We Happy Few

We Happy Few – Ridi che ti passa (anteprima)

Giorgio Palmieri La nostra anteprima di un titolo promettente, ma ancora in profonda lavorazione.

We Happy Few Anteprima – Dopo il vuoto lasciato da Bioshock Infinite, la ricerca per quel tipo d’esperienza, a metà tra sparatutto e avventura distopica, ha continuato la sua naturale evoluzione, senza mai però giungere ad una concreta conclusione.

Tuttavia, come un fulmine a ciel sereno, giunge tra le nostre grazie We Happy Few, titolo del quale vi abbiamo approfonditamente parlato in uno speciale non troppo tempo fa. Non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di provarlo in anteprima su Xbox One, e questo è il nostro resoconto.

APPROFONDISCI: We Happy Few – Speciale

We Happy Few Video Anteprima

Il seguente video riassume le impressioni scritte nei paragrafi a seguire, con le nostre sessioni di gioco su Xbox One.

1984 negli anni 60

Mettiamo in chiaro una cosa: We Happy Few è ben lontano dall’essere completo. Il titolo in questione, ideato da Compulsion Games, è stato pubblicato su Xbox One e PC attraverso Steam, e, in entrambi casi, siamo dinanzi ad una versione ad accesso anticipato, il cui sviluppo terminerà solo l’anno prossimo.

We Happy Few - 12

Per ora ciò che è possibile provare con mano si limita al prologo, lo stesso visto all’E3 2016, e alle meccaniche survival nelle quali il gioco si crogiola da cima a fondo. We Happy Few infatti non è altro che un videogioco in prima persona di soppravvivenza, in cui bisognerà raccogliere cibo e acqua per tenere in vita il protagonista, e armi e altre diavolerie per contrastare i nemici, senza poi dimenticarsi della stanchezza e del conseguente sonno.

La storia quindi è quasi del tutto assente in questa prima versione. In effetti, una schermata ci informa che l’edizione completa vanterà ben tre storie, una per ciascun personaggio. Comunque sia, quello che abbiamo avuto il piacere di comandare è Arthur Hastings, addetto alla approvazione, o meno, degli articoli di giornale.

We Happy Few - 9

La società di We Happy Few infatti si basa solo sulla felicità forzata. Non è contemplata alcuna emozione al di fuori dei sorrisi a trentadue denti, aiutati dalla droga Joy, pillole che offrono una dose momentanea di gioia illusoria. Coloro che non seguiranno questo protocollo verranno considerati downer e perseguitati dagli abitanti del posto, i quali sono alimentati dalle trasmissioni televisive dello Zio Jack, un tizio inquietante sempre pronto ad annebbiare il giudizio di tutti i consumatori assuefatti di Joy.

Joker in miniatura

È in una sorta di ghetto che ha inizio la vera e propria parte giocabile di questa versione d’anteprima, dove, appunto, l’obiettivo è sì quello di sopravvivere, ma anche di risolvere missioni perlopiù secondarie in un mondo procedurale che si resetta ad ogni partita.

We Happy Few - 14

Non posate quindi la mano sul fuoco per quanto riguarda l’effettiva presenza di una narrativa lineare e classica, né ora né quando il titolo verrà effettivamente pubblicato nella sua forma definitiva, perché è evidente la sua natura roguelike (è presente la morte permanente, ma è disattivabile) e survival, in cui il crafting e l’esplorazione svolgono dei ruoli piuttosto importanti.

Tenere alti i parametri di salute è quindi un imperativo mentre si cerca di completare i vari compiti assegnati dai personaggi che popolano l’universo di gioco. Quelli non giocanti, che possiamo trovare nelle strade, persi nella totale confusione da Joy, rendono certamente l’atmosfera ancora più deprimente, ma siamo rimasti veramente delusi dalle scarse interazioni e dalla poca vivacità di questi.

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Sembra infatti tutto molto spento, e quell’incredibile carisma assaporato nei primi istanti dell’avventura, nel prologo, va via via morendo quando si comincia a giocare sul serio. Sia chiaro, comprendiamo la volontà di evidenziare i lineamenti di una città ormai allo sbando, ma l’idea che ci siamo fatti è di un prodotto ancora fin troppo acerbo, sebbene la direzione artistica, paradossalmente cartoonesca, sia a dir poco squisita. L’Unreal Engine 4 non è ancora stato sfruttato a dovere, ma un paio di scorci riescono già a dare delle soddisfazioni.

Il solito survival?

L’interfaccia invece è sicuramente l’aspetto più curato e vicino al completamento, anche se una schematizzazione migliore sarebbe di sicuro gradita. Le meccaniche poi sono rodate, e le possibilità di approccio dovrebbero essere tantissime visto il vasto armamentario che comprende persino delle trappole, ma al momento molte opzioni sono lasciate al caso, come lo stealth, proprio perché non ci sono indicatori adatti a sorreggere una componente del genere.

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Il mondo liberamente esplorabile, che dovrebbe assumere una veste centrale, è decisamente piatto e ripetitivo, e ospita compiti privi di mordente, in cui bisogna vagare per interi minuti nell’apatia totale prima di arrivare al punto desiderato. La noia quindi ha avuto la meglio per ora, ma siamo convinti che il prossimo anno, quando We Happy Few sarà pronto al debutto ufficiale, il nostro giudizio sarà differente.

Tirando le somme

We Happy Few è un videogioco survival in stato embrionale, e che non riesce ancora ad esprimere le sue potenzialità. L’acquisto quindi è rivolto solo ed esclusivamente ai più curiosi, e a chi vuole aiutare gli sviluppatori, mentre tutti gli altri farebbero bene ad attendere la versione definitiva.

CONVINCE NON CONVINCE
  • La direzione artistica carismatica
  • L’atmosfera inquietante
  • Le varie possibilità di approccio
  • Il mondo procedurale
  • La potenziale ripetitività delle missioni
  • La storia sarà all’altezza del prologo?

We Happy Few Trailer

We Happy Few Screenshot