Ebook reader: si stava meglio quando si stava peggio?

Giuseppe Tripodi
Giuseppe Tripodi

Sono passati dieci anni dal mio primo ebook reader: comprai il mio primo Kindle il 4 febbraio 2013. Ricordo che stavo leggendo I fratelli Karamazov di Dostoevskij, lo avevo preso in prestito dalla biblioteca dell'università, in un'edizione con copertina rigida divisa in 4 volumi: ero uno studente squattrinato e, dopo aver scoperto che si poteva trovare in formato ebook gratis legalmente (come tutti i libri di cui sono scaduti i diritti d'autore), mi decisi a comprare un Kindle.

Era un Kindle di 5a generazione, con quegli ampi tasti fisici su entrambi i lati, per sfogliare comodamente le pagine con mano destra o sinistra. Aveva una memoria interna da 2 GB, di cui 1,2 GB disponibili per l'utente, più che sufficienti per centinaia o addirittura migliaia di libri. Il display era un e-ink da 6", non touch, senza illuminazione, con una risoluzione di 600 x 800 e una densità di pixel di 167 PPI. Possono sembrare numeri ridicoli per il mercato odierno ma, salvo essere touch e sovrailluminato, il display del precedente Kindle base (del 2019) aveva le stesse caratteristiche: 6 pollici, 600 x 800, 167 PPI.

Evidentemente, un piccolo display 600 x 800 era (ed è ancora) più che sufficiente per leggere, e per me il salto fu enorme. Lessi gli ultimi due volumi de I fratelli Karamazov in digitale, emozionato da questa mirabolante tecnologia: un dispositivo piccolo, leggero e compatto, tanto portatile da entrare in tasca, che conteneva tutti i libri che potessi desiderare e che non affaticava la vista. Per me era perfetto.

I tasti per cambiare pagina sullo spigolo erano davvero comodissimi.

Fast forward: estate 2016, sto viaggiando su un Intercity notte. Amo viaggiare di notte, perché quelle passate in cuccetta mi sembrano ore di vita bonus, in cui puoi fare quel che ti pare senza limiti di sorta. Quella sera volevo completare il libro che stavo leggendo, ma quando si spensero le luci del treno scoprii con estremo disappunto che la piccola luce sul mio letto non funzionava. 

Ok, il mio Kindle non era del tutto perfetto: mancava un sistema di illuminazione. A luglio 2016 comprai il mio secondo Kindle, quello che ancora oggi considero per molti versi il miglior Kindle mai prodotto: un Kindle Voyage.

I tempi erano cambiati, i Kindle ora erano touch e con la luce, e io vivevo a Firenze e non più a Roma. Avevo iniziato a lavorare da un annetto per Smartworld e questo mi aveva dato modo di provare il Kindle Voyage per una recensione: sapevo che era quello giusto per me, perché era l'unico rimasto ad avere dei tasti per cambiare pagina

Mi ero trasferito da poco a Firenze, una città molto più fredda rispetto ai posti dove avevo vissuto finora, e la sera, quando aspettavo l'autobus, ero grato al mio vecchio Kindle 5 che mi permetteva di leggere senza sfilare i guanti: preferivo non usare lo smartphone per non patire il freddo, e di certo non avrei comprato gli altri due modelli di ebook reader Amazon disponibili, Kindle e Kindle Paperwhite, che avevano abbandonato i pulsanti in favore del touch.

Il Kindle Voyage, invece, era perfetto: aveva un nuovissimo display E-ink Carta da 6" a filo con la scocca con densità di pixel di 300 PPI, con sovrailluminazione, ma aveva anche i tasti fisici per sfogliare le pagine.

E poi un retro particolare ed ergonomico, il tasto di accensione finalmente sul retro e perfino il sensore di luminosità. E, soprattutto, aveva ancora dimensioni compatte, era perfino più piccolo del mio vecchio Kindle 5 ed entrava in qualsiasi tasca.

Il Kindle Voyage era il dispositivo perfetto per me (e ancora oggi lo uso spesso, quando non devo recensire altri modelli)

Certo, era caro. Il prezzo partiva da 189€, che erano molti di più di quelli spesi in media per un ebook reader: all'epoca, il modello base di Kindle costava solo 69,99€ e spendere quasi duecento euro per un ebook reader sembrava follia.

Ma non importava, perché era un dispositivo impeccabile e, ancor oggi, per me rimane di gran lunga il miglior Kindle mai prodotto: se non avesse la microUSB, continuerei a consigliarlo come scelta preferita. Anche perché – finalmente posso sfogarmi – la direzione intrapresa dai produttori di ebook reader non mi piace affatto. E non parlo solo di Kindle, ma anche di Kobo e dai produttori minori.

Display sempre più grandi

Per esempio, non mi piace che il Kindle Voyage sia stato l'ultimo top di gamma con un display da 6": negli ultimi anni, infatti, tutti i produttori hanno scelto schermi più grandi per i loro modelli più performanti, solitamente pannelli da 7" o 8".

La tendenza è iniziata con modelli come il Kindle Oasis o il Kobo Forma, che hanno un design asimmetrico con un'impugnatura che facilita l'uso con una mano sola. E fin qui non ho troppo da ridire: sono dispositivi più grandi, ma almeno sono comodi da utilizzare. Il problema è che, col tempo, è diventato automatico pensare che la dimensione dello schermo sia direttamente proporzionale alla bontà del dispositivo e, ad esempio, l'ultimo Kindle Paperwhite ha un display da 6,8".

Il nuovo Kindle Paperwhite ha un display da 6,8": è bellissimo, ma è più difficile da tenere in mano

Ma schermi più grandi vuol dire ebook reader più grandi e, nonostante le cornici ridotte all'osso, il nuovo Kindle Paperwhite non entra più tanto facilmente nelle tasche ed è più scomodo da utilizzare con una mano sola.

Capisco la comodità di avere più testo su un'unica pagina (caratteristica che interessa anche alle persone con ridotte capacità visive, che utilizzano font più grandi), ma non posso fare a meno di notare l'assurdità della cosa: amiamo gli ebook reader perché sono strumenti compatti e facilmente trasportabili che ci evitano di portare in giro libri voluminosi, come siamo arrivati a pensare che più grande = migliore?

Nell'ultimo anno sono tornato a leggere solo su ebook reader da 6" (Kobo Clara 2E prima, Kindle base poi) e adoro che siano così piccoli: posso portarli sempre con me anche quando non ho lo zaino, perché riesco sempre ad infilarli in qualche tasca.

E poi pesano di meno e sono più maneggevoli quando leggo a letto. Ovviamente non mi aspetto che le mie abitudini siano il punto di riferimento del mercato, ma insomma siamo davvero sicuri che i lettori più accaniti preferiscono display più grandi? Non sarà mica un'esigenza indotta e, in fondo, controproducente?

I tasti come lusso

Dall'avvento dei display e-ink touch, i tasti per cambiare pagina sono diventati una caratteristica esclusiva da top di gamma: li hanno solo i modelli più performanti e costosi (e, di conseguenza, i più grandi). Capisco che possano essere considerati un sistema di input ridondante, anche considerando che per cambiare pagina si usa un gesto naturale che riprende lo sfogliare delle pagine, ma non sarà un po' assurdo che avere due pulsanti fisici, di quelli che fanno clic, sia diventato un lusso?

Anche perché, in fondo, sfogliare le pagine è quello che si fa per il 99% del tempo quando si usa un ebook reader: poterlo fare più comodamente, con un feedback migliore, non fa certo male.

E da quando abbiamo ebook reader impermeabili è diventato anche più semplice leggere all'esterno, senza preoccuparsi troppo delle condizioni atmosferiche, magari alla fermata dell'autobus quando pioviggina e fa freddo. Oppure leggere in vasca, o a bordo piscina, con le dita un po' bagnate e il touch che non risponde molto bene. E cos'è che farebbe comodo avere quando fa molto freddo (e si indossano i guanti) o quando c'è molta umidità? Dei bei tasti da cliccare.

Bluetooth, speaker, Gigabyte e altre amenità

Gli ebook reader non hanno più i tasti, quindi, ma includono ora altre caratteristiche come il Bluetooth (e/o speaker audio) e tonnellate di GB. La domanda sorge spontanea: a chi servono davvero?

Il Bluetooth e/o le casse integrate sono arrivate sugli ebook reader con la spinta degli audiolibri e i relativi servizi a pagamento, in particolare Audible per Amazon (anche se non in Italia) e Kobo Plus per Kobo.

Per quanto possa far piacere avere delle funzioni in più, a me è sempre sembreato lampante che l'ascolto degli audiolibri funziona meglio da smartphone e, personalmente, non vedo grandi ragioni per voler ascoltare un audiolibro dall'ebook reader. 

Discorso diverso per lo spazio a disposizione, che negli ultimi anni si è moltiplicato a dismisura anche per supportare il peso dei file audio degli audiolibri, ma che in fondo penso sia diventato una leva di marketing qualsiasi. Perché è facile far passare il messaggio che il nuovo ebook reader è meglio perché ha il doppio dello spazio del precedente, ma tutti quei GB sono letteralmente inutili per leggere i libri: nessuno potrebbe mai occupare i 32 GB del Kindle Paperwhite Signature Edition a suon di ebook, neanche impegnandosi. Un ebook pesa in media 1 MB o poco più: 2 GB sono più che sufficienti per contenere tutti i libri che leggeremo in vita nostra. 

E se volete più spazio per PDF, fumetti o audiolibri, fatevi un favore: compreatevi un tablet e lasciate perdere i display e-ink.

Il problema con gli ebook reader

Il vero problema con gli ebook reader è che sono un dispositivo semplice, troppo semplice, che funziona fin troppo bene e non ha bisogno di essere innovato.

Gli ebook reader devono solo permetterci di leggere libri digitali senza affaticare troppo la vista: lo facevano già 15 anni fa. Certo, col tempo sono arrivati i display con contrasto e risoluzione migliore, i sistemi di sovrailluminazione, l'impermeabilità e ogni genere di miglioria, ma si tratta di cambiamenti che non rivoluzionano l'esperienza utente, che era già pressocché impeccabile sin dai primissimi modelli.

Quel che temo, quindi, è che i produttori stiano cercando di inseguire un'innovazione dettata (legittimamente) da necessità commerciali, che però potrebbe finire addirittura per peggiorare l'esperienza del lettore

Insomma, cari produttori di ebook reader: dateci un modello da 6" con display a filo da 300 PPI, tasti per cambiare pagina, impermeabilità, USB-C e prezzo abbordabile (risparmiate pure sul Bluetooth e lo spazio a disposizione, grazie) e avrete fatto contenti praticamente tutti i lettori del pianeta.

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