Lo smart working è duro per tutti? Videochiamiamo responsabilmente!

Lo smart working è duro per tutti? Videochiamiamo responsabilmente!
 Redazione
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In collaborazione con Expert

In questi ultimi due mesi le abitudini sono state stravolte, tutte le routine sono saltate soppiantate da nuove organizzazioni sociali, in cui la famiglia, il lavoro e lo svago spesso avvengono negli stessi ambienti, con gli stessi strumenti e inevitabilmente finiscono per mischiarsi. È così abbiamo assistito a inesorabili intrusioni da parte della vita privata nei piccoli schermi delle videocall: una persona che si insinua alle spalle del collega, il vicino che parla a voce troppo alta e finisce in cuffia e soprattutto i bambini che chiedono attenzione.

Tutti noi abbiamo sopportato le restrizioni e le limitazioni imposte dalla quarantena forzata, ma, come sanno tutte le mamme e i papà, sono i più piccoli quelli che hanno sofferto di più.

Privati dei loro momenti di svago, degli amichetti, della scuola, della partitella a pallone, delle giostre e di tutti quelle situazioni, individuali e collettive, che rappresentano le basi di una piccola personalità che cresce mettendosi alla prova.

Smart working può essere considerata una bella parola, carica di impliciti riferimenti alla potenza della tecnologia e alla libertà di organizzare il proprio tempo secondo schemi più vicini ai propri bisogni. Come tutti i nuovi strumenti messi a disposizione dal prepotente avanzamento tecnologico degli ultimi anni, però, nasconde innumerevoli sfide.

Qualcuno potrebbe ricordare la celebre espressione “da un grande potere, derivano grandi responsabilità”, e qualcun altro aggiungerebbe “...anche grandi sfide”.

Essere sempre in casa e sempre disponibili infatti ha i suoi risvolti negativi: il lavoro privo di un ufficio e di un orario che gli facciano da gabbia si può facilmente ritrovare a scorrazzare libero nelle nostre giornate portandosi via tutte le nostre energie e attenzioni. Anche e soprattutto verso i più piccoli, che non vedono l’ora di fare qualcosa insieme ai loro genitori, gli unici amici in carne e ossa con cui giocare. E allora videochiamiamo responsabilmente, per non dover più ritrovarsi a dire “Aspetta che finisco la call”.

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