7.5

The Surge – Guerre Industriali (recensione)

Giorgio Palmieri In una galassia non così lontana

Recensione The Surge – Che vi piaccia o no, le avventure a-la-Dark Souls, i cosiddetti souls-like nel gergo videoludico, sono una realtà ben affermata, e non più dei prodotti di nicchia. Il panorama è sempre più affollato da queste costole del gioco di ruolo d’azione che fanno della punizione uno strano veicolo di divertimento, e The Surge non fa eccezione, sebbene sia un prodotto che vuole essere riconosciuto per i suoi meriti, e non solo per essere l’ennesimo titolo in cui la frustrazione riveste un ruolo importante. Senza ulteriori indugi, scopriamo cosa ha da offrire la nuova fatica di Deck13 Interactive, il team di sviluppo dell’ormai noto Lords of the Fallen.

Editore Focus Home Interactive
Sviluppatore Deck13 Interactive
Piattaforme PS4, XB1, PC
Genere Azione, gioco di ruolo
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione The Surge

I concetti esposti nei paragrafi a seguire li trovate anche nella videorecensione, accompagnati dai filmati tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Ma io volevo fare l’usciere

The Surge inizia proprio durante il primo giorno di lavoro del protagonista, Warren, alla sfarzosa CREO, una multinazionale che, come tutte le grandi multinazionali, nasconde qualcosa. Il suo obiettivo, comunque, è quello di contrastare i devastanti effetti dei cambiamenti climatici con un progetto segreto di nome Resolve: e proprio mentre il buon Warren sta apprendendo i ferri del mestiere, un ultimo evento catastrofico di natura sconosciuta mette in ginocchio l’umanità una volta per tutte.

Si viene quindi catapultati in un punto del complesso della mega corporazione, all’interno di uno scenario industriale devastato dove più di qualcosa è andato storto: droni aggressivi, dipendenti impazziti, macchine sadiche e gran parte del suolo pregno di una sostanza tossica che pare essere collegata a quel progetto segreto che avrebbe dovuto risolvere i problemi climatici.

Non tutti i disastri vengono per nuocere e, una volta rinvenuti dallo svenimento, ci si ritroverà in un esoscheletro in grado di donare al suo indossatore una forza impareggiabile, grazie alla quale sarà possibile superare ogni pericolo, sempre con la dovuta dose di pazienza, nelle circa trenta ore di gioco complessive. Tuttavia, non aspettatevi grandi cose dalla trama: pur essendo abbastanza diretta, e dunque lontana dalla cripticità dei titoli From Software, The Surge racconta le sue vicende tramite note audio apparentemente scollegate tra loro e davvero poco più, lasciando spazio all’immaginazione. In realtà, molto del lavoro lo fa l’ambientazione e i suoi luoghi tetri, pieni zeppi di morte, dove verrete costantemente accompagnati dalla solitudine: il che è tutto dire.

Una gamba e la testa, grazie

L’ultima fatica di Deck13 non si allontana affatto dalla struttura dei souls-like, presentando macro-zone ben collegate tra loro da strade principali, parallele e scorciatoie, che dovrete sbloccare attivando interruttori, alcuni dei quali utilizzabili solo dopo aver raggiunto un certo numero di energia nucleare, il nome che The Surge dà al classico livello di esperienza del personaggio.

Il fulcro, l’essenza dell’opera di Deck13 risiede però interamente nell’esoscheletro. In pratica, nel corso dei numerosissimi combattimenti, si potranno recidere le parti meccaniche dei nemici, come teste, gambe, toraci e braccia, facendo uso combinato di attacchi verticali e orizzontali.

Le lotte quindi vivono in questa scelta in bilico tra il rischio e la sicurezza, perché potrete materialmente selezionare con l’analogico destro le varie parti, tra quelle vulnerabili e rinforzate: nel primo caso, sarà possibile sconfiggere il proprio nemico molto più velocemente, e soprattutto facendogli accusare il colpo, così da concatenare combinazioni longeve, mentre attaccando le parti rinforzate rischierete decisamente di più, poiché i danni saranno inferiori, ma avrete la possibilità di ottenere sia i diagrammi del pezzo reciso, che gli oggetti utili a produrlo e potenziarlo, nel caso in cui abbiate già quel progetto.

Bisognerà però stare sempre attenti ai tre indicatori che tengono in piedi l’alter ego virtuale: la salute, la resistenza e l’energia. La prima si spiega da sola, mentre la resistenza cala ogniqualvolta si para, si esegue una schivata o si attacca, ma è possibile recuperarla nel tempo. L’energia, invece, è la barra speciale mediante la quale potrete attivare il colpo di grazia, e quindi tagliare una parte del corpo del nemico, una volta raggiunta una certa soglia. Per immagazzinare energia, è sufficiente menare le mani, ma badate bene che questa andrà a decadere nel giro di poco tempo.

Fondamentalmente, quindi, in The Surge si combatte, raggranellando nel mentre gli scarti tecnologici, la valuta legata alla progressione del personaggio: ogni cattivone sconfitto ne dona una porzione, spendibile poi nelle apposite aree di ristoro, i centri di assemblaggio in cui potrete recuperare vita e oggetti curativi, potenziare il vostro equipaggiamento, creare nuovi pezzi tramite i diagrammi raccolti, e aumentare la capienza massima di energia nucleare, al costo però di far rinascere tutti i nemici nelle zone.

Nonostante il sistema di innesto degli arti faccia presagire un gran numero di variabili, Deck13 non ha implementato un vero e proprio modello incrementale dedicato ai parametri, come forza, vita e così via, che sì, sono presenti, ma non aumentano in modo classico. Di conseguenza, non aspettatevi migliaia di pezzi diversi e via via sempre più potenti (in stile NiOh, per intenderci), o dove ci si può divertire nel sperimentare combinazioni uniche, ma solo un discreto bacino di armi e armature potenziabili da cui scegliere, che rimane sempre bilanciato rispetto al livello di difficoltà del gioco.

In tutta franchezza, ci aspettavamo più varietà proprio perché recidere gli arti è il cavallo di battaglia di The Surge, ma questa mancanza è in parte colmata dagli impianti, abilità passive e attive che possono essere inserite nell’esoscheletro in base all’energia nucleare posseduta. Anche qui, in realtà, non c’è tantissimo assortimento: i vari bonus spaziano da cure aggiuntive ad una maggiore capienza della barra di energia, in maniera tale che possiate utilizzare al meglio un’altra chicca del gioco, il drone, un fidato amico specializzato negli attacchi a distanza, anche ravvicinata volendo, i cui danni scalano in base proprio all’energia: lo utilizzerete più che altro come accessorio per attirare un nemico invece che un altro.

Anime tecnologiche

Il personaggio quindi è sempre un guerriero da mischia, e i combattimenti si basano sulla schivata, a prescindere dalla costruzione del proprio eroe: che sia un lottatore veloce e agile, o un combattente pesantemente armato, dovrete in ogni caso gestire bene la resistenza, ed evitare di essere toccati, costi quel che costi: i danni dei nemici sono parecchio elevati e, indipendentemente dalla larghezza della vostra barra vitale, potreste cadere nel giro di qualche secondo netto.

L’accumulo di scarti tecnologici, tra l’altro, deve sottostare a due importanti regole: innanzitutto, morire significa perdere tutti gli scarti tecnologici raccolti e non depositati nelle aree di ristoro. A questa, già frustrante meccanica si aggiunge un’altra simpaticissima idea partorita evidentemente da un altrettanto simpatico buontempone: in breve, per riavere gli scarti perduti, bisognerà ritornare sul luogo del proprio decesso entro due minuti e mezzo, altrimenti scompariranno. Almeno il tempo limite può essere aumentato uccidendo i nemici, ma ovviamente anche in questo caso potrete perire sotto gli attacchi dei cattivoni di turno, magari proprio alle spalle mentre cercate di scappare.

Sia chiaro, la curva di difficoltà è più accessibile rispetto ai prodotti a cui si ispira. Abbiamo notato infatti un livello di sfida maggiore nelle prime battute, apparentemente proibitivo, che poi va ad affievolirsi col passare delle ore, tanto-ché il gioco riesce a trasmettere benissimo ai giocatori la sensazione di diventare sempre più bravi.

Si evince dunque la volontà di non strafare con troppi oggetti, equipaggiamenti, abilità e quant’altro, per un’esperienza quanto più bilanciata possibile, e che fonda la sua formula su un giusto compromesso tra strategia e azione, ma anche e soprattutto sull’esplorazione. Buona parte della difficoltà è ancorata proprio al level design, visto che è necessario capire dove andare attraverso uno studio accurato del livello, data l’assenza di mappe ed indicatori. Per la cronaca, The Surge ha luogo quasi esclusivamente in posti chiusi che fanno parte del complesso della CREO, quindi non sperate in una grande varietà di location, ma la direzione artistica che le sostiene è senza dubbio affascinante.

Lo stile non è esagerato ed è permeato da un velo di plausibilità quasi costante nei vari elementi, dagli ambienti alle armi e armature. Dimenticate spade laser e altri oggetti esagerati, ma aspettatevi equipaggiamenti a metà strada tra rottami e qualche piccolo sprazzo di sfarzosità, che li rende comunque credibili, nonostante l’ambientazione fantascientifica, la quale non sacrifica affatto più di un elemento dalle tinte horror.

Infine, la nostra prova, avvenuta su PS4 Pro, ha messo in luce una fluidità caratterizzata da sessanta fotogrammi al secondo, con qualche calo durante le zone all’aperto e le sequenze più concitate. Anche le animazioni sembrano soffrire di tanto in tanto, per colpa di una gestione delle collisioni non sempre azzeccata, specie quando si eseguono i violenti colpi grazia che, per la cronaca, sono fantastici da vedere sullo schermo, con tanto di effetto di rallentamento che va ad esaltare la spettacolarità. Niente da segnalare sul fronte audio: l’uso della musica è minimale, mentre l’effettisca svolge il suo lavoro senza troppi acuti.

In generale, graficamente il gioco riesce ad avere una personalità, ma ciò che invece ci ha davvero delusi è l’assortimento di nemici e boss: i primi non sono poi così tanti, e l’avventura tende a presentare gli stessi combattenti contro i medesimi avversari nel giro di troppo poco tempo, mentre i boss lasciano veramente a desiderare, sia come livello di sfida, che come schemi di attacco, i quali tendono a stressare la telecamera, tanto da rendere l’azione talvolta confusa e frustrante. Un vero peccato, visto che i souls-like puntano molto su questo aspetto.

7.5

Giudizio Finale

Recensione The Surge  Giudizio Finale The Surge è un gioco solido: ha le sue personalissime regole e peculiarità che lo rendono distinguibile e piacevole, anche se deve in parte spogliarsi di tutte quelle innumerevoli variabili di personalizzazione che vanno a condire una tipica avventura di stampo ruolistico. Gli scontri contro i boss deludono, ed una maggiore varietà avrebbe giovato ai combattimenti, ma di sicuro Deck13 ha dimostrato di saper dire la sua sul genere per una seconda volta, in un’esperienza dedicata più che altro agli appassionati, forte di una cornice fantascientifica cupa e, allo stesso tempo, intrigante.

PRO CONTRO
  • Il sistema di recisione vanta una profondità da non sottovalutare…
  • Ambientazione accattivante, atmosfera riuscita
  • Progressione stimolante e bilanciata
  • Design dei livelli notevole
  • … ma non c’è poi così tanta diversità come ci si aspetterebbe
  • Boss deludenti
  • Varietà dei nemici migliorabile
  • Storia troppo in secondo piano

Recensione The Surge – Trailer

Recensione The Surge – Screenshot