Il mio Spotify Wrapped fa schifo!

E non solo lui...
Il mio Spotify Wrapped fa schifo!
Nicola Ligas
Nicola Ligas

Siamo a fine 2022, e come ogni anno saremo bombardati da classifiche degli ultimi 12 mesi. Tra i primi della lista c'è Spotify, che ha reso disponibile il suo "wrapped", cioè un riassunto di ciò che abbiamo ascoltato di più nell'ultimo anno. Solo che nel mio caso è una lista totalmente fallata, e ci sono buone probabilità che lo sia anche la vostra.

Come vedere Spotify Wrapped

Come si fa lo Spotify Wrapped 2022? È semplicissimo: vi basterà aprire l'app di Spotify su Android ed iOS, e lo dovreste trovare pronto ad accogliervi nella home, subito sotto le vostre playlist (vedi screenshot qui sotto).

Il riassunto del tuo 2022 si compone di 4 sezioni:

  • Play: una serie di "storie" stile Instagram, che ripercorrono il vostro ultimo anno su Spotify, al termine delle quali potrete scaricare dei banner riassuntivi con i vostri artisti top, i brani preferiti, i minuti ascoltati ed il genere preferito.
  • Una playlist con i brani che ti sono piaciuti di più quest'anno, pronta da riascoltare.
  • Una serie di video messaggi dei tuoi artisti preferiti, in stile TikTok (più o meno).
  • Le tue hit mancate, ovvero le tendenze di quest'anno tra gli ascoltatori come te: una serie di brevi clip a scorrimento verticale che potrebbero piacerti, o anche no.

Fin qui tutto bene: una playlist amarcord già pronta e senza fatica è sempre un bel regalo, ma al di là di quelli che possono essere i vostri gusti personali, inopinabili, vi siete riconosciuti davvero nella selezione fatta da Spotify o no? E perché?

Il mio Spotify Wrapped 2022

Quello qui sopra è il mio Spotify Wrapped del 2022.

Di nuovo, i singoli brani / autori non sono importanti, quello che conta è perché sono lì se fondamentalmente non sono affatto i miei preferiti. Tutto si riconduce al modo poliedrico nel quale possiamo sfruttare Spotify ogni giorno.

Le sessioni private

In ufficio uso spesso un po' di musica di sottofondo, in parte per concentrarmi, in parte per astrarmi dagli inevitabili rumori dell'ufficio. Sono quasi sempre playlist Lo-Fi, perché sennò rischiano di distrarmi anziché focalizzarmi, e le ascolto spesso per diverse ore ogni giorno. È facile quindi che nel computo totale delle ore passare con Spotify il loro apporto sia determinante, ma non certo perché siano il mio genere perferito, ma solo perché mi sono utili.

La soluzione al problema dovrebbe essere la "sessione privata", ovvero l'ascolto in modo anonimo, che non dovrebbe quindi contribuire alle statistiche di Spotify. Il problema è che nell'app l'opzione per attivarla è sepolta nelle impostazioni, e su desktop spesso me ne sono dimenticato, anche perché a volte mi connetto direttamente dal browser, dove non è nemmeno disponibile.

Uno switch più immediato sarebbe quindi auspicabile, anche se comunque è quella cosa che poi devi ricordarti di attivare/disattivare sempre, sennò anche i consigli quotidiani di Spotify risulteranno inefficaci.

Gli smart speaker

In casa abbiamo 4 smart speaker, Alexa ed Assistant in pari misura, e quando ascolti musica in casa lo fai per compiacere un po' tutti, non solo te stesso, ed ovviamente mio figlio piccolo ha la mano vincente. E allora via di cartoni animati, crazy frog, e tutto ciò che ruota attorno a Cristina d'Avena e Giorgio Vanni. Benissimo, ma sono tutte cose che "sporcano" ulteriormente il mio account.

È vero che è possibile avere più account, e quindi più profili, ma intanto è comunque un costo extra che magari in famiglia non ha senso accollarsi, ed a parte quello non viene risolto il problema di quando vuoi riprodurre musica per gli altri, più che per te stesso.

E  la sessione privata per smart speaker non esiste.

Android Auto

Siamo anche qui più o meno nello stesso campo di cui sopra. Quando sei in macchina, e non sei da solo, non è detto che a tutti piaccia la compilation power metal che di solito ascolti a tutto volume col finestrino aperto, e allora via a nuove canzoni che non ti rappresentano, ed anche qui non si parla di sessione privata. E la stessa cosa vale ovviamente se usate CarPlay.

Gli algoritmi su di me non funzionano

Per quanto mi riguarda, il "mio Spotify Wrapped" è quello che ascolto da solo, su telefono o smart speaker, e rappresenta ormai una percentuale piccolissima del resto. E lo stesso vale poi in generale per tanti alogritmi di raccomandazioni, presenti in tutti i servizi di streaming musicale (Apple Music, YouTube Music, ecc.), e non solo.

Per lavoro faccio continuamente ricerche su Amazon dei prodotti più disparati, che regolarmente mi vengono suggeriti come se fossero tutti di mio interesse.

L'account Netflix ha per fortuna il profilo bambini, ma certe cose lì non sono disponibili, ed è facile che il mio profilo possa essere usato anche per cose non mie al 100%, anche solo, di nuovo, per ragioni di lavoro. Idem dicasi per Prime Video, Disney+ o qualsiasi servizio di streaming vogliate.

Gli algoritmi, gli automatismi, tutto ciò che pensa ed agisce al posto tuo sono uno dei vizi dell'informatica moderna ai quali è facile abituarsi. Almeno finché funzionano. Perché il problema di quanto non lo fanno, è che diventa difficile riprenderne il controllo, perché spesso non sono così personalizzabili come sembrerebbe, né così infallibili come i loro autori vorrebbero. Ed una volta che ti abitui ad ignorarli perché sai che non sono attendibili, è come se non ci fossero, solo che, ironia della sorte, spesso non sono nemmeno disattivabili, perché se c'è una cosa che a tutte le aziende piace è proprio raccogliere più dati possibile sui loro utenti, nell'illusione di conoscerli meglio.

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