Gli acquisti online in tutta Europa da oggi sono più facili e meno onerosi: addio geoblocking, ma non per tutto

Nicola Ligas -

Il regolamento 302/2018, entrato in vigore a marzo 2018 ma applicabile solo da oggi, 3 dicembre, cambia le carte in tavola per gli acquisti online (e non solo) effettuati nel perimetro UE, ed è un cambiamento che non può che far piacere agli utenti, perché in pratica viene rimosso il geoblocking. Ma cosa significa questo in pratica?

Che adesso è possibile fare acquisti online in tutti i paesi aderenti all’Unione Europea, anche senza essere residenti nello stato del venditore, ed il pagamento deve essere fattibile anche con una carta di credito emessa da una banca estera (rispetto sempre al venditore). Questo si applica anche a tutti quei siti che abbiano versioni diverse a seconda del paese: il cliente potrà liberamente acquistare nel paese che reputa più conveniente, ovvero saranno gli store che probabilmente non differenzieranno più le offerte in base ai paesi. Attenzione però perché questo non si applica necessariamente a qualsiasi tipo di acquisto.

Sulla carta sembra infatti tutto bellissimo, ma alcune puntualizzazioni de IlSole24Ore ci riportano con i piedi per terra. Anzitutto il geoblocking resta in vigore quando motivato da ostacoli oggettivi, “come i costi extra che possono derivare dalle consegne o l’applicazione di regole previste all’estero”. Il geoblocking è infatti illecito quando l’acquisto non comporta una consegna fisica, come nel caso di un servizio online, e quando si acquista un servizio offerto in una location specifica (es. concerti o parchi di attrazione come Disneyland).

E quando si tratta di beni materiali che andrebbero quindi spediti all’estero? In questo caso le cose sembrano più nebulose. Abbiamo infatti appena riportato che in questo caso il geoblocking non è automaticamente sollevato, ma sempre IlSole24Ore specifica che “non si può impedire a un utente di fare acquisti su un sito straniero se è disposto a organizzare da solo la consegna“. Il punto è capire, di caso in caso, cosa significhi organizzare da solo la consegna e se e come lo store straniero lo consentirebbe.

Probabilmente sarà il via libera per tutti quei servizi che mettono a disposizione un indirizzo locale per poi rispedire il prodotto all’estero, ma almeno sapremo di poter acquistare pressoché qualsiasi cosa anche dal catalogo degli store stranieri. Solo il tempo ci dirà però quanto efficace sarà questa regolamentazione e quanti benefici ne trarremo.

Come puntualizzato da Tom’s Hardware, la nuova norma non si applica ai prodotti audiovisivi e a quelli coperti da copyright. Ne parlammo già a suo tempo per Netflix: potete continuare ad usare il vostro abbonamento in Europa come se foste in Italia, ma non potrete sottoscrivere dall’Italia un abbonamento a Netflix di un altro paese. In generale e-book, musica, videogiochi e software, sono “territoriali”, ma con il tempo anche questa barriera dovrebbe cadere.