Cashback ufficialmente sospeso: ecco perché non ci sarà un secondo round

Cashback ufficialmente sospeso: ecco perché non ci sarà un secondo round
Emanuele Cisotti
Emanuele Cisotti

Accolto con molto entusiasmo dai fan dei pagamenti elettronici e con un po' di scetticismo da parte di altri, come anticipato nei giorni scorsi ieri si è concluso il primo "round" del Cashback. Oggi, 1° luglio, sarebbe dovuta partire una seconda fase, che però non si farà.

Ricordiamo che il Cashback di stato era un sistema pensato per incentivare gli acquisti elettronici e tracciabili e consisteva in un rimborso fino a 150€ (o, più precisamente, il 10% della spesa totale) a chi eseguiva almeno 50 transazioni in sei mesi nei negozi fisici. Con la sospensione del sistema cashback, termina anche il cosiddetto Superbonus, che prevede l'assegnazione di 100.000 premi da 1.500€, per chi ha speso di più negli ultimi sei mesi. Attualmente, sull'app IO si legge che il cashback riprenderà il 1 gennaio 2022, ma è molto probabile che si tratti di un errore: non fatevi illusioni, quindi.

La decisione di terminare il Cashback è arrivata dopo l'ultimo Consiglio dei Ministri, durante il quale il Presidente del Consiglio Mario Draghi avrebbe spiegato ai suoi Ministri il perché della sospensione.

Secondo Draghi, il Cashback è una misura regressiva: tende cioè a favorire chi ha reddito maggiore, mentre il sistema tributario italiano si basa su una formula progressiva (che favorisce quindi la ridistribuzione del reddito verso le fasce meno abbienti). Secondo quanto riportato da ANSA, infatti, Draghi avrebbe dichiarato:

Il cashback ha un carattere regressivo ed è destinato ad indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori. La maggiore concentrazione dei mezzi alternativi al contante si registra tra gli abitanti del Nord e, più in generale delle grandi città.

La misura rischia di accentuare la sperequazione tra i redditi, favorendo le famiglie più ricche, con una propensione al consumo presumibilmente più bassa, determinando un effetto moltiplicativo sul Pil non sufficientemente significativo a fronte del costo della misura

Ricordiamo che se fosse rimasto in vigore fino alla fine, prevista per giugno 2022, il cashback sarebbe costato allo Stato italiano 4,75 miliardi di euro; come nota a margine, ricordiamo anche che secondo gli ultimi dati ISTAT attualmente in Italia 5,6 milioni di persone si trovano in condizioni di povertà assoluta (ossia non sono in grado di acquistare un insieme di beni e servizi considerato indispensabile per condurre una vita dignitosa).

Commenta