Che brutta strada ha imboccato Opera: cerca di rifarsi con le app di prestito di denaro, ma secondo la proprietà va tutto bene (foto) (aggiornato)

Vincenzo Ronca -

Opera è uno dei browser web più noti e diffusi nel panorama informatico attuale, ma con un numero di utenti chiaramente inferiore a quelli che annovera Chrome. Le ultime su Opera browser che giungono da una ricerca indipendente non sono molto confortanti per la proprietà cinese, entrata in gioco nel 2017.

Il report che abbiamo citato proviene da Hindenburg Research e mostra come Opera, dopo essere stata acquisita dalla nuova proprietà cinese, abbia puntato molto sulle app di prestito di denaro sul Play Store: queste sono OKash e OPesa in Kenya, CashBean in India e OPay in Nigeria, tutti servizi che prevedono dei prestiti a breve termine. Probabilmente la nuova proprietà ha imboccato queste strada per sopperire alle perdite di utenza fatte registrare dal browser, con conseguente calo delle azioni pubbliche.

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Hindenburg Research ha evidenziato come le app di prestito in questione violassero i termini del Play Store: nonostante in descrizione fosse scritto che offrivano prestiti con termine a 91 – 365 giorni, diverse segnalazioni dei clienti hanno evidenziato come i termini reali in realtà corrispondono a 15 – 29 giorni, apertamente oltre le norme previste da Google.

Non è finita qui: leggendo le recensioni alle app di prestito presenti sul Play Store, ci accorgiamo che la società avrebbe usato dei metodi poco ortodossi nei confronti dei clienti in ritardo coi pagamenti, minacciando azioni legali e l’iscrizione in una sorta di lista nera dei creditori. Inoltre, le app non avrebbero apportato un miglioramento della situazione finanziaria di Opera: i titoli continuano a scendere e secondo Hindenburg Research le risorse sarebbero state usato in modo sciagurato.

Secondo il report infatti 9,5 milioni di dollari sarebbero stati veicolati, dal CEO di Opera in persona, a un’azienda terza di sua proprietà, con la motivazione di acquistare un’attività che in realtà era già di proprietà e gestita da Opera. Altri 30 milioni di dollari sono stati investiti in un’app di karaoke di proprietà del CEO di Opera e, per finire, oltre 31 milioni di dollari sono stati destinati a una società di software antivirus controllata da un dirigente di Opera e collegata al CEO.

Opera ha appreso del report e ha diffuso un comunicato a riguardo: secondo la proprietà le informazioni incluse nel report di Hindenburg Research presentano diversi errori e inesattezze. Inoltre, l’azienda ha affermato che ha appena revisionato e lanciato diverse nuove iniziative, pubblicando risultati finanziari significativi.

Rimane difficile capire dove sia la verità, non è semplice verificare le fonti di Hindenburg Research ma rimane anche difficile non prendere in seria considerazione le recensioni indipendenti e le segnalazioni fatte dagli utenti sul Play Store.

Aggiornamento22/01/2020 ore 11:25

Dopo la diffusione del report di Hindenburg Research, Opera ha aggiornato le sue app per prestiti di denaro presenti sul Play Store: l’aggiornamento riguarda in particolare i termini di tempo relativi ai prestiti, ora i tempi di rimborso sono estesi all’intervallo da 61 a 365 giorni.

Via: Android PoliceFonte: TechTrends