Windows non potrà mai essere ciò che vorreste che fosse (opinione)

E ciò non è necessariamente un male per tutti.
Windows non potrà mai essere ciò che vorreste che fosse (opinione)
Nicola Ligas
Nicola Ligas

La prossima settimana (24 giugno ore 17) Microsoft annuncerà Windows 11: ormai è praticamente una certezza, dopo che una recente build del sistema operativo è trapelata nei giorni scorsi. Intuitivamente immaginiamo giovedì prossimo sarà annunciato il sistema operativo e che magari partirà la fase di test con gli insider, ma difficilmente lo vedremo rilasciato al grande pubblico prima di ottobre prossimo. Non è quindi certo questo il momento di tirare le fila, anche perché le informazioni in nostro possesso sono ancora molto frammentarie, ma dopo aver provato detta build trapelata, e dopo aver letto molti dei vostri dubbi e delle vostre domande, ci sentiamo almeno una cosa di dirla: non fatevi illusioni.

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Quella che abbiamo visto è solo la punta dell'iceberg, e sicuramente ci saranno app, servizi e funzionalità nuovi/rinnovati, ma l'essenza di Windows, quella che sembra stare a cuore a (per non dire "preoccupare") molti di voi, difficilmente cambierà. Al di là del fatto che Windows 10 doveva essere "l'ultima versione di Windows", questo 11 (o come si chiamerà, magari è solo un nome interno) sembra condividerne tutte le basi; e non importa quante novità, grafiche o meno, verranno aggiunte al di sopra: Microsoft semplicemente non può e non vuole dare un colpo di spugna.

Windows è sempre stato un sistema operativo ubiquo, fatto per girare sull'hardware più disparato, e per mantenere quella compatibilità anche con il passare del tempo. Essere il sistema operativo desktop più utilizzato al mondo ha infatti i suoi grandi svantaggi. Tantissime aziende basano il loro lavoro su software magari collaudatissimi ma anche (molto) datati, che giravano già su XP o precedenti versioni, e Microsoft non vuole rompere quel giocattolo.

Il supporto a Windows XP, per esempio, si è concluso nel 2014, ma anche nel 2017 è arrivato un aggiornamento straordinario. E la stessa cosa fanno anche grandi software house, come Avast, che ha interrotto il supporto a XP e Vista solo nel 2019, segno di un mercato davvero resistente ai cambiamenti. In Italia le versioni di Windows antecedenti alla 10 rappresentano ancora quasi il 15% del totale, tanto per darvi un'idea.

[sentence_sx]Il pannello di controllo non se ne andrà (mai)[/sentence_sx]

Sia chiaro però che questa retrocompatibilità è anche una zavorra, sotto molti punti di vista, soprattutto per l'utente comune, che vorrebbe sempre tutto nuovo, scintillante e ben ottimizzato. Per questo il pannello di controllo è ancora lì, per questo il file manager è sempre lo stesso da generazioni (non fatevi ingannare dalle nuove icone). Per questo abbiamo ancora device manager, regedit, e anche il vecchio Windows Media Player (ok no, per quest'ultimo non ci sono scusanti - NdR).

Il primo, vero segnale di cambiamento in tal senso sembrava in arrivo con Windows 10x, che ad esempio prevedeva l'esecuzione delle app Win32 all'interno di un "contenitore" (una sorta di macchina virtuale isolata dal resto del sistema). L'idea fu poi abbandonata, ma quello che avevamo intravisto era comunque un OS diverso dal Windows che conosciamo, sotto molti aspetti (sì, anche esplora file).

Perché il punto è proprio questo: se vogliamo che tutto cambi, bisogna che tutto cambi. Perdonateci la tautologia, ma è proprio così. Windows ha troppi vincoli con il passato, e finché Microsoft non deciderà di reciderli (e nulla lascia presagire che possa farlo, ma mai perdere la speranza), dovremo conviverci. Un nuovo sistema operativo poteva essere la soluzione, ma Windows 10x è stato abbandonato, e di lui al momento sembra sopravvivere in Windows 11 solo la grafica; se poi ci sarà anche altro, lo scopriremo (forse) giovedì prossimo.

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