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Scopriamo lo spassoso Psychonauts in the Rhombus of Ruin! (recensione PSVR)

Giorgio Palmieri - Double Fine Productions ci propone la sua creatività in realtà virtuale

Recensione Psychonauts in the Rhombus of Ruin – Il primo Psychonauts è una piccola perla, che troppo spesso viene dimenticata: un platform dove è possibile entrare materialmente nella psiche delle persone è un concetto che solo uno come Tim Schafer poteva immaginare.

Il ritorno del simpaticissimo Raz, dopo più di dieci anni di assenza dal panorama, fa sicuramente un certo effetto, specie se si considera il suo approdo su realtà virtuale, forse l’ambiente più indicato per le tematiche psicologiche della ormai serie: Psychonauts in the Rhombus of Ruin è un’esclusiva per PlayStation VR, proposta come gustoso aperitivo prima del piatto forte, ovvero Psychonauts 2, che arriverà solo nel 2018. Ecco la nostra recensione completa, dopo un bellissimo weekend passato in sua compagnia.

Publisher Double Fine Productions
Sviluppatore Double Fine Productions
Piattaforme PSVR
Genere Avventura grafica
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione Psychonauts in the Rhombus of Ruin

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PSVR, in abbinata con PS4 Pro.

Alla scoperta del cervello… umano?

Psychonauts in the Rhombus of Ruin è fondamentalmente un’avventura grafica, contestualizzata però nella realtà virtuale e ambientata a cavallo tra il primo e il secondo capitolo. Il gioco, tuttavia, è stato costruito anche per chi si approccia per la prima volta alla saga, perché la storia può essere presa come vicenda a sé stante, senza preoccuparsi dei collegamenti al predecessore.

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Nello specifico, si vestono ancora una volta i panni di Raz, giovane membro degli Psychonauts, un gruppo internazionale di agenti segreti psichici. La trama si focalizza sul viaggio, condotto dal protagonista e dai suoi amici Lili, Sasha, Milla e Coach Oleander, per salvare Truman Zannotto, capo degli Psychonauts e padre della piccola Lili, rinchiuso in una struttura subacquea nella quale vengono effettuati degli esperimenti alquanto particolari.

Dopo una serie di sfortunati eventi, Raz si ritroverà legato ad una sedia e dovrà utilizzare i suoi poteri psichici per svelare il segreto che si cela dietro il misterioso luogo, denominato, guarda caso, Rhombus of Ruin. L’avventura quindi è strutturata in soggettiva, e bisognerà fare uso della chiaroveggenza per cambiare prospettiva e vedere attraverso gli occhi degli altri esseri senzienti, così da poter esplorare l’ambiente circostante da una moltitudine di angoli. I rompicapo che sorreggono l’offerta ludica di questo nuovo Psychonauts si basano su interazioni contestuali, attraverso il puntamento diretto con la testa e la pressione dell’apposito tasto azione, e sull’uso delle restanti abilità come la telecinesi per spostare oggetti e la pirocinesi per bruciarli.

Senza fare troppi e inutili giri di parole, possiamo affermare che Psychonauts in the Rhombus of Ruin è meraviglioso dall’inizio alla fine per un motivo molto semplice: è un cartone animato in cui si è attivi partecipi delle scene, seppur in maniera limitata. Ci piace definire quest’ultimo lavoro di Double Fine come un percorso disseminato di idee, prima che di enigmi, perché si tratta, in buona sostanza, di assistere a scenette interattive spesso geniali, la cui risoluzione è sì, semplice nell’atto, ma sorprendente se si analizza il lato visivo e pratico, a dimostrazione del fatto che il genere può vivere un nuovo periodo di giovinezza all’interno dell’ambiente VR.

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Il contesto in cui si è calati risulta infatti ben amalgamato con le sensazioni che trasmette il visore, con spunti che vanno a valorizzare l’immedesimazione: come al solito, è molto difficile descrivere l’esperienza di un gioco a realtà virtuale senza averla provata sulla pelle, ma vi basti sapere che nel gioco viene raccontata una storia in modo diverso dal solito, tanto che quasi la si vive in prima persona, mostrandoci ancora una volta le potenzialità della tecnologia.

L’esperienza deve però fare i conti con alcune problematiche: innanzitutto, abbiamo riscontrato delle pecche ingiustificate nel puntamento, dato che talvolta è necessario essere precisissimi per selezionare un oggetto piuttosto che un altro con cui interagire. L’altro grattacapo risiede nella navigazione: proprio perché lo spostamento è gestito unicamente con la chiaroveggenza, e non è possibile in alcun modo girarsi mediante un comando impartito sul controller, spesso ci siamo ritrovati in situazioni scomode dove era necessario ruotare la testa più del dovuto. Pertanto, l’ideale sarebbe giocare in piedi.

Inoltre, un altro aspetto che poteva essere migliorato dimora negli spostamenti sulle lunghe distanze, per il semplice fatto che passare da un personaggio all’altro può essere divertente nelle prime battute, ma quando si tratta di farlo per interi minuti, l’operazione risulta semplicemente fine a se stessa. Tutte queste sono comunque grane sulle quali ci si può soprassedere, poiché sarete costantemente impegnati ad ascoltare gli splendidi dialoghi dei personaggi, coadiuvati da un ottimo doppiaggio in inglese (sottotitoli compresi, purtroppo), sommersi in quello che è uno dei mondi più irriverenti ideati dal mitico Tim Schafer, sebbene sia effettivamente solo una piccola parte.

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Infatti, la durata di Psychonauts in the Rhombus of Ruin si attesta sulle tre ore circa, ognuna delle quali contraddistinta da un intrattenimento genuino e, soprattutto, di qualità, contornata da un umorismo a cui è impossibile resistere. Una durata esigua dunque, in parte giustificata dal suo costo, 18,99€.

Chiudiamo con un piccolo rimprovero rivolto al comparto visivo, il quale, tuttavia, si attesta su buoni livelli, soprattutto per merito della direzione artistica ispiratissima, che si rifà ad uno stile quasi burtonesco: purtroppo, però, è impossibile vedere il proprio corpo quando si prende il possesso di un personaggio. Peccato, perché ci sarebbe piaciuto ammirare da vicino i fisici bizzarri degli abitanti del Rhombus!

8.0

Giudizio Finale

Recensione Psychonauts in the Rhombus of Ruin  Giudizio Finale – In definitiva, Psychonauts in the Rhombus of Ruin finisce sul più bello, mettendo in risalto una natura in un certo senso sacrificata, proprio perché molte meccaniche potevano essere approfondite e riproposte durante l’arco narrativo. La natura sperimentale è quindi evidente, ma vi garantiamo che questa nuova fatica di Double Fine è molto più che un semplice esperimento: è un viaggio vero e proprio, pieno zeppo di idee e spunti da vivere, alienati dal mondo reale per un po’ di ore. Una volta completato, vi farà apparire un bel sorriso sulle faccia, desiderosi di sapere cosa succederà alla ciurmaglia di Raz e compagni in Psychonauts 2.

PRO CONTRO
  • Idee geniali nel design…
  • Una storia da vivere in realtà virtuale
  • Umorismo delizioso a fiumi
  • Buona grafica, sonoro eccellente
  • … alcune sviluppate solo superficialmente
  • Breve, un’ora in più non avrebbe guastato
  • Qualche incertezza nelle operazioni di controllo

Recensione Psychonauts in the Rhombus of Ruin – Trailer

Recensione Psychonauts in the Rhombus of Ruin – Screenshot