Firma digitale per i referendum: come funziona e cosa occorre

Firma digitale per i referendum: come funziona e cosa occorre
SmartWorld team
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L’opera di digitalizzazione avviata dall’Italia coinvolge adesso uno degli strumenti dell’istituto di democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione. Via i banchetti, le scartoffie e gli autografi cartacei: la raccolta firme per i referendum potrà essere attivata anche online. Con conseguenze dirompenti in termini di immediatezza e di maggiore accesso a forme nuove di partecipazione democratica.

Una rivoluzione storica e “silenziosa” a guardare la poca risonanza mediatica sull’argomento, portata avanti con imperterrita convinzione dall’associazione Luca Coscioni e conclusasi, all’una e trenta di una calda notte di fine luglio, con l’approvazione all’unanimità in Commissione Affari costituzionali e Ambiente di un emendamento al decreto 77/2021, meglio conosciuto come “D.l.

semplificazioni”. Una svolta significativa dopo che l’Italia era stata condannata dall’ONU nel 2019 (caso Staderini-De Lucia) per le violazioni al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici arrecate da una legge del 1970, che ostacolava appunto la procedura referendum popolare attraverso la previsione di "restrizioni irragionevoli".

Referendum cannabis: oltre 200 mila firme in 48 ore

A battezzare la nuova procedura è la stessa associazione Luca Coscioni, da anni impegnata in prima linea per la legalizzazione dell’eutanasia: le circa 70mila adesioni raccolte online a pochi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della firma digitale hanno contribuito al raggiungimento delle 500mila firme.

Non sta andando peggio ad un altro dei temi “caldi” dell’associazione, vale a dire la battaglia per la legalizzazione della Cannabis: a poco più di 48 ore dal lancio della richiesta di referendum, sono già state raccolte oltre 200mila adesioni, avvicinandosi a grandi passi verso il traguardo delle 500mila firme (il termine ultimo scadrà il 30 prossimo 30 settembre).

L'immediata efficacia della norma transitoria

L’emendamento, che vede come primo firmatario il deputato di +Europa Riccardo Magi, compie dunque un passo decisivo nella regolamentazione della procedura di raccolta firme, finora ancorata a un quadro normativo vecchio di oltre cinquant’anni. Come spiegato dallo stesso onorevole, la norma transitoria del decreto consente l'immediato utilizzo della firma digitale per i referendum: i comitati promotori dovranno creare un apposito sito Internet convenzionato con l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) attraverso il quale raccogliere i consensi dei cittadini, rispettando così pienamente tutti i crismi della sicurezza e della piena salvaguardia dei dati inseriti manualmente. Onde evitare poi fenomeni distorsivi, verrà eseguito un controllo preventivo per impedire sul nascere eventuali tentativi di firme multiple riconducibili alla stessa persona. A completamento di un percorso già tracciato dalla norma transitoria, sarà inoltre predisposta a gennaio 2022 una piattaforma governativa per la raccolta delle firme online.

Cosa serve per la firma digitale per i referendum

L’elemento sul quale poggia la digitalizzazione dell’istituto di democrazia diretta è la firma elettronica qualificata, che permette di equiparare – quanto ad autenticità e integrità – l’adesione online alla classica firma scritta del soggetto richiedente. Due saranno quindi gli strumenti utilizzabili: lo SPID (l’identità digitale con la quale è possibile accedere a diversi servizi della pubblica amministrazione, tra cui anche le app IO e il Green Pass) o la carta d’identità digitale.

La firma digitale per i referendum eguaglia, quanto a immediatezza e semplicità della procedura, la controparte più tradizionale. Piuttosto che carta e penna, occorrerà avere a portata di mano un computer o un qualsiasi dispositivo mobile. Ma soprattutto, non ci saranno file o altre lungaggini che spesso e volentieri costituiscono da disincentivo nel procedimento di richiesta di referendum.

Chiunque voglia aderire dovrà innanzitutto raggiungere il sito Internet dedicato allo specifico quesito referendario e indicare alcuni dati personali, come il proprio indirizzo email e il Comune di residenza. La piattaforma genererà un messaggio di conferma inoltrato all’indirizzo di posta elettronica precedentemente inserito dal cittadino in fase di registrazione. Nella mail di conferma verrà quindi riportato un link che indirizzerà a una pagina nella quale l’utente sarà chiamato a identificarsi attraverso lo SPID o la carta d’identità digitale. Effettuata l’autenticazione, il sistema registrerà quindi la firma digitale, inviando infine una mail di conferma al soggetto sottoscrivente. Niente di più facile e immediato. Da precisare, comunque, che sarà mantenuta la classica procedura cartacea e in presenza.

Italia in prima linea

Sebbene la raccolta firme in formato digitale sia già piuttosto diffusa in Europa (in Germania, ad esempio, viene utilizzata per la presentazione dei nuovi partiti alle principali competizioni elettorali, sia nazionali che europee), l’Italia rientra tra i pochissimi paesi ad aver applicato tale strumento alla proposta di quesiti referendari: l’unico caso analogo è rappresentato dalle leggi entrate di recente in vigore nel Massachusetts e Ohio.

L'immediata entrata in vigore della norma transitoria permetterà di sperimentare il successo della firma digitale nei referendum, ma al tempo stesso valutare la consistenza del tetto minimo delle 500 mila firme. Che potrebbe risultare in taluni casi troppo basso se si considera l’immediatezza, l’accessibilità e l’utilizzo generale di Internet da parte dei cittadini. E lo dimostra, in fondo, la stessa recente proposta di referendum relativa alla legalizzazione della cannabis, dove si è raggiunta quota 200 mila in poco più di 48 ore. Una proiezione, quest’ultima, che dovrebbe portare agevolmente al superamento del tetto minimo delle 500 mila firme.

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