Nessuno può permettersi di fare a meno degli utenti europei, tanto meno Facebook | Opinione

Nessuno può permettersi di fare a meno degli utenti europei, tanto meno Facebook | Opinione
Giuseppe Tripodi
Giuseppe Tripodi

Nella giornata di ieri, 7 febbraio, ha fatto molto discutere in rete la (fantasiosa) ipotesi di un ritiro di Facebook e Instagram dal mercato europeo

La notizia, che è rimbalzata in rete e su tutti i giornali, nasce da un punto del rapporto annuale di Meta per la Securities and Exchange Commission (SEC), l'ente statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori. In questi documenti, le aziende sono tenute a far presente alla SEC tutto ciò che potrebbe accadere alla società, valutando anche le ipotesi più tragiche, che potrebbero avere impatti negativi sulla borsa.

Per questo motivo, Meta avrà ritenuto necessario esplicitare anche l'ipotesi di una chiusura di Facebook e Instagram dal mercato europeo, a causa dell'impossibilità di trasferire i dati degli utenti in territorio extra-UE.

Le stringenti norme europee sul trattamento dei dati, infatti, hanno comprensibilmente un impatto negativo sul modello di business di Facebook e Instagram, basato sulla vendita di pubblicità targettizzzta agli utenti.

Dal 2016, anno in cui è entrato in vigore il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (meglio noto come GDPR), i dati personali degli utenti europei sono sono tutelati da una serie di normative considerate tra le più rigide al mondo che, tra le altre cose, vietano il trasferimento delle informazioni personali degli utenti su server che si trovano al di fuori del territorio europeo.

Proprio per questo motivo, di recente anche Google è stata al centro di una diatriba legale, che ad oggi risulta ancora irrisolta: all'inizio di gennaio, il garante della privacy austriaco ha stabilito che Google Analytics viola il GDPR e, di fatto, sarebbe da considerare illegale in Europa. Pochi giorni dopo, il Garante europeo ha di fatto confermato la sentenza austriaca.

Mentre il nodo di Google Analytics è ancora da sbrogliare (e non sarà facile farlo), non sono passate 24 ore dai titoli allarmisti apparsi sui giornali prima che Facebook chiarisse al mondo intero che non ha alcuna intenzione di ritirarsi dal mercato europeo.

D'altra parte, come potrebbe? Nella giornata del 3 febbraio, Meta ha perso il 26,4% del valore in borsa: è stato il più grande calo di borsa mai registrato a Wall Street, che ha portato alla perdita di oltre 200 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Il principale motivo di questo tracollo in borsa è da ricercarsi nella lieve flessione del numero di utenti: per la prima volta nella sua storia, il numero di utenti di Facebook non era più in crescita.

Il calo è stato praticamente irrilevante in termini numerici, si è passati da circa 1,930 miliardi a 1,929 miliardi, ma è bastato quel 0,001 miliardi in meno di utenti per decretare il crollo in borsa.

L'Unione Europea ha una popolazione di circa 450 milioni di persone e dovrebbe bastare questo semplice numero per capire perché nessuna azienda che basa il suo valore sul numero di utenti può permettersi di rinunciare al mercato europeo.

Ma oltre alle cifre grezze, c'è un'altra considerazione importante da fare: l'Unione Europea è, per molti versi, il mercato più simile a quello statunitense.

L'Unione Europea è composta da democrazie liberali di stampo occidentale, la cui cultura e i cui valori sono molto simili a quelli degli Stati Uniti, che per noi europei sono ancora il principale esportatore di prodotti e servizi tecnologici (insieme alla Cina).

Anche per questa ragione, è semplicemente impensabile che un colosso come Meta possa permettersi di "minacciare" un ritiro di Facebook e Instagram dall'Europa. 

E, proprio in virtù dell'importanza del mercato europeo (specialmente nel digitale), come cittadini europei dovremmo essere sempre grati al GDPR che, pur con tutte le noie burocratiche che si porta dietro, resta un baluardo mondiale in termini di difesa della privacy.

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