Google ha i giorni contati

Se l'intelligenza artificiale è in grado di rispondere direttamente alle nostre domande, perché sforzarsi a cercare?
Giuseppe Tripodi
Giuseppe Tripodi Tech Master
Google ha i giorni contati

Se non avete vissuto sottoterra negli ultimi anni, vi sarete accorti che l'intelligenza artificiale è diventata una tecnologia predominante nell'informatica: tutte le più importanti aziende del settore stanno inseguendo il trend e implementando soluzioni basate su IA, e tutti gli indizi ci suggeriscono che l'intelligenza artificiale è qui per restare

In particolare, dal lancio di ChatGPT è esploso l'interesse per l'intelligenza artificiale generativa, ossia quel tipo di IA in grado di creare contenuti, che ha avuto ampio successo sia nella generazione di immagini (vedi Midjourney e simili), ma anche nella stesura e rielaborazione di testi.

Proprio l'IA generativa è protagonista indiscussa di un nuovo modo di trattare il web che, in un futuro non troppo lontano, potrebbe portare alla morte dei motori di ricerca per come li conosciamo (e quindi addio a Google, praticamente unico motore di ricerca degno di questo nome).

Domande e risposte dirette

Non so quanto spesso vi sia capitato di porre le vostre domande direttamente a ChatGPT (e simili) invece di fare una ricerca su Google, ma posso dirvi con una certa sicurezza che, nella gran parte dei casi, funziona meglio.

Invece di inserire una query di ricerca relativamente generica su Google, aprire un risultato che sembra affidabile, leggere una pagina web ed estrapolare l'informazione che ci serve, facendo una domanda diretta a una IA, questa sarà in grado di risponderci direttamente nella grande maggioranza dei casi.

Un esempio concreto: in vista delle prossime elezioni europee, durante una conversazione sulle istituzioni europee, sono venuti fuori dubbi sulle differenze tra Consiglio europeo e Consiglio dell'Unione Europea (no comment sui nomi delle nostre istituzioni): su Google sono riuscito rapidamente a trovare una (ottima, a dire il vero) pagina istituzionale dedicata proprio a questo dubbio, ma chiedendo a ChatGPT ho ottenuto una risposta chiara e ben schematizzata, che mi ha evitato una lettura più lunga e articolata.

Certo, esiste il problema reale che l'IA possa prendere un abbaglio e inventarsi qualcosa, e questo è un enorme problema che andrà affrontato a tempo debito (chi si assume la responsabilità delle risposte fornite? È legittimo prendersela con una IA, che per definizione non ragiona, non conosce, ma rielabora soltanto? Dove ci porterà questa nostra pigrizia intellettuale?).

Ma sta di fatto che, pigrizia intellettuale o meno, la strada intrapresa è chiara: non solo ChatGPT, tutte le grandi società tech stanno spingendo su intelligenze artificiali in grado di rispondere direttamente alle domande degli utenti. In tal senso, Google (motore di ricerca) potrebbe vedersele brutta nei prossimi anni, ma Alphabet (azienda) sta cavalcando l'onda con Gemini, che è sempre più integrato in Android e in Chrome.

Sono tantissimi i servizi che iniziano a offrire soluzioni simili (Microsoft Copilot, Perplexity, Anthropic...) e le implementazioni sono sempre più utili e/o fantasiose (ad esempio le recenti "telefonate" col browser di Arc Search), ma la sostanza è sempre la stessa. E anche chi non sviluppa la propria IA che scandaglia il web in cerca di risposte, ha già in programma di sfruttare quella di terzi: parliamo di Apple, che pare abbia in programma di affidarsi ad altri (tra i nomi più citati, Gemini, ChatGPT e Anthropic) per avere un chatbot conversazionale in grado di rispondere agli utenti, adottando un approccio che sostanzialmente equipara la scelta di una IA a quella di motore di ricerca.

Quanto sarà sostenibile?

La domanda quindi non è tanto se questo sia l'approccio più conveniente per gli utenti (spoiler: lo è), non è neanche se questo è l'approccio più etico nei confronti di chi scrive i contenuti su cui le IA vengono addestrate (spoiler: non lo è), ma quanto un approccio simile sia sostenibile nel lungo periodo.

L'intelligenza artificiale ha un costo, e anche piuttosto elevato: non parliamo neanche di monetizzazione da parte delle aziende che forniscono il servizio, ma di energia elettrica necessaria ad alimentarla.

Il più "banale" dei problemi, che però ha un impatto notevole: basti pensare che, secondo le stime, ChatGPT consuma oltre 500.000 kWh al giorno (per dare un termine di paragone: una famiglia di 4 persone consuma circa 3.000 kWh all'anno). Anche per questo, c'è chi confida in una svolta nell'energia nucleare per rendere le IA sostenibili (ad esempio, Sam Altman di OpenAI vorrebbe investire su micro reattori nucleari), ma è molto difficile credere che questi costi non si ripercuotano sugli utenti.

Un esempio di ricerca con IA su Gooogle

Un esempio di ricerca su Google con Intelligenza Artificiale (SGE, Search Generative Experience)

In altre parole, anche se in questo momento di espansione ci sembra scontato che le interazioni con le IA siano gratuite, non è affatto detto che in futuro vada così: a tal proposito, si parla già concretamente di un Google con IA integrato come opzione a pagamento e, in ogni caso, al momento è impensabile immaginare che una IA con una diffusione globale come Google possa reggersi solo sulle pubblicità.

Siamo quindi in una fase di transizione: è evidente a tutti che i motori di ricerca canonici non hanno futuro, ma sostituirli non sarà facile (o, almeno, non economico).

Tutte le news sulla tecnologia su Google News
Ci trovi con tutti gli aggiornamenti dal mondo della tecnologia
Seguici