Amazon distrugge davvero i suoi prodotti invenduti?

Amazon distrugge davvero i suoi prodotti invenduti?
SmartWorld team
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Mentre l'attenzione digitale delle ultime settimane si è concentrata su Prime Day, una nuova notizia ruota intorno ad Amazon. Il colosso di Jeff Bezos è finita nell'occhio del ciclone per le sue pratiche di "gestione" della merce nei depositi, con un'inchiesta che ha fatto discutere.

Il canale di notizie della televisione britannica, ITV News, ha reso pubblico un video girato nel magazzino di Amazon a Dunfermline (Scozia), con una telecamera nascosta. Nelle immagini è in atto una pratica discutibile e poco ecologica, seppur legale. Pile intere di scatole contenenti prodotti rimasti invenduti vengono distrutti. L'autore del servizio, Richard Pallot, è riuscito a tracciare i pacchi in questione ("marchiati" con la parola distruggere) e a seguirli fino ai centri di riciclo e, persino, in discarica.

I depositi di Amazon

Nell'arco di una sola settimana di aprile nel magazzino scozzese sono stati distrutti oltre 120 mila prodotti. Nello stesso periodo, la più grande società di commercio elettronico al mondo ne ha donati circa 28 mila. Tuttavia, Amazon non è la diretta responsabile di questo enorme spreco. Sono numerose le aziende che mettono in vendita i loro prodotti sulla piattaforma e-commerce. Spesso queste scelgono di tenere i prodotti nei suoi magazzini per garantire una consegna più rapida ed efficiente ai clienti. I costi del deposito aumentano con il tempo. Se, dunque, gli articoli non vendono venduti, risulta più economico distruggerli che mantenerli in giacenza.

La distruzione di prodotti nuovi e funzionanti

Parte dei prodotti destinati alla distruzione rientrano nella categoria delle restituzioni, dunque beni funzionanti. Ciò che ha destato ancor più scalpore è che il 50% degli articoli sono ancora nella confezione originale. Questa procedura prevede direttamente il passaggio dalla catena di produzione alla spazzatura. Tra la merce mandata al macero anche beni di valore come ventilatori Dyson, Hoovers, televisori, droni, MacBook e iPad. Un ex dipendente ha raccontato anche dell'eliminazione di una fornitura di "20 mila mascherine per il Covid-19 che erano ancora sigillate".

"Stiamo lavorando per raggiungere l'obiettivo smaltimento zero dei prodotti. La nostra priorità è rivendere, donare a organizzazioni di beneficenza o riciclare i prodotti invenduti. Nessun articolo viene inviato alla discarica nel Regno Unito. Come ultima risorsa, invieremo gli articoli al recupero energetico, ma stiamo lavorando duramente per ridurre a zero il numero di volte in cui ciò accade." ha dichiarato con un comunicato l'azienda con sede a Seattle.

Le inchieste su Amazon in passato

Questa pratica, però, non è nuova per Amazon. Era il 2019 quando un'inchiesta del canale televisivo francese M6 aveva portato alla luce questa situazione, rivelando informazioni circa la distruzione di 3 milioni di articoli operata dall'azienda nell'anno precedente. Ancora nel 2019, un'inchiesta di Greenpeace rendeva noto che la stessa prassi veniva applicata in Germania. Nello specifico, si riportava quanto successo nella sede di Winsen. I prodotti nella loro confezione originale venivano smistati per poi procedere alla loro distruzione, con uno smaltimento totale di almeno un camion di merce invenduta ogni settimana.

La questione ambientale

Nel giugno 2020 Amazon annunciava la creazione di un fondo di 2 miliardi di dollari da investire nella transizione verso un'​economia a basse emissioni di carbonio. Lo spreco e l'impatto ambientale dell'intera catena di produzione sono temi ampiamente trattati in questo momento storico. La particolare enfasi sul carattere di urgenza di queste problematiche ha come conseguenza la ricerca di politiche e misure atte alla loro risoluzione. Se da un lato assistiamo a investimenti presentati pubblicamente, dall'altro continuano a venire a galla situazioni simili a quelle che vengono perpetuate in casa Amazon.

La distruzione dei prodotti in altre aziende

Amazon non sarebbe la sola azienda a mettere in pratica questo discutibile modus operandi con gli articoli invenduti. Nel settore della tecnologia, Apple è protagonista con simili procedure. Anche nel mondo della moda si sono registrate distruzioni di grandi quantità di merce, per quella che sembra delinearsi come una consuetudine. Alcuni brand di lusso, così come i marchi fast fashion, applicano la stessa prassi dell'e-commerce di Bezos. Stefano Ricci, H&M, Burberry sono state accusate (o hanno dichiarato pubblicamente) di bruciare i capi rimasti invenduti. Quest'ultimo, nel 2018, ha distrutto una quantità di prodotti invenduti pari a un valore di 38 milioni di dollari.

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