Cos'è la crisi dei chip e cosa sta comportando

La crisi del chip è esplosa nel 2021 ed è dovuta alla carenza di chip rispetto alla domanda: le motivazioni alla base sono diverse e tutte influenti
Cos'è la crisi dei chip e cosa sta comportando
SmartWorld team
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La cosiddetta "crisi del chip" è destinata a durare ancora: lo ha confermato il ministero dell'Industria e della Tecnologia dell'informazione cinese, che secondo quanto riporta il South China Morning Post ha ammesso che la situazione sta diventando non soltanto più pesante, ma difficilmente risolvibile a stretto giro. E lo confermano i mercati e le aziende, in affanno per mancanza di 

Di crisi dei chip si è iniziato a parlare all'inizio del 2021, quando l'approvvigionamento dalle industrie dei processori ha iniziato a diventare via via sempre più difficile. La richiesta è aumentata in modo esponenziale per diverse ragioni, e a Taiwan, principale centro produttivo di chip perché è qui che si concentrano la gran parte delle fonderie (insieme con Corea del Sud e Stati Uniti), è una corsa al rialzo dei prezzi, con Tsmc, leader mondiale nella produzione, che ha annunciato l'intenzione di aumentarli tra il 10 e il 20% tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022 cavalcando l'onda. Ma come ci si è arrivati?

Crisi del chip e pandemia Covid-19

La pandemia di Covid-19 è stata un punto di svolta per numerosi settori e mercati, in primis quello tecnologico. La richiesta di dispositivi tecnologi per consumi domestici è aumentata esponenzialmente, così come l'esigenza di digitalizzazione, trainata dal 5G. Il numero di aziende entrate nel "gioco" è salito vertiginosamente e la richiesta è aumentata, mentre l'offerta è rimasta praticamente la stessa, così come il numero di impianti di semiconduttori. E se il progresso tecnologico avanza a falcate sempre più ampie e veloci, la costruzione di questi impianti richiede tempo, sino a un anno e mezzo, e molte aziende non sono state in grado di pianificarne la realizzazione rivolgendosi a quelle già esistenti. Che faticano a stare al passo con la domanda crescente e i tempi, anche per l'assenza di materie prime per la costruzione, che diventano sempre più costose e sempre più rare.

Crisi del chip e settore automobilistico

Le ripercussioni si avvertono non soltanto nell'industria tecnologica, ma anche in quella automobilistica, che sperimenta una carenza di materie prime e di componenti in un periodo in cui si spinge non solo sull'auto elettrica, ma anche su quella connessa e a guida autonoma. I chip vengono utilizzati in quantità massiccia per i sistemi di sicurezza e per la guida assistita - i cosiddetti Adas, i sistemi avanzati di assistenza alla guida - per i sistemi operativi e di controllo da remoto, per quelli di comunicazione e infotainment. Nei modelli più recenti sono componenti essenziali per garantire il corretto funzionamento del veicolo e assicurare le prestazioni, e il numero di chip aumenta sino a raddoppiare quando si parla di auto elettriche.

Crisi del chip e crisi climatica

Allo stesso tempo anche la crisi climatica e ambientale incide sulla produzione e sul mercato dei chip, perché le zone in cui è concentrata gran parte degli impianti di produzione (Asia, ma anche Nord America) sono state colpite da calamità naturali che hanno rallentato di parecchio la produzione. Terremoti e inondazioni hanno inciso pesantemente sull'industria e sulla logistica, e un'interruzione di corrente ha bloccato per giorni uno degli stabilimenti primari di Austin, in Texas.

Crisi del chip, come ci si sta muovendo

La Cina, che si contende in una guerra ormai praticamente dichiarata le scorte di chip con gli Stati Uniti, ha confermato quindi che "la catena di fornitura di chip rimarrà carente per un po' di tempo e l'attuale problema è ancora abbastanza grave", come ha segnalato il portavoce del ministero Tian Yulong in una conferenza stampa. Il ministero ha chiesto ai produttori cinesi e esteri che operano nella Repubblica popolare di riprendere la produzione per garantire l'approvvigionamento, e annunciato l'intenzione di rafforzare la produzione locale nel tentativo di bypassare Taiwan e gli Stati Uniti. A questo proposito il principale produttore cinese, SMIC, ha dichiarato che costruirà un impianto del valore di 7,6 miliardi di euro a Shanghai.

Anche gli Stati Uniti si stanno muovendo in questa direzione, proprio come accade per le batterie, altra linea produttiva che fatica a far fronte alla richiesta visto il boom del mercato delle auto elettriche. Si parla di un investimento di 50 miliardi di dollari per la ricerca e lo sviluppo nel campo dei semiconduttori, e il presidente americano Joe Biden ha già incontrato alla Casa Bianca i manager delle grandi aziende di automotive e digital per parlare della questione.

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