Il supercomputer AI di Meta, la chiave dell'azienda per un nuovo futuro

Zuckerberg vuole il massimo dell'intelligenza artificiale per i suoi servizi
Il supercomputer AI di Meta, la chiave dell'azienda per un nuovo futuro
Alessandro Nodari
Alessandro Nodari

Meta è l'ultima delle big tech ad aver costruito il proprio supercomputer AI e, secondo quanto afferma Zuckerberg in una dichiarazione, per la fine del 2022 sarà il più veloce al mondo. I rivali di Meta, Microsoft e Nvidia, hanno già annunciato i loro e la lotta per la supremazia nel campo dell'intelligenza artificiale sembra più serrata che mai. 

Questo tipo di supercomputer, detto anche RSC (AI Research SuperCluster, supercluster di ricerca sull'intelligenza artificiale), verrà utilizzato per allenare l'intelligenza artificiale in diversi campi, in modo da poterla utilizzare per moderare i contenuti su Facebook e Instagram, per le traduzioni in tempo reale, le simulazioni con i visori per la realtà aumentata e soprattutto per la creazione del tanto anticipato Metaverso, il brand dell'azienda per gli spazi virtuali interconnessi, dagli uffici agli stadi. 

Il nuovo RSC di Meta, quando ultimato, sarà costituito da 16.000 GPU (un tipo di processore particolarmente adatto per affrontare problemi di machine learning), ben più di quello di Microsoft che ne contiene 10.000. Questi supercomputer AI sono simili a datacenter, come i supercomputer normali, nel senso che sono composti da un elevatissimo numero di processori interconnessi, ma differiscono dai secondi in quanto l'intelligenza artificiale ha maggiore necessità di velocità nei calcoli, piuttosto che di precisione. Quindi la loro velocità invece di essere misurata in FLOPs (floating point operations per second, operazioni di numero di virgola mobile al secondo) a 64 bit, è misurata a 32 o addirittura 16 bit.

Quindi la velocità di supercomputer e RSC non può essere confrontata, perché la loro utilità deve essere considerata per quello che sono progettati a fare. In questo senso, il progetto di Meta avviene in un momento in cui la fiducia nella società è ai minimi storici ed è anche un modo per ricostruire da zero il rapporto con i propri utenti.

Fonte: The Verge
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