Project Athena vuole alzare lo standard dei portatili, ma chi lo seguirà? (foto)

Matteo Bottin

Project Athena non è qualcosa di nuovo (no, non è questo): lo avevamo già conosciuto durante lo scorso CES 2019 alla conferenza di Intel. Ora però abbiamo qualche informazione in più su quelle che sono le specifiche richieste dall’azienda per includere un notebook all’interno del programma. Sulla carta sembra tutto fantastico, ma chi seguirà l’onda?

Innanzitutto, Intel vuole che i produttori siano chiari nella definizione dell’autonomia dei portatili: i notebook Project Athena dovranno avere almeno 9 ore di autonomia misurate in un ambiente “reale”, ovvero navigando nel web in Wi-Fi e luminosità a 250 nit. Questo per evitare valori elevatissimi di autonomia dichiarata che poi, nella pratica, non si raggiungono mai.

Non solo, ma questi portatili dovranno risvegliarsi dalla sospensione in meno di un secondo, essere pronti per navigare in meno di 2 secondi (grazie la connettività in stand-by) e, soprattutto, avere le stesse prestazioni in batteria che collegati alla presa di corrente.

Troviamo poi specifiche tecniche, come precision touchpad, display touch, Wi-Fi 6, Thunderbolt 3, almeno 8 GB di RAM e SSD NVMe (almeno 256 GB). Intel si occuperà non solo di controllare personalmente tutti i requisiti (anche l’autonomia), ma anche di alzare l’asticella ogni anno.

Il problema? Almeno all’inizio Intel non ha intenzione di collegare a Project Athena alcun logo o brand che renda il portatile ben riconoscibile al consumatore finale. Come si potrà sapere a colpo d’occhio che un notebook fa parte di Project Athena? Impossibile saperlo.

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Certo, Intel ha confermato che più avanti potrebbe collegare il progetto ad un logo o un nome specifico (insomma, un altro adesivo sullo chassis del portatile), ma per ora non c’è nulla che spinga veramente i produttori a creare dei portatili di alto livello come descritto prima. Cosa ne pensate?

Via: The Verge