartenenza alla dimensione terrena. Lo stile dei personaggi è simile a quello di Dishonored. Non si punta quindi al realismo, ma a rendere riconoscibile lo stile di Arkane Studios, e ciò, almeno a nostro avviso, è un bene. Non mancano poi ombre dinamiche, che contribuiranno ad incrementare la sensazione generale di ansia, luci derivanti da fiamme, poteri dei Typhon, esplosioni, superfici riflettenti e tanto altro. Alcune texture vantano una risoluzione un po’ più bassa della media, ma difficilmente ve ne renderete conto. Del comparto audio già ve ne abbiamo parlato. Le musiche sono praticamente perfette, e come se non bastasse il gioco è completamente doppiato in italiano da professionisti che in passato avevano già prestato la loro voce per altri progetti Bethesda e/o Arkane Studios.

9.2

Giudizio Finale

Recensione Prey – Giudizio Finale – Sin dai primi minuti di gioco la memoria vola a piccole perle videoludiche quali Bioshock, anche se le atmosfere sono ben diverse, o Deus Ex, grazie anche alla gestione dell’inventario o dell’interazione con l’ambiente, e per certi versi anche ad Half-Life. Prey ha comunque una identità tutta sua ed uno stile di gioco che cerca, nonostante le varie fonti di ispirazione, di ritagliarsi la propria fetta di affezionati proponendo interessanti variazioni e novità.

La longevità è a dir poco ottima, grazie anche ad un discreto numero di missioni secondarie e a un bel po’ di membri dell’equipaggio sopravvissuti da scovare. Come se non bastasse ci sono finali multipli da testare che lasciano intravedere l’arrivo di un sequel. Libertà di approccio, gameplay stratificato, atmosfera da brividi e tanto altro vi garantiranno ore e ore di divertimento. Ed è bellissimo vedere come si evolve il gameplay avanzando nella storia, introducendo via via nuove dinamiche permettendoci di imparare approcci sempre nuovi. È vero, le dinamiche shooter non sono più di tanto approfondite, e il comparto tecnico ha qualche piccolo problema su console, ma per essere una nuova IP (ha ben poco a che spartire con il Prey del 2006) il risultato finale è davvero encomiabile. Tanto di cappello quindi agli Arkane Studios e a Bethesda!

PRO CONTRO
  • Gameplay stratificato e ben congegnato
  • Level design d’eccezione
  • Longevità elevata, ottimo grado di rigiocabilità anche grazie a finali multipli
  • Caratterizzazione di ambienti, oggetti e personaggi tipica degli Arkane Studios
  • Difficoltà talvolta fin troppo punitiva
  • Qualche calo di frame rate di troppo, almeno su console
  • La mappa non aiuta ad orientarsi
  • Lo abbiamo già detto… maledetti jump-scare

Recensione Prey – Trailer

Recensione Prey – Screenshot