Cos'è LOOT? Alla scoperta del social network virale

Cos'è LOOT? Alla scoperta del social network virale
SmartWorld team
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LOOT è l’esempio calzante dell’altra faccia della tecnologia, più di nicchia ma capace di generare un business irrefrenabile. Si tratta di un fenomeno esploso sul web soltanto di recente e che può essere riassunto in un “cocktail” di caratteristiche assolutamente stravaganti: è una piattaforma social in cui sono presenti aspetti legati alla blockchain e alla NFT, ma pure evidenti rimandi ai giochi di ruolo fantasy.

Spiegare esattamente cos’è LOOT non è affatto agevole, ma c’è un dettaglio che appare di immediata comprensione: ha prodotto un giro d’affari mostruoso, a tal punto da cambiare per sempre la vita di alcune persone.

Citiamo il caso di Jackson Dame, un ventottenne che ricopre il ruolo di content e community manager del portafoglio di criptovalute Raimbow: ha acquistato alcune LOOT Bags nell’esatto momento in cui sono state immesse sul mercato e pochi giorni più tardi ne ha rivendute giusto un paio, intascando un guadagno a sei zeri che gli ha permesso di estinguere i suoi debiti e di contribuire al pensionamento dei suoi familiari. L’interesse di Dame verso le criptovalute nasce circa otto mesi fa, avendo apprezzato Blitmap e seguito da vicino il lavoro di Dom Hoffman.

Già, perché LOOT è un progetto che porta la firma del co-creatore di Vine, conosciuto anche per aver sviluppato alcuni social network “minori”, come Peach e Byte, quest’ultimo rivenduto poi a inizio anno.

Hoffman segue il mondo delle criptovalute e delle blockchain da circa dieci anni, ma soltanto di recente ha spostato lo sguardo verso gli NFT. Con un obiettivo evidentissimo: ispirare progetti creativi decentrati, da modificare e ampliare grazie all’opera della community.

Il precedente di Blitmap

E così, dopo aver venduto un’opera d’arte che aveva creato come NFT, partorisce l’idea di Blitmap, una sorta di precursore di quello che sarà conosciuto poco più tardi come LOOT. Disponibile sin dallo scorso marzo, viene descritto come un “universo fantasy creato dalla community”: si tratta di una pixel art che, partendo da una base di 100 immagini da 32 x 32 pixel in cui vengono combinati elementi di fantasy e di fantascienza, ha portato – grazie all’opera di “rimpasto” della community – alla disponibilità di 1.600 “fratelli”. L’idea di fondo di Hoffman era di realizzare delle immagini raffiguranti dei personaggi inediti, da poter sfruttare per creare successivamente storie di un immaginario e fantasmagorico universo narrativo. Messa in moto la macchina, è stato attivato un giro d’affari che ha portato a far lievitare a dismisura il valore dei Blitmaps: sappiate soltanto che quella più economica vale l’equivalente di 98.000 dollari.

Blitmap è servito per caricare di convinzione un altro dei progetti di Hoffman, impersonato poi in LOOT. Da tempo lo sviluppatore coltivava infatti l’idea di creare dei fantasiosi pezzi di equipaggiamento (armi, accessori e pezzi di armatura), utilizzabili magari in futuro come base per videogiochi veri e propri. Un’idea apparentemente innovativa, se non fosse per la sua realizzazione: non ci sono immagini od altri elementi “materiali”, ma una sfilza casuale di parole generate da un codice messo a punto dallo stesso Hoffman.

Il successo di LOOT

Cos’è successo, esattamente? Più o meno, quanto accaduto con Blitmap, sia pure con i dovuti distinguo. Il co-creatore di Vine ha raggruppato tutti questi fantasiosi pezzi di equipaggiamento – o meglio ancora, dei testi scritti che corrispondono ad armi dei guerrieri – dentro a 7.777 “borse” (per l’appunto, le cosiddette LOOT Bags) e le ha messe “gratuitamente” a disposizione sulla blockchain di Ethereum: chi voleva accaparrarsele doveva soltanto riconoscere le commissioni di gestione ed elaborazione previsti dalla rete Ethereum. Gli utenti hanno così fatto il resto: le LOOT Bags sono passate di mano così rapidamente da dare avvio ad un giro d’affari a dir poco mostruoso. Pensate soltanto che la commercializzazione delle LOOT Bags ha fruttato, in appena cinque giorni, il quantitativo monstre di 46 milioni di dollari e una capitalizzazione di 180 milioni di dollari.

A dar contezza del fenomeno è l’incremento di valore acquisito dalle "borse" in appena poche ore dall’avvio delle vendite: mercoledì scorso, la LOOT Bag più economica costava 20.000 dollari; quel prezzo è raddoppiato nel giro di una notte e quella stessa LOOT Bag costerebbe adesso più di 46.000 dollari. Da qui si spiegano perciò le fortune di Jackson Dame, di cui abbiamo parlato ad inizio articolo.

Cosa accadrà adesso? Ovviamente non ci sono indicazioni di sorta, ma soltanto intuizioni di chi ha investito decine di milioni di dollari sperando che in qualche modo ci sarà un seguito. Ma andrà davvero in questo modo? Per il momento, c'è chi ha fatto la fortuna scommettendo su un'accozzaglia di parole generate casualmente.

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