"Dobbiamo liberarci di Kaspersky": parla il sottosegretario dei Servizi segreti

In un'intervista rilasciata al Corriere, Franco Gabrielli sostiene che "dobbiamo liberarci da una dipendenza dalla tecnologia russa"
"Dobbiamo liberarci di Kaspersky": parla il sottosegretario dei Servizi segreti
Giuseppe Tripodi
Giuseppe Tripodi

In seguito all'invasione russa in Ucraina, tra gli esperti di sicurezza informatica si è discusso molto di Kaspersky, famosissimo antivirus prodotto dall'omonima azienda russa e installato su moltissimi computer della pubblica amministrazione italiana. Il Corriere della Sera parla di circa 2.700 partnership tra Kaspersky ed enti italiani, che includono ministeri, comuni, alcuni settori delle forze dell'ordine e partecipate nei servizi di pubblica utilità, oltre ad aziende private di grande interesse nazionale (una su tutte, Ferrari).

La paura, ovviamente, è che su pressioni del Cremlino l'antivirus possa in qualche fungere da cavallo di Troia e danneggiare la pubblica amminsitrazione italiana. A proposito della questione Kaspersky, pur senza citare esplicitamente il nome dell'azienda, si è espresso anche Franco Gabrielli, ex capo della polizia ed attuale Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, ossia il sottosegretario ai servizi segreti scelto dal primo ministro Mario Draghi.

Rispondendo alle domande di un'intervista al Corriere della Sera, Gabrielli dice:

[...]contiamo i limiti strutturali di un sistema di server pubblici inadeguato, e che pure in questo ambito dobbiamo liberarci da una dipendenza dalla tecnologia russa».

Che tipo di dipendenza?
«Per esempio quella di sistemi antivirus prodotti dai russi e utilizzati dalle nostre pubbliche amministrazioni che stiamo verificando e programmando di dismettere, per evitare che da strumento di protezione possano diventare strumento di attacco».

 Franco Gabrielli, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica

Franco Gabrielli, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica

Il riferimento a Kaspersky non è esplicito ma piuttosto lampante, trattandosi del più noto antivirus prodotto da un'azienda russa e ampiamente utilizzato dalla pubblica amministrazione italiana.

In un'altra intervista, sempre al Corriere, l'esperto di sicurezza informatica Corrado Giustozzi ha commentato le parole di Gabrielli.

Giustozzi precisa che Kaspersky è un'azienda internazionale, che in passato ha rivendicato più volte la propria indipendenza dal Cremlino, ad esempio spostando i propri datacenter a Zurigo e lanciando la Global Transparency Initiative.

Giustozzi aggiunge anche che le voci relative ad un possibile rapporto tra Eugene Kaspersky, fondatore dell'azienda, e i servizi segreti russi (KGB prima, FSB poi) vengono fatte risalire agli studi di Kasperky e sono piuttosto deboli. Kaspersky si è laureato alla Facoltà di matematica dell'Institute of Cryptography, Telecommunications and Computer Science, da cui il KGB reclutava i migliori crittografi: ma come spiegato dallo stesso Kaspersky, all'epoca degli studi in questione (Kaspersky si è laurerato nel 1987), tutte le università erano strettamente legate all'Unione Sovietica.

Tuttavia, anche Giustozzi non esclude un potenziale pericolo nel continuare ad utilizzare un antivirus russo sui computer della pubblica amministrazione. Pur constatando l'ottima reputazione di Eugene Kaspersky, Giustozzi precisa che non possiamo escludere che l'azienda possa subire delle pressioni dal governo russo: in tal caso, secondo l'esperto, l'ipotesi più plausibile non è che Kaspersky diventi agente attivo di un attacco informatico, ma più probabilmente che lasci passare eventuali malware russi con cui il Cremlino potrebbe tentare di attaccare la pubblica amministrazione del nostro paese.

Al netto di quanto dichiarato dai due esperti, ci sentiamo di ribadire che gli eventuali rischi riguardano nello specifico i computer della pubblica amministrazione e che, pur comprendendo un legittimo timore, chi utilizza l'antivirus Kaspersky non dovrebbe farsi prendere dal panico.

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