Vision Pro è la scommessa di una vita che potrebbe cambiarne milioni di altre

Il visore di Apple apre scenari utopici e distopici: cerchiamo quindi di capire quale può essere il vero futuro per Vision Pro e per i suoi (potenziali) milioni di utenti.
Nicola Ligas
Nicola Ligas Tech Master

Apple Vision Pro è il dispositivo del momento, e non poteva essere altrimenti visto che per molti versi parliamo di qualcosa di unico al mondo. Si tratta della più grande scommessa della carriera di Tim Cook, una scommessa però con delle fondamenta solide, che potrebbe riplasmare il nostro domani, almeno in certi ambiti; oppure potrebbe essere un fiasco clamoroso.

Senza la pretesa di avere la sfera di cristallo, e anche perché sbilanciarsi ora sarebbe fin troppo facile, dato che ci vorranno anni per avere davvero una risposta, vogliamo invece lanciarci in un paio di ipotesi sul futuro di Vision Pro, e quindi dei suoi potenziali utenti, iniziando però dalle sue origini, perché per capire dove stiamo andando bisogna prima capire da dove veniamo, no?

Cos'è Apple Vision Pro e com'è nato

Vision Pro è un visore, del resto lo dice il suo stesso nome, un visore per realtà virtuale e aumentata, anche se in un certo senso gli vanno strette entrambe le definizioni, perché è comunque qualcosa di più, o almeno di diverso.

Tim Cook lo chiama spatial computing, e nell'idea che mi sono fatto è una definizione straordinariamente azzeccata, che in principio avevo sottovalutato.

Ma proviamo un attimo a calarci proprio nei panni di Tim Cook, l'uomo che, dal 24 agosto 2011, ha dovuto raccogliere l'eredità di Steve Jobs. Di Jobs si sono dette tante cose: tutto e il contrario di tutto, ma al di là dell'opinione personale che ciascuno di noi può avere su di lui, è innegabile un fatto, cioè che Jobs sia stato un visionario. Un visionario eccezionale, aggiungerei, perché nel corso della sua carriera ha immaginato e realizzato svariati dispositivi che poi hanno in qualche modo influenzato le vite di miliardi di persone.

E sia chiaro che non sto esagerando in un'onda di ammirazione per lui. Pensateci bene: il Mac è stato per molti versi un computer rivoluzionario, sia nelle funzionalità che nel design; l'iPod è diventato sinonimo stesso di lettore musicale al punto da dare involontariamente origine anche al termine Podcast; l'iPhone è l'iPhone, un po' come l'iPad è l'iPad; e infine ci sono anche i MacBook.

Qualcuno potrebbe dirmi che sono dei "semplici" portatili, ma ricordate l'evento nel quale Jobs presentò il MacBook Air tirandolo fuori da una busta? Fu l'inizio di un'era, quella dei portatili sottili e leggeri, che oggi vanno tanto di moda ma che all'epoca nessuno aveva ancora fatto a quel modo. Ma torniamo a Tim Cook.

Immaginatelo con un visore al posto degli occhiali: fa strano, vero?

Per anni il CEO di Apple ha fatto quello che doveva fare: ha traghettato la sua azienda verso nuove vette, e questo può sembrare banale, ma non era affatto scontato. Apple, senza Jobs, aveva già rischiato di naufragare una volta, e avrebbe benissimo potuto farlo una seconda. Invece le casse dell'azienda non sono mai state tanto floride e suoi prodotti mai così venduti, un po' in tutte le categorie. E nel frattempo, nel 2016, sono anche arrivati gli AirPods, un altro dispositivo che ha consacrato un genere, quello degli auricolari Bluetooth.

Attenzione, ho detto non a caso "consacrato" proprio perché è la facile critica che si potrebbe fare a molti dei prodotti che ho elencato, cioè che non abbiano davvero inventato nulla di nuovo, ma piuttosto reinventato qualcosa che già c'era.

Non ho intenzione di lanciarmi in una sfida sofistica su questo tema, ma del resto "I buoni artisti copiano, i grandi rubano". Avete comunque capito dove voglio andare a parare?

Tim Cook, prima di lasciare il timone, voleva un suo momento a là Jobs, voleva essere ricordato per qualcosa, qualcosa di concreto, qualcosa che potesse influenzare la vita di (potenzialmente) milioni di persone. E cos'è il perpetuo ricordo se non la forma più vicina all'immortalità? Ma sto divagando: se volete approfondire maggiormente questo aspetto c'è un bell'articolo su Vanity Fair incentrato proprio sul perché Tim Cook abbia deciso di fare all-in.

Apple Vision Pro è il suo lasciato, il suo modo di dimostrare al mondo che anche lui è un visionario (bellissimo in questo senso il gioco di parole con "Vision") e non solo un contabile attaccato al bilancio. Sì perché Vision Pro non è certo quel dispositivo che farà registrare vendite stratosferiche, vuoi per il suo prezzo non certo popolare, vuoi perché è la prima generazione di qualcosa di nuovo, e come tale è "il peggior Vision Pro di sempre", come l'ha ironicamente chiamato Casey Neistat.

Ma nella mente dei tanti curiosi che in questi giorni si sono riversati su internet per capire cosa davvero sia, Vision Pro è qualcosa di ancora più potente. È un'idea. Tim Cook ha instillato negli appassionati di tecnologia, e non solo, l'idea che un nuovo modo, un modo diverso di "fare computing", sia possibile. E come ci insegna Dom Cobb in Inception, una volta che un'idea si è radicata è quasi impossibile mandarla via, ed Apple sarà in prima fila per realizzarla. 

A cosa serve Apple Vision Pro?

Stare qui a spiegare, con un testo scritto per di più, a cosa serve Apple Vision Pro è un compito arduo, per non dire impossibile. Per farvi un'idea concreta ci sono tanti video che potrei consigliarvi di guardare: almeno uno di Marques Brownlee (ad esempio quello qui sopra) che in questo caso è stato particolarmente brillante, riuscendo a mostrare bene com'è fatto e cosa può fare il visore di Apple.

Un altro esempio è quello del già citato Casey Neistat, che mostra un lato diverso del visore di Apple, cioè quanto al momento sia anacronistico, nel bene e nel male.

Ci sono però alcuni aspetti che mi hanno particolarmente colpito, pur non avendolo provato in prima persona, e che mi hanno fatto pensare a quelli che potrebbero essere i suoi scenari più probabili di utilizzo, almeno nel prossimo futuro.

Al contrario di tutti gli altri prodotti di Apple infatti (e di buona parte dell'elettronica di consumo), che bene o male sono pensati per la condivisione, Vision Pro è invece un dispositivo estremamente personale, ancora più di altri visori VR. 

È ovvio che qualsiasi visore ti isoli rispetto all'ambiente circostante, ma in questo caso abbiamo anche il miglior passthrough sulla piazza, che permette a chi indossa Vision Pro di vedere in tempo reale ciò che lo circonda grazie alle videocamere presenti sulla parte frontale (la latenza è così ridotta che potete giocarci a ping pong, tanto per darvi un'idea).

Il problema è che questa interazione col mondo è unidirezionale, perché per quanto chi usa Vision Pro possa (volendo) essere consapevole di ciò che lo circonda, gli altri non avranno mai alcuna idea di cosa lui stia facendo. Non ci sono cioè esperienze condivise o condivisibili, nemmeno con altri utenti Vision Pro, a eccezione giusto di FaceTime.

Per capirci meglio, se due utilizzatori di Vision Pro fossero nella stessa stanza non avrebbero alcun modo di interagire l'uno con l'altro. Non potete lanciare un'app che sia visibile da entrambi, ad esempio per guardare assieme un film o per collaborare su uno stesso progetto; allo stesso modo non ci sono giochi di coppia, o altre attività da fare assieme, e questo vale sia che siate fisicamente nello stesso posto che a distanza.

Pensate un po' all'assurdità: un mondo virtuale nel quale siete letteralmente da soli, nel quale non potete interagire in tempo reale con nessun altro.

 È quasi l'opposto del Metaverso di Zuckerberg, se ci pensate bene, che pure è cautamente ottimista nei confronti di Vision Pro, perché in fondo è il primo dispositivo di Apple che rema nella sua stessa direzione. E poi c'è la questione degli occhi.

Nelle prime pubblicità di Vision Pro, Apple ha posto l'accento su una funzione, chiama EyeSight, che mostra gli occhi di chi lo indossa sul fronte del visore, in modo che con eventuali interlocutori in carne e ossa possa esserci un dialogo "faccia a faccia". Peccato che, nella realtà, questa funzione non sia affatto impeccabile. Chiariamo bene: Vision Pro non è in alcun modo trasparente. Quelli che vengono mostrati sono gli occhi di chi lo indossa catturati dai sensori presenti all'interno del visore, e visualizzati tramite un display presente sulla parte frontale.

Ci sono quindi un sacco di cose che possono andare storte: il non allineamento degli occhi, il colore della pelle non uniforme, e in generale una certa difformità, che rendono subito evidente che c'è qualcosa di artefatto dietro, e non incoraggiano certo il dialogo faccia a faccia cui accennavamo prima.

Le immagini qui sopra sono prese da un video dello studio di Brownlee e rendono piuttosto bene l'idea di quanto abbiamo appena detto. La domanda che dovete porvi è questa: vi ci vedreste a dialogare con qualcuno con questi occhi nello stesso modo in cui fareste se non avesse il visore addosso?

La sensazione di alienamento diventa poi massima nei luoghi pubblici, dove tenere in testa un visore di questo tipo è accettabile solo perché è appena uscito e tutti sanno cos'è e vorrebbero provarlo, ma è chiaro che non è per qualcosa di simile che Apple l'ha pensato, almeno per ora.

Chiariamo meglio: andare in giro col Vision Pro è possibile in virtù della bassa latenza di cui dicevamo prima, e del fatto che anche le vostre orecchie sono libere. Potete interagire col mondo circostante, sentire cosa dice la gente e dialogare con loro, ma se anni fa il mondo già si preoccupava per i Google Glass, è impensabile che un visore di queste dimensioni possa diventare socialmente accettabile nel prossimo futuro.

La faccia delle ragazze che osservano un Casey Neistat mentre mangia una ciambella vale più di mille parole.

Excuse me, what the f***?

C'è però un rovescio della medaglia, anzi due, che non vanno affatto sottovalutati. Anzitutto questa è la prima generazione di Vision Pro, che ha fatto probabilmente il massimo che si potesse fare con l'hardware di oggi. Detta altrimenti, le cose non faranno altro che migliorare con il progresso della tecnica, e per quanto sia ovvio che un visore VR rimarrà sempre un visore VR, col tempo Vision Pro diventerà più piccolo, più leggero, EyeSight funzionerà perfettamente, e chissà che altro.

È inutile insomma scagliarsi contro un prodotto per dei limiti che sono a oggi invalicabili, sarebbe come lamentarsi che le auto non volano e i merli non fanno "me". E poi (e questo è l'aspetto più importante da non sottovalutare) c'è da dire che tutto "l'isolazionismo" di Vision Pro del quale abbiamo abbondantemente parlato non è per forza di cose un male.

Ci sono un sacco di aspetti nei quali isolarsi dagli altri è esattamente ciò che può servire. Una delle funzioni più belle di Vision Pro è ad esempio il fatto di poter diventare una sorta di monitor per MacBook. Quando i due dispositivi sono vicini, la scrivania del Mac può essere vista attraverso Vision Pro, e le applicazioni vengono lanciate in realtà aumentata / virtuale, piuttosto che sullo schermo del portatile, con in più il bonus che la potenza di calcolo è quella del computer, e non quella del visore, che fa semplicemente da schermo. Allo stesso tempo potete affiancare alle applicazioni del Mac quelle del Vision Pro stesso, unendo i due mondi in un unico ambiente virtuale che potete cucire a misura delle vostre esigenze. Dal punto di vista lavorativo questa cosa è fortissima!

Ora non ditemi che lavorare così non vi piacerebbe perché non ci credo!

Immaginatevi proprio un ufficio in cui ogni postazione abbia il suo Vision Pro, magari con un Mac nelle vicinanze (ma non è per forza di cose necessario): zero ingombro per i tradizionali monitor, massima concentrazione, e (forse) massima produttività.

Non è una visione così distopica in fondo, soprattutto perché c'è comunque quel contatto con la realtà che permette di parlare e interagire con i colleghi, ma al contempo di espandere il proprio ambiente di lavoro ben oltre i limiti fisici.

E anche fuori dall'ufficio, il fatto che Vision Pro sia così "personale" è una manna per la privacy e la sicurezza: potete lavorare in qualsiasi ambiente (aereo, treno, caffè, ecc.) senza che nessuno veda niente di ciò che state facendo. A oggi ci sono soluzioni che oscurano la vista laterale dello schermo dei portatili, ma è chiaro che siano due cose su due piani completamente diversi.

E poi sia chiaro che l'ossessione per la condivisione è ormai spesso diventata proprio questo: un'ossessione. Non tutto deve per forza essere "di tutti", e il piacere di gustarsi un film su un mega schermo (virtuale) circondati da una (virtuale) natura incontaminata ha comunque il suo perché; basta magari non diventi un'ossessione anche quella.

Se andiamo insomma oltre le estremizzazioni che abbiamo visto in questi primi giorni di vita di Vision Pro, dove i pochi che ne avevano uno e volevano parlarne al mondo si sono quasi incaponiti a usarlo nelle situazioni più improbabili, ci accorgeremo che c'è spazio per una sua normalità, a patto di avere, come in tutte le cose, equilibrio.

Già stiamo crescendi nostri figli circondati letteralmente da schermi (un tempo c'era giusto la TV, oggi ci sono smartphone, portatili, tablet, e smart display ovunque), ci manca solo che iniziamo a mettercene tutti uno in testa e letteralmente gli uomini e le donne del domani passeranno più tempo guardando dei pixel piuttosto che la realtà. L'ho già detto che ci vuole equilibrio?

Apple Vision Pro sarà un flop?

Ho posto la stessa domanda a ChatGPT, e la sua risposta è stata come sempre diplomatica, ma non senza un minimo di fondamento:

Il successo dell'Apple Vision Pro dipende da vari fattori, inclusi l'innovazione tecnologica, l'accoglienza del mercato, il posizionamento del prezzo e l'ecosistema di contenuti e applicazioni supportate.

Considerando la storia di Apple nell'introdurre con successo nuovi prodotti tecnologici e creare mercati per essi, c'è un potenziale significativo per il Vision Pro. Tuttavia, la risposta definitiva dipenderà dalla realizzazione pratica di questi aspetti e dalla reazione dei consumatori e degli sviluppatori al prodotto una volta lanciato.

Per quanti difetti possa avere infatti il visore di Apple, non da ultimo il prezzo, è ovvio che in futuro le cose non potranno fare altro che migliorare, come con tutte le prime generazioni di un nuovo prodotto. La cosa straordinaria semmai, quella che fa davvero ben sperare per il futuro, è che nonostante tutti i limiti, anche tecnologici, che ci sono adesso, questo ipotetico futuro lo si intravede davvero.

Resta da capire semmai dove e come Vision Pro potrebbe davvero sfondare. Come abbiamo già avuto modo di discutere, le potenzialità in ambito lavorativo sono enormi, mentre in quello privato le cose sono più complicate.

Affinché sia socialmente accettabile andare in giro con un visore del genere, bisogna che non sembri affatto un visore del genere. Il sogno sarebbe la E.D.I.T.H. in Spider-Man Far From Home, e per quanto sia impossibile arrivarci la direzione deve essere quella.

Ma quanto ci vorrà prima che la tecnologia possa venirci incontro? Difficile dirlo ma allo stesso tempo è chiaro che ci vorrà pazienza. Apple sembra però avere già le idee chiare in merito, e se avrà la forza di mantenere la barra dritta nonostante le avversità che sicuramente ci saranno, potrebbe avere un vantaggio incolmabile il giorno in cui sarà possibile.

Non badate a me, sono solo dei grossi occhiali! (un tempo qualcuno si sarebbe scandalizzato per l'orecchino)

Apple Vision Pro ha infatti un potenziale enorme, che la tecnologia di oggi riesce solo a scalfire, ma è forse il primo dispositivo di questo tipo che ci permette di dare uno sguardo nel futuro. Non lo sto giudicando per quel che è, questa non è in alcun modo una recensione di Vision Pro, ma per quel che potrà diventare negli anni a venire, per l'impatto che potrà avere sul lavoro e la vita di (potenzialmente) milioni di persone.

Pensate che tutto ciò sia esagerato? Riflettete allora sui progressi fatti dalla tecnologia negli ultimi 30 anni, sul telefono che prima è diventato "senza fili" e poi sugli smartphone, sui floppy disk, i CD, i DVD e poi il cloud, sulle auto a combustione interna e le elettriche a guida autonoma, sulla musica che da bambini ascoltavamo con le "cassette" e quella che ora basta chiedere a un qualunque smart speaker; e tutto ciò senza buttare nel calderone l'intelligenza artificiale. 

C'è un futuro insomma per Apple Vision Pro, quale esso sia però dipende anche da noi, e da come plasmeremo il nostro futuro con la tecnologia in generale: utopico o distopico? E se pensaste che anche questa sia un'esagerazione, ripensate a quanto la tecnologia che citavo poco fa condizioni oggi le vostre vite e quelle di milioni di persone, e forse (forse) mi darete ragione.

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