L'inflazione ha già colpito la tecnologia, ed i prezzi potrebbero ancora salire

L'economia mondiale è già in crisi, ma il peggio non è detto sia passato
L'inflazione ha già colpito la tecnologia, ed i prezzi potrebbero ancora salire
Nicola Ligas
Nicola Ligas

I prodotti tecnologici, quelli belli, che ci piacciono, che hanno tutte le ultime novità e funzioni, sono cari. Lo sono sempre stati. Lamentarsi dei prezzi dei nuovi dispositivi Apple difficilmente fa notizia, ed anche i top di gamma Android sono andati sempre a rincarare. Ma quello che stiamo vivendo adesso è diverso.

Da diversi mesi ormai è tutto più caro: dalle varie utenze domestiche, ai carburanti, fino ai beni di prima necessità, gli italiani (e non solo) stanno subendo il peso di un'inflazione così galoppante come non la si vedeva da decenni. Tutto questo ha probabilmente anestetizzato tanti rincari che ci sono stati anche nel mondo dell'elettronica di consumo, che ormai colpiscono non solo i nuovi prodotti, ma anche i vecchi dispositivi. Parliamo di un fenomeno talmente sistematico e diffuso da non poter essere più imputato ad una singola azienza, quanto piuttosto ad un intero settore, per non parlare dell'economia in generale.

Non c'è più un iPad economico

Quando Apple ha presentato il nuovo MacBook Air M2, il precedente Air M1 è salito di prezzo. Lì per lì poteva sembrare una strategia per spingere il nuovo modello, ma guardando le cose da una prospettiva più ampia si nota un pattern.

Per anni l'iPad base è stato una spina nel fianco a tutta la concorrenza, perché aveva un prezzo pari a quello di un PC di fascia bassa, e spesso e volentieri si comportava anche meglio dal punto di vista di navigazione e multimedialità, andando al contempo ad attaccare due mercati diversi, anche sul fronte del prezzo.

Con l'arrivo dei nuovi iPad invece, sia iPad di 9a generazione che anche iPad mini sono rincarati e non di poco: 50 euro per iPad, almeno 100 per iPad mini.

C'è anche da dire poi che il nuovo iPad di 10ma generazione costa 200 euro in più la lancio rispetto al modello precedente, ma che i nuovi prodotti siano cari è qualcosa che passa più facilmente in sordina.

Il sistematico rincaro dei vecchi dispositivi però è qualcosa di ben più allarmante, sia perché riflette chiaramente un problema dell'industria stessa, che evidentemente sostiene costi che aumentano anche su tecnologia non recente, sia perché preclude ai consumatori un'opportunità preziosa: quella di prendere il vecchio modello svalutato all'uscita del nuovo. E chiariamo che abbiamo usato Apple come primo esempio, ma non è assolutamente un problema di Apple.

La shrinkflation della tecnologia

shrinkflation

Ci siamo ormai abituati da tempo al continuo rincarare di prezzo dei top di gamma Android ed iPhone, ma c'è una novità quest'anno, che potremmo chiamare shrinkflation. Si tratta di un termine mutuato dall'inglese e dal mondo alimentare: stessa confezione di prima, stesso prezzo, ma con meno prodotto all'interno. E nella tecnologia come funzionerebbe una cosa del genere?

Prendete ad esempio gli ultimi Xiaomi 12T: degli smartphone di fascia alta con fotocamera macro da 2 megapixel per "fare numero", tanto da non convincere DxOMark.

E sia chiaro che Xiaomi è quell'azienda virtuosa che rimane fedele al suo proposito di mantenere un margine di guadagno massimo del 5% medio fra tutti i suoi prodotti. Eppure anche lei è costretta a salire di prezzo, o a togliere qualcosa per non farlo.

E sia chiaro che, ancora una volta, abbiamo preso Xiaomi per fare un esempio, proprio perché il prezzo è sempre stato uno dei suoi punti forti, ma non parliamo più di un fenomeno limitato ad una specifica azienda.

Unica eccezione, almeno nel panorama smartphone, sono i Pixel 7 di Google, che mantengono lo tesso prezzo della generazione precedente pur migliorandola a tratti sensibilmente, e non caso abbiamo definito Pixel 7 Pro il premium phone dell'anno. Ma qui parliamo di Google, un'azienda che ha il suo core business altrove, e sugli smartphone può anche permettersi margini inferiori al 5% di Xiaomi, se non peggio. Anche Google però deve farsi i conti in tasca, e dove sente di dover tagliare ha già dimostrato anche di recente di falciare senza pietà.

Rincari ovunque, recessione in vista

not stonks

Pochi giorni fa Nothing, azienda probabilmente sconosciuta ai più, ha annunciato che i suoi auricolari true wireless, lanciati oltre un anno fa, rincareranno a breve del 50%.

Fate un giro nella pagina dei TV Samsung e vedrete che i Neo QLED 2022 costano tranquillamente oltre 1.000 euro in più dello stesso modello 2021 (a parità di serie e diagonale). E sempre in casa Samsung vi è forse sfuggito che Galaxy Watch 5 costa almeno 30 euro in più di Watch 4, e tecnicamente sono quasi lo stesso smartwatch.

Sonos, un brand tutt'altro che economico, già lo scorso anno aveva fatto lievitare il prezzo di tutta la sua line-up, inclusi i vecchi modelli.

Anche l'abbonamento ad Amazon Prime rincara, Netflix prende di mira la condivisione, Disney+ sale di prezzo, ed in generale i migliori prodotti di elettronica sono costantemente o in salita, o offrono di meno a pari prezzo, e le offerte sui vecchi dispositivi diventano sempre più difficili da scovare.

E le previsioni per il prossimo futuro sono tutt'altro che rosee. Dell'impatto della guerra Russia-Ucraina sul mercato tech europeo si discute da tempo, ma di recente il Fondo Monetario Internazionale, ha riveduto al ribasso le sue previsioni: la crescita globale per il 2022 resta confermata al 3,2%, mentre per il 2023 è stata abbassata al 2,7%, rispetto al 2,9% previsto a luglio; per l'Italia in particolare si parla di recessione nel 2023, con un calo del PIL dello 0,2%, rispetto ad un 3,2% nel 2022, ovvero il peggio deve ancora venire.

Sappiamo tutti che, in tempi di crisi, le cose essenziali sono altre. Il prezzo del gas e dell'energia alle stelle è senz'altro una preoccupazione concreta, con la quale dovremo fare i conti sempre più nei prossimi mesi, ed i beni accessori, come quelli tecnologici, sono in coda alla lista delle necessità.

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