Come funzionano le app iPhone e iPad su Big Sur? (video)

Nicola Ligas

L’avvento dei primi Mac con SoC M1 non ha solo segnato un profondo distacco col passato in termini di performance (per watt) ed autonomia (sui MacBook), ma ha portato anche un’altra grande novità, attesa da tempo: la piena compatibilità delle app iPhone ed iPad con macOS.

Adesso che anche i Mac hanno un SoC ARM infatti, le applicazioni per iPhone ed iPad possono girare nativamente senza problemi, ed infatti l’esperienza è ottima in termini di stabilità e funzionalità delle applicazioni. Ci sono però dei limiti, alcuni specifici ed altri più generali, che hanno un po’ adombrato questa novità rispetto alle altre.

Anzitutto il numero di applicazioni presenti è limitato. Gli sviluppatori possono infatti decidere di non rendere disponibili le proprie app per dispositivi mobili sull’App Store di macOS, e molti nomi illustri stanno seguendo questa strada per ora. Niente Facebook, Instagram o WhatsApp, ma nemmeno niente Netflix o Google Maps. Mancano insomma dei grandi nomi che facciano un po’ da traino e da richiamo, con l’eccezione magari di qualche gioco, come il popolare Among Us.

Inoltre dovete considerare che tutte quelle app e giochi che sfruttino sensori o gesture avranno delle difficoltà a funzionare correttamente. Big Sur consente di usare alcuni controlli da tastiera per supplire alla mancanza del touchscreen, in particolare sfruttando il trackpad, ma a livello di immediatezza non è certo la stessa cosa. Per fortuna l’App Store vi avverte prima: a fianco delle app che potrebbero avere problemi, c’è infatti scritto chiaramente “non verificata per macOS“, e le app per iPhone ed iPad sono separate da quelle ufficiali per Big Sur, in modo da non creare confusione.

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L’implementazione di Apple è insomma ben pensata, al netto di qualche limite sul ridimensionamento delle app (non tutte possono andare full screen, ma solo commutare tra portrait e landscape), ma il vero limite a mio parere sta da un’altra parte.

Se ci pensate bene infatti, molte app in origine sono nate per supplire alla povera esperienza che avremmo avuto con il semplice utilizzo del sito mobile di un certo servizio. Poi le cose col tempo sono anche cambiate, tanto che sono arrivate proprio le web app, ma la base di partenza resta questa. La morale della favola è che, se escludiamo applicazioni e giochi nati per dispositivi mobili (vedi appunto Instagram), praticamente tutte le altre app su desktop siamo già abituati ad usarle tramite browser. Tutti usano Facebook da anni sul browser di propria scelta, e l’avvento dell’app per dispositivi mobili non cambierebbe molto le cose in termini di funzionalità. E lo stesso discorso vale per Netflix, Maps e tanti altri servizi. Se ormai sei abituato a fruirne in un certo modo, bisogna che un’app dedicata porti davvero tanto di più sul tavolo per convincerti a cambiare abitudini, e difficilmente è così.

È di base lo stesso motivo per il quale l’avvento delle app Android sui Chromebook o anche su Windows (vedi per es. Bluestacks, ma pare ci si voglia buttare anche Microsoft) non hanno mai spostato troppo l’ago della bilancia. E questo non ha nulla a che fare con il sistema di controllo o con il fatto che i MacBook non siano touch, è proprio una cosa alla radice, che difficilmente potrà cambiare in futuro. Di questo ed altro abbiamo parlato nel video seguente, lieti di affrontare di nuovo l’argomento in futuro se ci fossero novità sostanziali delle quali parlare.