MacBook Pro 13 M1 dopo l'hype: pro e contro nella vita quotidiana (video)

MacBook Pro 13 M1 dopo l'hype: pro e contro nella vita quotidiana (video)
Nicola Ligas
Nicola Ligas

Era l'11 dicembre 2020 quando il corriere suonava alla mia porta con in mano il mio regalo di Natale: un MacBook Pro 13 con M1 (16 GB e 512 GB, tanto per dovere di cronaca). L'hype generato dall'uscita degli M1 era palpabile in quel periodo, dove nel mondo notebook non si parlava quasi d'altro, e le recensioni, le prove, i test, fioccavano uno dopo l'altro, e tendenzialmente esaltavano tutti all'unanimità il lavoro di Apple.

Una volta usciti da quel periodo di "idilliaco fidanzamento" però, l'11 febbraio 2021, due esatti mesi dopo, ho registrato il video qui sotto, nel quale vi racconto invece la mia esperienza quotidiana con il portatile di Apple, che ho usato come mia macchina principale in questi due mesi, sia per il lavoro che per lo svago.

Gli americani la chiamerebbero "MacBook Pro 13 M1 Long Term Review", ma il senso è piuttosto quello di una chiacchierata su ciò che davvero fa la differenza nella vita di tutti i giorni.

Vi invito comunque fin da ora a condividere anche la vostra esperienza nei commenti, in modo da confrontarci apertamente su quelli che sono i pro ed i contro riscontrati nei casi d'uso più disparati.

Se nella recensione del MacBook Pro 13 M1 avevo infatti messo l'accento sulle performance, sull'analisi di consumi, clock e temperature, nell'uso ordinario lo scenario è diverso.

Questo notebook è infatti tendenzialmente freddo, con i 4 core a basso consumo che lavorano molto, ed i 4 ad alte prestazioni che danno un mano senza sforzarsi troppo (a meno che non ce ne sia davvero bisogno, ovviamente).

Se vogliamo parlare di performance pure e semplici, ciò che mi ha stupito di più infatti non sono tanto le prestazioni sotto stress, ma le performance per Watt. Sì perché anche a pieno regime, sul package si arriva a 20 Watt, non di più. E mentre il MacBook con M1 surclassava il più potente Tiger Lake su Premiere Pro, sia in un rendering in H.264 che in H.265, la sua ventola non si sentiva nemmeno ed era al più sui 2.000 giri, mentre quella del portatile Intel era a pieno regime e molto rumorosa, a fronte di un consumo in Watt che sul MacBook era la metà del rivale. Questa è la vera "rivoluzione" dell'M1: quanta poca potenza basti per fornire prestazioni molto soddisfacenti.

[sentence_sx]Le performance "per Watt" sono l'arma vincente degli M1[/sentence_sx]

Intel afferma poi che i suoi Tiger Lake siano superiori in molti ambiti, e giusto questa settimana ha rilasciato un confronto puntuale con vari scenari di utilizzo, tra i quali anche Premiere, nei quali i suoi chip darebbero migliori risultati degli Apple Silicon. Ammetto di non aver provato ogni singolo scenario, anche perché alcuni di questi erano davvero molto, molto specifici, ma già il test su Premiere Pro cui accennavo poc'anzi non concorda con le conclusioni di Intel; ma non è comunque questo il punto. Ammettiamo anche che Intel abbia ragione, e che magari in alcuni scenari i Tiger Lake possano davvero fare meglio. Ma quindi?

Gli M1 non sono i chip più veloci del mercato, ed i nuovi MacBook non sono delle workstation portatili, e nemmeno volevano esserlo. Non a caso per i futuri MacBook si parla già di 12 core come minimo, ma anche di più. Gli M1 però sono i più efficienti che abbia mai provato, quelli che col minimo sforzo ottengono il massimo risultato, e questo porta benefici su moltissimi fronti.

Il sistema non sembra mai sotto sforzo, nemmeno quando di fatto lo è: è sempre usabile, non è mai "inchiodato" su una operazione al punto da fermare tutto il resto. E nel lavoro quotidiano anche il MacBook Pro è di fatto una macchina fanless, che non sentirete mai "ronzare", e che anche per questo regala un'autonomia superiore ai rivali, soprattutto considerando che questa autonomia non arriva a scapito delle prestazioni.

[sentence_dx]Una berlina che tiene testa ad una granturismo: dove devo firmare?[/sentence_dx]

Dulcis in fundo: che siate collegati all'alimentatore o meno non fa differenza, ovvero non avete bisogno di attaccarvi alla corrente per avere la piena potenza del vostro notebook, cosa che non si può certo dire di ogni portatile X86, soprattutto quelli con grafica discreta. Ovviamente questi ultimi possono essere anche molto più potenti degli M1, ma se sono le performance assolute che vi interessano, non sono queste le macchine che le volevano raggiungere. Gli M1 sono delle berline che possono competere con delle granturismo, è già questo è eccezionale, ma non diamo loro più aspirazioni di quelle che non abbiano.

In estrema sintesi, ciò che differenzia gli M1 dalla maggior parte della concorrenza, Intel o AMD che sia, sono:

  • tempi di avvio delle applicazioni fulminei, anche le più pesanti
  • sistema sempre reattivo anche sotto stress e/o con tanti programmi in esecuzione
  • silenzioso (e freddo) nella maggior parte dei casi
  • autonomia da tutto il giorno ed anche di più
  • prestazioni di classe superiore rispetto al passato (soprattutto "per Watt")

È difficile, molto difficile, trovare tutto questo in un'unico notebook (notate l'enfasi su "tutto").

Uniteci poi i soliti cavalli di battaglia di Apple: display, tastiera, touchpad, audio; tutti di qualità superiore alla media, con punte di eccellenza nel trackpad che ad oggi è ancora insuperato. E dulcis in fundo: l'instant-on che è davvero istantaneo, come quello di uno smartphone o un tablet; una banalità forse, ma una di quelle che più passa il tempo e più apprezzi, perché nel corso della giornata ti ritrovi ad alzare lo schermo del MacBook anche per una semplice ricerca su Google, che magari prima avresti fatto proprio dallo smartphone.

[sentence_sx]Ma ha anche dei difetti...[/sentence_sx]

I contro nel mio utilizzo quotidiano? Per quanto riguarda gli M1, il fatto che ancora i software nativi possano non esserci per quello che vi serve. E la differenza tra app ARM e quelle che girano tramite Rosetta 2 c'è eccome, senza nulla togliere alla bontà di quest'ultima. Le due sole porte USB-C che sono troppo poche praticamente per chiunque (per non parlare dell'assenza di qualsiasi altra porta). Un design ormai "attempato", per usare un eufemismo, anche se paradossalmente è in linea con quello degli ultimi iPhone (è una pura constatazione, non un giudizio).

E poi ancora c'è il sensore di luminosità troppo sensibile, che non gestisce bene le forti luci alle spalle dell'utilizzatore. O anche la batteria che dopo il primo mese aveva già perso il 2-3% di capacità complessiva (un difetto comune a molti M1, che anzi in alcuni casi hanno esibito un calo ben più drastico).

Cos'altro gli manca? Un po' più di giochi in più, ma quello è in buona parte colpa di macOS: se volete giocare dovete farvi un portatile Windows; questa regola era valida prima degli M1, e resta valida adesso. Peccato però, perché la GPU integrata avrebbe le carte in regola per regalare non poche soddisfazioni: non parto certo di rivaleggiare con una GTX di Nvidia, ma se non ci fosse la "barriera software" a tanti giochi, probabilmente i Tiger Lake non avrebbero di che gongolare.

Non è un notebook perfetto, nessuno lo sarà mai probabilmente, ma è riuscito prima di tanti altri a centrare tanti obiettivi importanti, che nel quotidiano fanno davvero la differenza, e rendono il suo uso davvero confortevole. E no, non sto parlando (solo) delle prestazioni, ma questo ormai dovrebbe essere chiaro.

Commenta