Il browser Brave sta anticipando il futuro decentralizzato del web?

Filippo Morgante -

Vi ricordate di Brave? Vi abbiamo già parlato di questo rivoluzionario browser, sia nel bene che purtroppo nel male. Ora, ha appena fatto un passo importante verso il supporto di un web decentralizzato, diventando il primo browser ad offrire l’integrazione nativa con un protocollo di rete peer-to-peer. Il protocollo IPFS (InterPlanetary File System) si propone come alternativa al più diffuso HTTP, mirando a cambiare radicalmente il funzionamento di Internet.

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Il funzionamento del nuovo protocollo si può spiegare così in parole semplici: mentre HTTP è progettato per accedere alle informazioni su server centrali, IPFS vi accede su una rete di nodi distribuiti, come accade ad esempio con le DLT.  Volendo fare un paragone abbastanza comune, si può pensare al download di contenuti tramite BitTorrent, che non si serve di server centrali ma della condivisione degli altri utenti.

I vantaggi principali che questa novità offre sono la maggiore velocità (perché i dati possono essere distribuiti e memorizzati più vicino alle persone che vi accedono), i minori costi per la gestione dei server e la maggior resistenza dei contenuti web ai guasti e alla censura da parte dei governi e delle grandi azienda del settore tech. Questi ultimi due punti stanno particolarmente a cuore di Brian Bondy, CTO di Brave, e di Molly Mackinlay, capo del progetto IPFS.

“Oggi, gli utenti del web in tutto il mondo non sono in grado di accedere ad alcuni contenuti oscurati, tra cui, ad esempio, pagine di Wikipedia in Thailandia, oltre 100.000 siti web bloccati in Turchia, e l’accesso alle informazioni COVID-19 in Cina. Ora però, chiunque abbia una connessione internet può accedere a queste informazioni attraverso il protocollo IPFS sul browser Brave”

Molly Mackinlay

Brave, che conta 24 milioni di utenti attivi mensili, è stato sostenitore di IPFS fin dal principio, lavorando sullo standard dal 2018. Ora, con la versione 1.19 del browser, offrirà agli utenti la possibilità di accedere ai contenuti IPFS e di rendere il loro dispositivo un nodo della rete peer-to-peer.

Via: The Verge