Lo show di Xiaomi: un ecosistema di prodotti e una promessa da mantenere

Lo show di Xiaomi: un ecosistema di prodotti e una promessa da mantenere
Emanuele Cisotti
Emanuele Cisotti

Durante la giornata di ieri Xiaomi è stata Mega. Questo è il termine che ha scandito la presentazione degli innumerevoli prodotti lanciati sul mercato. Un termine privo di significato di per sé, ma che cercava quantomeno di essere nuovo in una collezione di presentazioni che riciclano ancora e ancora gli stessi termini.

E il lancio al BMW Welt (uno splendido edificio sede del museo BMW a Monaco di Baviera) voleva essere per prodotti decisamente non "riciclati". Se vi foste persi di cosa si è parlato ecco qui tutti i link per recuperare:

In sostanza Xiaomi ha lanciato i suoi nuovi smartphone della famiglia T (ovvero top di gamma a prezzi "aggressivi" a circa 6 mesi dal lancio dei suoi top di gamma originali), forse non gli smartphone più attesi di tutto il portafoglio dell'azienda, ma sicuramente quelli più interessanti per molti, incarnando meglio di tanti altri lo spirito originale di Xiaomi.

Ha poi contornato il tutto con un gran altro numero di prodotti del suo ecosistema, rinominato adesso ecosfera. Fra i più interessanti sicuramente il robot aspirapolvere con base di lavaggio e le nuove TV QLED.

Prodotti per molti versi non banali e che appunto cercano di scostarsi dall'idea di riciclo che spesso vediamo sempre più presente nella tecnologia odierna. Un esempio è 12T Pro con il processore Snapdragon aggiornato e la fotocamera da 200 megapixel (secondo smartphone al mondo a equipaggiarla), oppure la versione non Pro con il nuovo processore Dimensity 8100 Ultra. Anche il robot aspirapolvere integra soluzioni ad oggi quasi inedite in tantissimi concorrenti, come la base di lavaggio e asciugatura automatica e i panni che si sollevano in automatico quando viene rilevato un tappeto, per evitare di bagnarlo.

Se c'è un principio di "banalizzazione" è però nei prezzi. Molti dei prodotti citati infatti, al netto di qualche ghiotta promo di lancio, hanno prezzi non proprio popolari.

Il nuovo 12T Pro parte da 849€ (lo scorso anno era di 649€), il robot aspirapolvere costa 899€ e l'economico Redmi Pad ha un primo prezzo di 279€. Intendiamoci i prezzi sono saliti per tutti i produttori (ci vogliono 999€ per il corrispettivo Motorola, non proprio il brand più chiacchierato del mercato) e che un aumento fosse previsto anche in casa Xiaomi era praticamente scontato. Le aziende che stanno realizzando lanci dopo l'estate stanno pagando il fatto di essere le prime ad esporsi dopo l'enorme aumento dei costi di produzione e della logistica. Fra queste appunto, oltre a Xiaomi, possiamo citare Apple, Motorola e OPPO (seppur nella fascia media). Fra meno di un anno probabilmente ci saremo dimenticati in modo rassegnato (purtroppo) di come stiamo guardando oggi a queste cifre.

E potrebbe finire qui. Se non fosse che TJ Walton, Product marketing manager Global Ecosystem, durante una sessione di domande da parte dei giornalisti, ha riportato alla luce una interessante promessa fatta da Xiaomi ormai molti anni fa: mantenere i suoi margini al minimo.

Per la precisione al tempo si parlò di un 5% massimo medio fra tutti i suoi prodotti. TJ Walton fa sapere che l'azienda è ancora assolutamente impegnata nel far sì che questa promessa venga mantenuta. E se vogliamo credere alle sue parole potremmo desumere una sola conclusione: se il margine è ancora così basso con prezzi così alti, il problema dei prezzi è ancora più grave di quello che potesse sembrare. Non si tratterebbe, come si potrebbe legittimamente pensare, di una azienda in crescita che vuole aumentare i propri margini, ma semplicemente un'azienda impossibilitata a proporre cifre differenti. E considerando che Xiaomi è un'azienda cinese, di fatto quindi molto vicina geograficamente e culturalmente ai produttori di componenti, è difficile vederci un futuro roseo per il mercato della tecnologia.

In un momento storico per la tecnologia abbastanza stagnante è notevole l'impegno di Xiaomi nel portare centinaia di giornalisti da tutto il mondo a Monaco di Baviera per scoprire i suoi nuovi prodotti dell'ecosistema.

Prodotti più cari, indubbiamente, ma che anticipano solo un futuro di aumenti. Cercando però di non tradire il suo spirito. Non troppo almeno.

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