Cosa sono i green bond e come vengono usati dalle big tech

Cosa sono i green bond e come vengono usati dalle big tech
SmartWorld team
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L’obiettivo è sempre lo stesso: aumentare fatturato e utile. E anche nel caso dei green bond non cambia il modo per centrare lo scopo finale. Siamo infatti davanti a obbligazioni da acquistare, ma - a differenza di soluzioni simili - stanno oggi trovando sempre più terreno fertile tra le big tech.

Quali sono allora i tratti distintivi dei green bond? In cosa si differenziano rispetto ad altri strumenti presenti sul mercato? Perché sono proprio le big tech a mostrare interesse nei confronti dei green bond? Dobbiamo aspettarci una crescita nell’immediato futuro o l’entusiasmo è destinato a calare? E poi, sono davvero utili per lo scopo che si prefiggono?

Green bond, cosa sono

I green bond, come lascia intendere il nome, sono le obbligazioni verdi. In buona sostanza sono uno strumento per raccogliere denaro e finanziare progetti con ricadute in termini ambientali. Proprio questo è l’aspetto che li differenzia rispetto ai bond generici. L’attenzione per la sostenibilità e l’ambiente è infatti sempre più crescente. Di conseguenza Stati e società stanno mostrando un certo attivismo. Da non confondere con la filantropia ambientale. Perché in fondo si punta sempre a ottenere un profitto ed evidentemente la sostenibilità prospetta interessanti margini di crescita.

In sintesi, i green bond si caratterizzano per la presenza di un progetto da finanziare.

Per il vincolo di destinazione del denaro raccolto al programma selezionato. Per il controllo periodico dell’uso dei proventi. E infine per il ruolo centrale ricoperto da un revisore esterno, incaricato di certificare gli obiettivi e la regolarità della gestione.

Big tech e green bond, come sono usati

Nell’ambito della sostenibilità ambientale, i campi di applicazione dei green bond sono pressoché sterminati. Pensiamo ad esempio alla possibilità di finanziare iniziative legate all’uso razionale dell’acqua oppure allo smaltimento dei rifiuti. Ma anche all’edilizia ecologica oppure alla raccolta di denaro per l’ammodernamento delle infrastrutture per i trasporti. Per non parlare dello stretto legame esistente tra obbligazioni verdi e contrasto dell’inquinamento.

Non sorprende allora che dinanzi a questo ampio ventaglio di possibilità, le big tech si stiano lanciando a capofitto. Da una parte si aprono opportunità di guadagno e dall’altra centrano obiettivi con ricadute positive per la collettività. Nel mezzo c’è il miglioramento della propria immagine aziendale, per nulla scontata in ambito tech.

Esempi utilizzo green bond da parte delle big tech

Ecco quindi che per scrollarsi di dosso le accuse di contribuire al cambiamento climatico, le big tech scommettono sui green bond. Gli esempi di utilizzo sono numerosi. Apple, ad esempio, promuove un programma green bond da 4,7 miliardi di dollari finalizzato al taglio delle emissioni annuali di anidride carbonica di oltre 920.000 tonnellate. Google mette sul piatto 3,47 miliardi di dollari dei proventi netti per finanziare i progetti verdi e sociali contenuti nel framework Sustainability bond di Alphabet.

Analoga sensibilità è dimostrata da Amazon con il suo piano di riduzione delle emissioni nette di anidride carbonica entro il 2040. Oppure da Facebook e da Microsoft che puntano a raggiungere il medesimo obiettivo entro il 2030. Oltre il mercato hi-tech, la catena di caffè statunitense Starbucks ha raccolto un miliardo di dollari con cui finanziare il programma di approvvigionamento di grani di caffè da produttori sostenibili così da rendere più ecologiche le sue attività.

Chi ha inventato i green bond

Se facciamo un passo indietro, scopriamo l’esistenza di una vera e propria data di creazione dei green bond. Dobbiamo risalire a poco più di 10 anni fa, esattamente al 4 luglio 2007. In quel giorno, la Banca europea degli investimenti ha collocato sul mercato il primo green bond, il cui valore era di 807 milioni di dollari.

Se restringiamo il campo di osservazione alla sola Italia, scopriamo che il primo green bond ha visto la luce nel 2014. Del valore di circa 500 milioni di euro e dalla durata di 10 anni, porta la firma di Hera, multiservizi ambientale bolognese. Come accennato, anche gli Stati piazzano obbligazioni verdi. E il primo a farlo è stato la Polonia nel 2016. Il valore del collocamento è stato di 750 milioni di euro. A oggi, nonostante l’interesse manifestato dai governi, l’Italia non ha ancora emesso alcun green bond. Esiste anche un’associazione internazionale dei mercati di capitali (Icma, International capital market association) che stila e aggiorna le caratteristiche di una obbligazione green. Si tratta dei cosiddetti green bond principles.

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