L'antitrust bacchetta Google, Dropbox e Apple

Secondo l'AGCM i termini d'utilizzo di Google Drive, Dropbox e iCloud sono vessatori
L'antitrust bacchetta Google, Dropbox e Apple
Giuseppe Tripodi
Giuseppe Tripodi

Circa un anno fa, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) aveva avviato una serie di istruttorie contro i servizi cloud di Apple, Dropbox e Google, sospettati di violare i diritti dei consumatori. Dopo parecchi mesi di verifiche, nell'ultimo bollettino il Garante ha confermato le accuse, sostenendo che i termini di utilizzo di iCloud, Drive e Dropbox contengono clausole vessatorie che ledono i diritti degli utenti.

Sebbene i contratti delle tre aziende con gli utenti siano ovviamente diversi l'uno dall'altro, è possibile riscontrare tre punti in comune che l'Antitrust ha ritenuto vessatori.

Semplificando un po', infatti, in tutti i termini di utilizzo dei tre servizi in esame ci sono delle clausole che fanno riferimento a:

  • la possibilità di modificare unilateralmente il contratto avvisando gli utenti e costringendoli, eventualmente, ad interrompere l'uso del servizio;
  • la possibilità di interrompere o sospendere l'accesso, in caso di situazioni particolari, violazioni del contratto o altri contesti particolari;
  • l'esonero di responsabilità delle aziende in caso di perdita dei dati, ma anche di attacchi hacker, e altre situazioni che mettono a rischio i file degli utenti.

Per quel che riguarda iCloud, inoltre, ai tre punti elencati qui sopra si aggiunge la possibilità per Apple di eliminare i backup se l'utente non accede ad alcun servizio di iCloud per almeno sei mesi.

Il bolletino a cui facciamo riferimento contiene le delibere di AGCM in merito alle istruttorie nei confronti dei tre servizi, ma non ci sono ancora informazioni in merito a quali provvedimenti verranno presi nei confronti delle aziende.

Fonte: AGCM

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