I dati raccolti da Alexa sarebbero in vendita: l'accusa dell'Università di Washington

Amazon, ed anche terze parti, userebbero i dati raccolti dagli speaker Echo a fini pubblicitari
I dati raccolti da Alexa sarebbero in vendita: l'accusa dell'Università di Washington
Nicola Ligas
Nicola Ligas

"Your Echos are Heard: Tracking, Profiling, and Ad Targeting in the Amazon Smart Speaker Ecosystem": questo è il titolo di un'analisi condotta da dei ricercatori affiliati con la University of Washington, UC Davis, UC Irvine, e Northeastern University, secondo la quale Amazon violerebbe le sue stesse privacy policy.

Amazon, ed anche terze parti (non da ultimo servizi pubblicitari e di profilazione dell'utente), raccoglierebbero dati tramite gli smart speaker con Alexa e li condividerebbero con oltre 40 patrner pubblicitari, al fine di dedurre i gusti degli utenti e servire loro pubblicità mirata, sia sugli stessi dispositivi Echo che sul web. Questo tipo di dati sarebbero così importanti per gli inserzionisti, da essere disposti a pagarli fino a 30 volte più del normale.

In una dichiarazione a The Verge, Amazon ha confermato che i dati vocali delle interazioni con Alexa vengono effettivamente usati per gli annunci pertinenti mostrati su Amazon e su altri siti con pubblicità di Amazon, in modo affine a quello che succede quando un utente acquista un bene da Amazon stesso, o ascolta una canzone da Amazon Music. Se chiedete ad Alexa di comprare qualcosa o di riprodurre una canzone, sarà come se aveste fatto la stessa operazione tramite il web, incluso il tracciamento pubblicitario.

Al contempo però Amazon ritiene errate le ipotesi della ricerca. 

Molte delle conclusioni della ricerca sono basate su inferenze imprecise o speculazioni da parte degli autori, e non riflettono accuratamente il funzionamento di Alexa. Non facciamo affati vendendo le informazioni personali dei nostri clienti e non condividiamo le richieste di Alexa con i network pubblicitari.

da Lauren Raemhild, portavoce Amazon

Amazon nega insomma fortemente le accuse più gravi contenute nel report in questione, cioè che i dati degli utenti sarebbero oggetto di compravendita. Per di più le skill di terze parti che possono raccogliere informazioni personali devono pubblicare la loro privacy policy nella pagina della skill stessa, ed agire di conseguenza.

Proprio su questo punto però, i ricercatori obiettano che dette policy sono spesso nebulose, con oltre il 70% di esse che nemmeno citano Amazon o Alexa, e solo il 2,2% che sarebbe invece chiara e cristallina al riguardo.

Il problema di fondo, concludono i ricercatori, è che questi smart speaker sono delle "scatole nere" che non permettono un'analisi indipendente, e laddove il dubbio si insinua, è difficile scacciarlo.

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