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Watch Dogs 2 – San Francisco, sveglia!1!11 (recensione)

Giorgio Palmieri "Hello, World!"

Recensione Watch Dogs 2 – Una promessa è una promessa recita il titolo di uno dei film natalizi più insensati che io abbia mai visto nella mia vita, ma che, inspiegabilmente, continuo a vedere annualmente, perché, diciamocelo, anche le cose senza senso possono avere una morale (e questo non lo dico per giustificare il fatto che guardo ancora film di natale dell’infanzia nel periodo delle feste. Non è pericoloso, vero?). In qualsiasi caso, se c’è una cosa che quella pellicola con protagonista Arnold Schwarzenegger insegna è che una promessa, in quanto tale, va mantenuta.

Prendete il caso Watch Dogs: un videogioco presentato in pompa magna, rivelatosi poi qualcosa di diverso, che non era poi affatto male, ma su cui oramai la percezione aveva già affibbiato un giudizio. A due anni di distanza, Ubisoft ci riprova, ed il risultato è semplicemente ciò che sarebbe dovuto essere il primo Watch Dogs o, ad essere ancora più precisi, è esattamente come Ubisoft avrebbe dovuto presentarlo. Infatti, Watch Dogs 2 è molto più hacker-centrico e reale rispetto al suo predecessore, sfoggiando tematiche vicine a noi utenti e alle nostre quotidiane abitudini. Scopriamolo insieme.

Video Recensione Watch Dogs 2

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include alcuni spezzoni di gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4.

Noi siamo DedSec

Se il primo capitolo cercava di raccontare una storia di vendetta cupa e drammatica in una maniera tutt’altro che convincente, questo secondo appuntamento preferisce concentrarsi sul mondo di Internet, dai social network alle app, in un’atmosfera a dir poco edulcorata ma mai troppo demenziale, lasciando persino spazio a temi piuttosto importanti, dallo scontro dei tassisti contro il fenomeno di servizi quali Uber, fino ad arrivare al furto di dati nelle svariate sfaccettature.

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Usare il web responsabilmente è la tematica centrale, sulla quale il gioco garantisce qualche spunto su cui riflettere, ma che non approfondisce più di tanto in virtù del fatto che stiamo pur sempre parlando di un’avventura dai toni scanzonati: nel caso in cui voleste entrare nel dettaglio, vi consiglio di leggere un editoriale di Nicola proprio sulla sicurezza della moderna tecnologia.

Ritornando sui nostri passi, il drastico cambio di rotta nella narrativa potrebbe essere visto come una sorta di ammissione di sconfitta da parte di Ubisoft, e il che è lecito: d’altra parte, però, avendola provata con mano, siamo convinti che questa sia la direzione giusta per il franchise.

Non a caso, il protagonista, Marcus Holloway, funziona abbastanza bene se analizzato per l’obiettivo della casa francese, ossia quello di metterci nei panni di una persona come noi, che si esalta vedendo un trailer di un film trash o si scioglie davanti al suo attore preferito, senza però vivere per le sole passioni nerd, dato che il buon Marcus vanta delle straordinarie capacità di hacking. Ciò che manca è la profondità nel carisma e nelle storie di tutti i personaggi: sono sì, fuori dalle righe, ma mancano di motivazioni personali energetiche, tali da spingerli a compiere determinate azioni.

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La storia vera e propria, infatti, non è affatto profonda, soprattutto perché non segue una narrazione lineare e sposa un approccio quasi verticale e frammentario, ma il contorno e soprattutto il ritmo sono due elementi sufficientemente ben calcolati e la voglia di scoprire la tematica della prossima missione è sempre forte.

Parlando di trama, l’intera città è mossa dal ctOS 2.0, la nuova versione del sistema operativo della Chicago del primo Watch Dogs che muove e controlla ogni cosa, dai semafori ai cellulari. La Blume, la multinazionale che detiene la proprietà del ctOS, sta cercando di costruire un capitalismo totale sfruttando i dati della privacy della gente, trasformando ogni persona in merce. Guarda caso il sistema può essere compromesso, e sarà compito di Marcus e del Dedsec, la sua cricca di hacker, quello di portare a galla la verità.

Piccoli hacker crescono

Le missioni che supportano il nobile scopo del protagonista sfruttano una struttura relativamente libera, incentrata specificatamente sull’approccio furtivo. I gadget e gli strumenti con i quali sarà possibile svolgere i diversi compiti sono estremamente versatili, e possono essere migliorati spendendo punti nell’apposito albero delle abilità. Qui entra in gioco l’esplorazione, poiché, per sbloccare le capacità più avanzate, bisognerà recarsi in punti specifici della mappa per recuperare la chiave di dati corrispondente al talento che si vuole apprendere.

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Niente di particolarmente complesso, ma il sistema di progressione offre comunque aggiunte molto gradite. Ad esempio, l’aggiornamento che dona l’abilità di parlare al Jumper, uno dei gadget che utilizzerete con maggiore frequenza, è qualcosa di esageratamente divertente (potrete insultare i passanti con dolcissime frasi ricreative come “ehi, palla di lardo!“).

È bene sottolineare che Watch Dogs 2 non è pensato per essere affrontato come un comune sparatutto, poiché gli sviluppatori non si sono impegnati nel rendere quantomeno concrete le sparatorie: in primis, le coperture e i movimenti per passare da una all’altra rasentano la macchinosità, mentre le armi restituiscono sensazioni piuttosto astratte, anche se l’idea di crearne di nuove con la stampante 3D è sicuramente interessante. Allo stesso modo, il modello di guida lascia a desiderare, e non riesce ad avere una sua identità. Le auto sono leggere, scivolose e troppo poco realistiche, ma ci si può fare l’abitudine.

L’aspetto stealth invece è flessibile e l’hacking è generalmente più presente rispetto al predecessore, oltre che coerente con la produzione: le interazioni di compromissione per quanto riguarda le macchine, i sistemi di sorveglianza, i cellulari e tanto altro sono affiancate da enigmi basati sui collegamenti che arricchiscono ulteriormente la formula. Ogni incarico può quindi essere affrontato da angolazioni diverse a seconda dei potenziamenti sbloccati, elementi su cui gli amanti della strategia costruiranno le migliori tattiche.

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L’unico appunto negativo che ci sentiamo di segnalare è rivolto all’opinabile metodo di allerta, proprio perché, non appena verrete scoperti da una guardia anche solo per aver messo piede in una zona ad accesso limitato, tutti i nemici dell’area saranno allertati immediatamente e sapranno esattamente la vostra posizione.

Deficienza artificiale?

C’è invece da fare un discorso più ampio riguardo all’intelligenza artificiale, la quale può essere riassunta con il termine “imprevedibile”. Se da una parte abbiamo infatti una San Francisco molto più viva della Chicago del primo capitolo, con abitanti che reagiscono dinamicamente alle situazioni, dall’altra quelle stesse persone si comportano spesso in maniera alquanto discutibile, specie durante le sparatorie. Ciò nonostante, abbiamo apprezzato l’implementazione di un’I.A. così ricca di variabili, che può persino mettere in piedi scontri casuali tra polizia e gang avversarie tutto in maniera casuale, una meccanica capace di valorizzare anche le semplici passeggiate senza una meta tra le strade della città.

Per chi invece giustamente preferisce avere sempre un obiettivo, l’offerta contenutistica è farcita con compiti secondari di ogni specie, da semplici gare a storie parallele (alcune sono davvero incredibili), fino ad arrivare ad una componente online discretamente corposa: potrete incontrare o persino invadere altri giocatori in particolari zone della città, collaborare con la polizia per catturare i vostri amici o semplicemente partecipare a missioni cooperative per due persone ben organizzate. Tagliando corto, le cose da fare non mancano in Watch Dogs 2, anche se non tutte le attività sono state realizzate con la stessa cura riposta nelle dinamiche di infiltrazione.

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Infine, il comparto estetico è molto più a suo agio qui in Watch Dogs 2, privo dei limiti imposti dalla natura cross-gen del primo. San Francisco è vivace, colorata e piena di scorci interessanti e vari, coadiuvati da una buona resa visiva delle texture, almeno su PS4. Purtroppo l’aliasing e gli effetti pop-up delle auto in lontananza sporcano la grafica e, tutto sommato, il gioco se la cava più nelle fasi diurne che in quelle di notte, nelle quali la mancanza dei vividi giochi cromatici della città si fa sentire.

Elogiamo però l’aspetto tecnico, non solo per l’assenza di bug, ma anche e soprattutto per la stabilità, con un framerate che difficilmente scende sotto i trenta fotogrammi al secondo. Chiude l’analisi il lato audio, ricco di una colonna sonora sufficientemente polimorfa ma che non ci ha fatto impazzire, e un doppiaggio in italiano ben fatto, in linea con i precedenti titoli Ubisoft.

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Giudizio Finale

Recensione Watch Dogs 2 – Giudizio Finale  È evidente, nonché scontato, dire che Watch Dogs 2 migliora praticamente ogni elemento del primo capitolo ma, come mai prima d’ora, questo concetto rispecchia il nostro parere nei confronti di un secondo appuntamento che ritrova la sua identità. Finalmente Ubisoft ha messo i piedi per terra regalandoci un’esperienza non particolarmente ambiziosa o profonda, ma di certo diversa nel suo genere e colma di spunti da non sottovalutare, dove gli estimatori dello stealth riconosceranno la flessibilità del gameplay.

PRO CONTRO
  • Intelligenza artificiale dinamica…
  • Gameplay hacker-centrico libero e con personalità
  • Temi trattati molto intriganti, di nostro interesse
  • Alcune missioni davvero memorabili
  • San Francisco è viva e piena di possibilità
  • … che non convince fino in fondo
  • Storia poco approfondita, così come la caratterizzazione dei personaggi
  • Modello di guida e sparatorie necessitavano di ulteriori perfezionamenti

Recensione Watch Dogs 2 – Trailer

Recensione Watch Dogs 2 – Screenshot