Samsung e Xiaomi possono ancora spodestare Google e Amazon nella smart home

Emanuele Cisotti
Emanuele Cisotti Tech Master
Samsung e Xiaomi possono ancora spodestare Google e Amazon nella smart home

Se pensiamo alla casa smart le due aziende che di sicuro ci verranno in mente sono Amazon e Google. Le due aziende sono ad oggi le uniche due che hanno trovato la chiave per entrare nelle case di un cospicuo numero di utenti, grazie soprattutto all'essere partite in anticipo dalla creazione di un assistente vocale, rispettivamente Alexa (ma non dimenticate la simpaticissima Super Alexa!) e Google Assistant. I prodotti Echo e Nest sono ormai in commercio da molti anni e spesso a prezzi molto contenuti. Questo è un altro aspetto che ha portato le persone ha volersi mettere in casa un dispositivo Amazon o Google, spinte anche solo dalla curiosità.

Da allora il mondo della smart home però non sembra essere ancora decollato e anche Apple, solitamente molto distruttiva quando entra in un determinato mercato, ha faticato a entrare nel cuore dei suoi stessi utenti. L'interesse per la casa smart e tecnologica è in crescita, ma non ci stupisce se ad oggi è esclusiva quasi solo degli appassionati.

Uno dei motivi è sicuramente l'assenza di una standardizzazione e di uniformità. Il dover registrare i singoli dispositivi di aziende diverse su account diversi per poi integrarli, non sempre con semplicità, negli ecosistemi degli assistenti vocali, di sicuro non è un buon incentivo a "lanciarsi" in questo universo. A risolvere questo caos potrebbe però pensarci Matter (e Thread), creando un ecosistema unico e "interncambiabile".

Un altro ostacolo alla diffusione della casa smart è però probabilmente la complessità delle interfacce con cui poi si può interagire con esse. Questo probabilmente proprio per quanto detto in apertura. Amazon, Google, e anche Apple, hanno fatto ruotare tutto il loro sistema attorno al loro assistente vocale, che può essere estremamente funzionale per accendere una singola luce, per avviare un timer e per far partire un brano, ma non è il metodo più pratico in ogni contesto. Basti pensare alla necessità di accendere una serie di luci senza dover ricordare il loro nome, oppure farlo con un controllo protetto da un qualche tipo di riconoscimento biometrico o con un casa un figlio piccolo che dorme.

Ed è per questo che il mondo della smart home ha bisogno di un vero hub centrale da dove controllare rapidamente la propria casa. E quando parlo di "smart home" intendo sistemi alla portata di tutti e "one click", visto che ovviamente se ci addentriamo nella domotica è pieno di soluzioni custom o personalizzabili per gestire la casa da un singolo dispositivo. E purtroppo le app per smartphone non sono all'altezza di questo compito. Anche la nuova app di Google Home non ci sembra aver davvero risolto tutti i problemi di organizzazione e semplicità.

Ci sono due aziende che hanno invece fatto molto bene con le loro app e i loro sistemi: Samsung, con SmartThings, e Xiaomi con la sua Mi Home. Samsung ha preso lo stesso concetto di Amazon e Google ma espandendolo, vendendo anche dispositivi propri, integrando alcune realtà terze (come Philips Hue) e offrendo anche i suoi hub hardware per poter collegare dispositivi di terze parti (in questo video una spiegazione più completa).

Mi Home invece fa leva sulla sterminata quantità di dispositivi che Xiaomi ha lanciato per il suo ecosistema. Solo ieri ha presentato 3 monopattini, 4 robot aspirapolvere e una nuova friggitrice ad aria. Samsung aveva anche lanciato un suo Hub per il controllo domotico, ma non ha mai superato il confine coreano. Google potrebbe aver risposto pochi giorni fa con il suo Pixel Tablet. Scopriremo a breve se potrebbe essere un game changer e se può davvero diventare un centro unificato di controllo domotico, cosa che i vari Nest Hub con le loro interfacce lente e laggose non sono riusciti a fare.

Il controllo domotico potrebbe non passare per forza dal controllo vocale e se aziende più motivate come Samsung e Xiaomi dovessero riuscire a spingere a sufficienza sull'acceleratore, Amazon e Google potrebbero avere un problema.

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