La chiusura di Stadia non è solo un'altra lapide nel cimitero di Google, e il peggio potrebbe ancora venire

Tutti dicono che se lo aspettavano, ma le ragioni forse sono più complesse
La chiusura di Stadia non è solo un'altra lapide nel cimitero di Google, e il peggio potrebbe ancora venire
Nicola Ligas
Nicola Ligas

La prossima chiusura di Stadia, annunciata a sopresa ieri sera da Google, è la classica notizia che era nell'aria da un pezzo, ma che comunque ha colto tutti di sorpresa. Etichettare questa decisione solo come una mancanza di impegno da parte di Google sarebbe però riduttivo, e forse c'è dell'altro dietro l'improviso abbandono di Stadia, che non lascia presagire niente di buono per il prossimo futuro. Scongiuri facendo. 🤘

Una chiusura annuciata?

Google chiuderà (senza stupire nessuno) Stadia a gennaio. Questo è il senso del titolo dell'articolo di Engadget in merito alla chiusura di Stadia, e come lui in tanti hanno fatto leva sul fatto che la mossa di Google fosse ampiamente prevedibile. E lo era!

Stadia è stata lanciata quasi 3 anni fa, nel novembre 2019, con una serie di anticipazioni che risalgono alla primavera dello scorso anno. Le ambizioni di Google erano grandi: rivoluzionare il mondo del gaming, sdoganando l'esperienza di cloud gaming, che fino ad allora non era stata propriamente di massa.

Il lancio però fu un mezzo fiasco, perché il servizio non era così maturo come il teasing dell'azienda aveva lasciato intendere. Sarebbe bastato dire che era ancora un beta, e già sarebbe stato tutto diverso, ma Google non brillò in materia di comunicazione con gli utenti; e non ha mai brillato, in tutti i quasi 3 anni di vita del servizio.

Non è stato una caso se la nostra recensione iniziale di Stadia fu molto severa, ma a difesa del servizio di Google dobbiamo dire che col tempo le cose sono migliorate. Un anno dopo il lancio, ci credevamo: credevamo che Stadia avesse un futuro, e che Big G ci credesse. Ci sbagliavamo, ma ciò non cambia i progressi fatti dal servizio di Google, che ad oggi è forse il modo più semplice e immediato per giocare nel cloud.

Nel corso degli anni successivi Stadia è andata avanti, aggiungendo regolarmente nuovi giochi (mai troppi!), ma senza alcuna vera rivoluzione, senza che Google la mettesse mai al centro dei suoi eventi: era come una nave trasportata avanti da una calma corrente, ma senza alcuna vela spiegata.

Ma finché la barca va...

I mensili aggiornamenti su Stadia erano spesso scarni, e privi di vere novità, mentre la concorrenza non stava certo a guardare. NVIDIA martella ogni giovedì la sua community con i nuovi giochi aggiunti a GeForce NOW, i cui numeri rimangono ancora un mistero, ma quantomeno sembra un servizio sul quale la sua azienda madre è pronta ad investire.

E poi ci fu la chiusura del game studio di Stadia ad inizio 2021 a raggelare gli animi. In un mondo nel quale i giochi AAA richiedono anche più di un lustro per essere sviluppati, Google chiudeva la sua "software house" a poco più di un anno dal lancio di Stadia.

Ma la barca continuò ad andare per qualche mese, fino all'affacciarsi dell'ipotesi white label, ovvero che la tecnologia dietro Stadia venisse concessa il licenza a terze parti per implementare i loro servizi di cloud gaming: un segno che il servizio in sé non aveva sfondato, ma che non fosse "da buttare".

E poi il tempo è passato, non senza qualche altro segnale negativo, come la rimozione della sezione gaming dal Google Store, fino ad arrivare a fine luglio 2022, quando un'indiscrezione riportò che Stadia fosse ad un passo dal cimitero di Google, notizia prontamente smentita. E invece...

Eppure c'è qualcosa di strano...

I motivi per non rimanere basiti di fronte alla chiusura di Stadia ci sono tutti insomma, eppure, nonostante i numerosi segnali avuti nel corso del tempo, è altrettanto evidente che questa chiusura annunciata sia stata in qualche modo accelerata.

Google sta infatti smantellando tutto il possibile con estrema fretta, a dispetto del fatto che la chiusura effettiva del servizio arriverà solo il prossimo anno, e senza più parlare di white label, che come già accennato poteva essere una possibilità di ricavare comunque qualcosa da tutta l'avventura di Stadia.

Il canale YouTube di Stadia, ad esempio, è già stato privato di ogni contenuto: non c'è più nemmeno un video, sono stati tutti cancellati.

E sembra addirittura che gli stessi impiegati di Google che stavano lavorando a Stadia siano stati informati della sua chiusura solo 45 minuti prima dell'annuncio pubblico, tramite un freddo meeting virtuale.

Appena un paio di giorni fa l'interfaccia desktop di Stadia è stata aggiornata, e solo da due settimane è stato lanciato lo streaming in 1440p, ed un mese prima la funzione Party Stream. Non continui a lanciare novità per un servizio se poi tanto pensi di chiuderlo da lì a pochi mesi, no? E vi ricordate le partnership con LG e Samsung che avevano portato Stadia sui TV delle due aziende?

E tutto ciò senza nemmeno citare gli sviluppatori coinvolti, che magari erano da mesi (se non di più) al lavoro su giochi che ora forse nemmeno vedranno la luce del sole (almeno su Stadia); ed a quanto pare anche loro erano all'oscuro di tutto, ed ovviamente non l'hanno presa bene venendolo a sapere dalla stampa.

Sicuramente, ancora una volta, Google ha peccato di pessima comunicazione, sia interna che esterna, ma perché correre a questo modo? Perché rimetterci anche la faccia, con una mossa che, per quanto prevedibile, è stata fin troppo repentina?

L'ipotesi più ragionata che possiamo fare è una sola: soldi. A quanto pare tenere in vita il servizio costava molto di più di quello che la piattaforma faceva incassare a Google, che adesso dovrà anche rimborsare gli utenti Stadia per non perdere del tutto la faccia.

A breve ci saranno le earnings call per l'ultimo trimestre dell'anno, ed i contabili di Google staranno facendo i conti in tasca all'azienda, e Stadia è stato solo uno dei rami da recidere. Del resto lo ha detto anche Google nel breve blog post in cui ha spiegato le ragioni della chiusura: "Stadia hasn't gained the traction with users that we expected", Stadia non aveva gli utenti che Google avrebbe voluto, ovvero, in ultima battuta, non generava abbastanza flusso di cassa.

E se state pensando che un'azienda come Google poteva investirci di più, probabilmente avete ragione, ma non in questo momento storico.

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Dopo lo scoppio della pandemia di COVID nel 2020, ed il conseguente lock-down, le borse hanno ovviamente accusato un duro colpo, ma hanno inziato a risollevarsi già da giugno 2020, continuando a crescere fino a circa un anno fa, ma da allora la situazione si è fatta molto più incerta, e la guerra in Ucraina sta contribuendo ulteriormente a questo nervosismo.

Sono numerose le big (e meno big) tech che negli ultimi mesi hanno annunciato licenziamenti o comunque importanti revisioni dei loro piani. Apple ha fermato le nuove assunzioni e Meta ha fatto altrettanto, con in più lo spettro di licenziamenti, ed in mezzo a tutto questo potremmo citare fatti ancora più estremi, come il sucidio del Vicepresidente di Bed Bath & Beyond in seguito ad ingenti licenziamenti.

Ovviamente anche Google si sta preparando ad un lungo inverno, con un taglio dei costi che potrebbe raggiungere il 20%.

E questo solo guardando più o meno solo la sfera tecnologica. Ma che dire di Ford, le cui azioni sono scese del 12,3% martedì scorso, dopo l'annuncio di 1 miliardo di dollari di costi extra legati all'inflazione e all'approvvigionamento di materie prime. E di esempi così ce ne sono ormai a bizzeffe, ma rischieremmo di uscire troppo dal seminato.

Il concetto è che, in una situazione del genere, e per di più con lo spettro di una guerra che potrebbe diventare sempre più ampia all'orizzonte, Stadia era solo un ramo rinsecchito che è stato rescisso con una fretta che in altri momenti forse non le sarebbe stata dedicata; fermo restando che sono state anche tutte le sbagliate decisioni prese negli anni passati a renderlo così poco remunerativo.

Chi sarà il prossimo?

Come avrete intuito, le previsioni per il prossimo futuro non sono rosee, e Stadia potrebbe essere solo l'inizio di altri tagli ai propri servizi che Google dovrà fare se vorrà raggiungere quel famigerato 20%.

Ma attenzione, perché qui non stiamo più parlando di un problema soltanto dell'azienda di Mountain View. Che Google abbia "difficoltà" (tanto per usare un eufemismo) nell'impegnarsi a lungo termine è cosa nota, e l'analisi del perché potrebbe andare avanti a lungo, ma il momento storico/economico che stiamo vivendo impone anche una riflessione più ampia, che va da di là di Stadia e di Google.

La prossima vittima potrebbe essere insomma ben più illustre di così, e l'uso del termine "vittima" speriamo che non sia di cattivo auspicio, perché sarebbe l'ultima cosa di cui avremmo bisogno. E scusateci se abbiamo chiuso con una nota tanto negativa, sperando ovviamente di sbagliarci.

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