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Intel e i wearable contro il Parkinson

Lorenzo Fantoni

Nonostante i wearable stiano rapidamente diventando una consuetudine, è ancora difficile utilizzare i dati che raccolgono e strutturarne qualcosa più del semplice “hai consumato tot calorie”.  Apple, Samsung e Google stanno cercando da tempo di raggruppare i dati di un vasto gruppo di persone per ottenerne qualcosa di utile e che aiuti il progresso dell’uomo. Da oggi anche Intel si aggiunge a questa lista, grazie a una partnership con la Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research che punta a tracciare e analizzare i malati di Parkinson che utilizzano i wearable.

Il piano di Intel prevede la creazione di una app che permetta ai pazienti di registrare come si sentono e quali medicinali stanno assumendo. Questi dati verranno incrociati con tutto ciò che viene raccolto col normale utilizzo di un dispositivo indossabile. Secondo la compagnia ogni utente fornirà un 1 GB di dati al giorno. Grazie a questo approccio i ricercatori potranno passare dall’analizzare un ristretto numero di soggetti al gestire milioni di persone, delle quali potranno avere ogni dato istantaneamente, o seguire le tendenze globali, senza doversi preoccupare della raccolta dati.

Al momento Intel sta testando il programma su una scala più piccola, utilizzando 16 persone affette da Parkinson e altri 9 volontari che fungono da gruppo di controllo che hanno indossato un Pebble per 4 giorni. Grazie alle 300 osservazioni al secondo del dispositivo i ricercatori contano di cogliere tremori, schemi del sonno, passi e bilanciamento di ogni soggetto coinvolto.

Intel conta di far uscire una prima versione dell’app entro l’anno,insieme a un primo report dello studio attuale.