Abbiamo tutti bisogno di una Ricerca Google migliore

Abbiamo tutti bisogno di una Ricerca Google migliore
Nicola Ligas
Nicola Ligas

Poche settimane fa, in pieno agosto, Google annunciava un aggiornamento molto importante per il suo strumento principale, il motore di ricerca: "Più contenuti dalle persone, per le persone nella ricerca". L'idea alla base è semplice, talmente banale che, agli occhi di un profano, verrebbe da esclamare "ma non è già così?": evitare che Google privilegi contenuti che non sembrano scritti per un pubblico umano, quanto piuttosto per compiacere gli algoritmi del motore di ricerca e/o per indurre l'utente a cliccarci sopra, al punto che in alcuni casi viene anche da chiedersi se siano stati effettivamente scritti da una persona.

Queste modifiche vanno a braccetto con un'altra novità lanciata in primavera, e relativa alle recensioni prodotto, allo scopo di far trovare all'utente sempre più contenuti autentici e davvero utili. Entrambe le novità sono già disponibili a livello globale, per gli utenti di lingua inglese (la prima è in realtà ancora in rollout, ma la conclusione del rilascio è attesa per domani); per quanto riguarda l'italiano però non ci sono date, e la storia passata ci insegna che possono volerci anche anni perché aggiornamenti di una simile portata si diffondano. Ma non è questo il problema.

Non è solo un problema di contenuti...

Questo aggiornamento farà sì che contenuti non originali e di bassa qualità non si posizionino in cima ai risultati di ricerca. Volendo essere puntigliosi si potrebbe obiettare che non dovrebbero proprio posizionarsi, ma non staremo qui a cercare il pelo nell'uovo nei comunicati di Google, tanto più che gli esperimenti condotti dal motore di ricerca hanno rivelato che i maggiori miglioramenti ci sono proprio con contenuti relativi allo shopping ed alla tecnologia (tra le altre cose).

Il fatto è che non solo i contenuti proposti in SERP (search engine results page - la pagina con i risultati del motore di ricerca) potrebbero migliorare, ma è la stessa SERP di Google che col passare del tempo è cambiata, e non propriamente in meglio per l'utente.

Un paio di mesi fa usciva un'interessante analisi de Il Post il cui titolo è tutto un programma: "le ricerche su Google non sono più quelle di una volta", che analizzava sia com'è cambiato il motore di ricerca, che gli usi della gente. Google è infatti ormai da oltre un ventennio il motore di ricerca dominante a livello globale (84,75% di market share desktop, 95,6% su mobile) e con il passare del tempo si è evoluto, sia a livello di algoritmi che nel modo in cui i risultati vengono presentati.

La SERP relativa a "Samsung Galaxy S22", visibile qua sopra, è particolarmente esemplificativa: 4 annunci, il box notizie, ed una scheda laterale con vari link per l'acquisto e le ulteriori schede dettagli, recensioni e negozi che si aprono in un pop-up nella stessa pagina. Continuando a scorrere abbiamo, sotto al blocco news, il sito ufficiale di Samsung, e poi l'ulteriore box "le persone hanno chiesto anche", che continua ad espandersi con nuove domande se doveste cliccare su una di quelle presenti. Di fatto, dopo 2 intere schermate, ancora non c'è un vero risultato organico.

Laddove prima c'erano solo dei link ad una risorsa sul web, adesso ci sono tanti box di vario tipo, annunci, news (occasionalmente anche Twitter), video ed altre "distrazioni" che facilmente catturano l'attenzione degli utenti, e rendono il posizionamento su Google sempre meno efficace.

Inoltre, con il passare del tempo, Google ha cercato di fornire sempre più la risposta in modo proattivo, senza che l'utente dovesse lasciare la SERP per ottenere ciò che voleva. In alcuni casi è addirittura il motore di ricerca stesso che estrae contenuti dai risultati di ricerca, per presentarli subito all'utente, in modo che quest'ultimo non debba cliccare per ottenere ciò che vuole.  

È un approccio logico se ci pensate bene: se Google fornisce solo link, l'utente cliccherà su uno dei primi lasciando subito, di fatto, il motore di ricerca, per proseguire la sua navigazione altrove. Con l'avvento dei social network poi, che invece per loro stessa natura tengono incollati a sé stessi gli utenti, la differenza nel tempo di permanenza è diventata considerevole: Google è il sito più visitato al mondo, ma al contempo quello sul quale gli utenti stavano di meno; e Google ha cercato di cambiare questo stato delle cose.

... ma anche di utenti

social final

Al contempo anche le abitudini degli utenti sono cambiate: la ricerca da mobile è diventata via via sempre più preponderante, e lì Google è ancora più leader che non sul desktop. Inoltre, è proprio il pubblico ad utilizzare in modo diverso i tanti strumenti in più che ha a disposizione.

Lo scorso anno TikTok superava Google come sito più popolare al mondo (fonte: Cloudflare), e di recente è addirittura circolata la bufala che lo avrebbe superato anche come motore di ricerca (spoiler: TikTok non è un motore di ricerca, e paragonarlo a Google è come confrontare pere e nuvole).

Il punto è che comunque Google non è più il vate unico che era un tempo, e per ottenere una risposta non è detto che l'utente di oggi faccia per forza una ricerca su di esso. Magari si fiderà solo degli influencer/creator di sua scelta, magari cercherà un regalo direttamente su Amazon, o forse si lascerà ispirare da Instagram per scegliere l'arredamento di casa. E pazienza se magari saranno anche contenuti sponsorizzati dei quali nemmeno si è accorto.

La colpa di questo non è certo di Google, ma al contempo è stato anche il motore di ricerca stesso ad alienare un po' il suo pubblico, sia con la qualità che con la visibilità data ai suoi risultati.

Abbiamo insomma tutti bisogno di un Google migliore, ma non solo nei suoi algoritmi.

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