Diritti digitali dei cittadini: quali sono e come tutelarli

I diritti digitali di cittadini e imprese nei rapporti con la PA, i riferimenti normativi e il soggetto che svolge un ruolo di garanzia
Diritti digitali dei cittadini: quali sono e come tutelarli
SmartWorld team
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Internet ha cambiato radicalmente il nostro approccio con la quotidianità, a tal punto da rivoluzionare le piccole cose che siamo soliti compiere giornalmente. L'intrattenimento, il lavoro e persino la comunicazione: gran parte di ciò che ci circonda passa ormai dall'essere connessi, grazie anche alla spinta dell'altra grande rivoluzione portata avanti nell'ultimo decennio dal mobile e dagli smartphone in particolare. In un contesto in cui Internet ha quindi assunto un ruolo centrale, si è avvertita la necessità di semplificare ulteriormente il rapporto tra cittadino – o meglio utente – le imprese e la Pubblica Amministrazione, sfruttando proprio l'interazione digitale e l'accesso istantaneo e semplificato ai dati e alle informazioni.

La cittadinanza digitale

Nascono così i termini di cittadinanza digitale, diritti digitali e società digitale, espressioni fiorite a partire dagli anni ottanta ma perfezionate nell'ultimo decennio sotto la spinta della rivoluzione tecnologica. Possiamo definire la cittadinanza digitale come l'insieme dei diritti e dei doveri che prevedono una semplificazione del rapporto tra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione, il tutto attraverso l'utilizzo delle tecnologie digitali. Non si tratta quindi di un concetto che sostituisce la cittadinanza tradizionale, ma di un suo ampliamento, nella considerazione che ogni individuo ha il diritto di partecipare alla società online, comportandosi allo stesso modo di quanto accade nella "società reale" o fisica e diventando in questo modo un centro di imputazione di diritti e doveri, come quelli relativi all'utilizzo dei servizi dell'amministrazione digitale.

Il Codice dell'Amministrazione Digitale

Anche il dibattito politico non è rimasto a guardare rispetto all'avanzare della rivoluzione digitale ed è dei giorni scorsi la notizia della proposta, avanzata dalla Commissione UE, di una Dichiarazione sui diritti e principi che dovranno guidare la trasformazione digitale nell'Unione Europea. Tornando comunque a una prospettiva più nazionale, il riferimento normativo che ha accompagnato il processo di ammodernamento della Pubblica Amministrazione è riportato nel decreto legislativo n. 82 del 2005, che ha introdotto il cosiddetto Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), un vero e proprio corpus che si propone di regolare l'uso delle tecnologie digitali nell'esercizio dell'attività istituzionale e stabilendo il diritto di cittadini e imprese a interfacciarsi con la Pubblica Amministrazione attraverso gli strumenti digitali. Corrispondentemente, il CAD sancisce il dovere delle amministrazioni pubbliche di dotarsi degli strumenti e delle tecnologie digitali necessari per consentire ai cittadini il corretto esercizio dei diritti digitali

La materia ha ricevuto negli anni diversi ritocchi, anche mediante modifiche disposte con gli ultimi Decreti Semplificazioni. Il Codice dell'Amministrazione è giunto alla sua sesta versione con la quale si è deciso di rafforzare gli strumenti digitali esistenti e di introdurne di nuovi. Si segnala soprattutto l'innovazione apportata dal decreto legislativo n. 217 del 2017, che ha introdotto all'interno del Capo I del CAD, dedicato ai Principi Generali, la cosiddetta "Carta della cittadinanza digitale", precisando i diritti digitali che imprese e cittadini vantano nei confronti della Pubblica Amministrazione.

I diritti digitali

Tra i diritti digitali riportati dal CAD figurano:

  • Diritto all'uso delle tecnologie, che consente a chiunque di utilizzare in modo accessibile ed efficace gli strumenti digitali nei rapporti con le amministrazioni, e ciò a prescindere dalla velocità o dalla modernità del dispositivo in possesso. Tutti, in buona sostanza, devono potere fruire dei siti e delle app della Pubblica Amministrazione, senza discriminazioni nell'uso di tecnologie;
  • Diritto all'Identità digitale, tra i più immediati nella comprensione considerata la crescente popolarità e la diffusione dello SPID, della Carta di Identità Elettronica (CIE) e della Carta Nazionale dei Servizi (CNS), previsti e riconosciuti dal CAD. Corrispondentemente, il DL Semplificazioni del 2020 ha indicato nella data del 28 febbraio 2021 lo switch-off delle modalità diverse di identificazione per potere accedere ai servizi online delle PA;
  • Tra i nuovi strumenti introdotti negli ultimi anni vi è il Domicilio Digitale, un diritto di cittadinanza digitale che consente di potere scegliere un proprio domicilio digitale (indirizzo di posta elettronica certificata o qualificata, attivato previo il possesso di una PEC, di un indirizzo equivalente o dell'identità digitale SPID) presso cui ricevere le comunicazioni lato telematico della PA. Se imprese e professionisti tenuti a iscriversi in appositi albi speciali (si pensi, ad esempio, agli avvocati) hanno l'obbligo di dotarsi di un domicilio digitale, per il privato si parla ancora di facoltà;
  • Si inserisce anche l'obbligo delle PA e dei gestori dei pubblici servizi di accettare pagamenti con modalità informatiche attraverso la piattaforma pagoPA;
  • Diritto di accesso telematico ai dati, alle informazioni e ai documenti;
  • Diritto di conoscere in rete la situazione relative alle proprie istanze; i
  • Diritto all'amministrazione digitale;
  • Diritto alla partecipazione digitale, che il cittadino esercita attraverso l'uso di strumenti di partecipazione e consultazione popolare. Ad esempio, è stata introdotta di recente la possibilità di utilizzare firme elettroniche e SPID per referendum abrogativo;
  • Molto importante è anche l'indicazione dell'art. 8 relativa all'alfabetizzazione informatica dei cittadini: lo Stato e i soggetti devono promuovere iniziative atte a favorire la cultura digitale tra i cittadini, tenendo in considerazione soprattutto i minori e le categorie a rischio di esclusione, così da favorire lo sviluppo di competenze di informatica giuridica e utilizzare i servizi digitali delle PA;
  • La connettività alla rete Internet presso gli uffici pubblici e altri luoghi pubblici, con particolare riferimento ai settori scolastico, sanitario e di interesse turistico.

Il Difensore Civico per il digitale

In caso di violazione dei diritti digitali, gli utenti possono rivolgersi al Difensore Civico Digitale istituito all'art. 17 comma 1 quater del CAD, che svolge una funzione di supporto ai cittadini e alle imprese al fine di rendere effettivo l'esercizio dei diritti di cittadinanza digitale. L'ufficio del Difensore Civico è istituito presso l'AgID e non risolve o media controversie tra cittadino e PA, così come non si sostituisce alla PA nello svolgimento della attività richiesta dal cittadino; alla stessa maniera, non fornisce assistenza nella risoluzione dei malfunzionamenti e né tantomeno si sostituisce alle amministrazioni nei rapporti con il pubblico.

Il Difensore Civico riceve quindi le segnalazioni di presunte violazioni del CAD da parte di PA, gestori di pubblici servizi e società a controllo pubblico e, dopo averle esaminate e classificate in base all'appartenenza (uso delle tecnologie; identità digitale; domicilio digitale; pagamenti con modalità informatiche; comunicazione mediante le tecnologie dell'informazione), valuta la congruità e in caso di fondamento della segnalazione, invita il soggetto inadempiente a porvi rimedio tempestivamente, pubblicando la relativa decisione online. L'amministrazione responsabile avrà 30 giorni dal sollecito per adempiere, in caso contrario il Difensore Civico segnerà l'inadempimento all'Ufficio compentente per l'attivazione dei procedimenti disciplinari.

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