Cosa sta succedendo tra il New York Times e Facebook in merito alla presunta condivisione dei messaggi privati

Nicola Ligas

Una recente inchiesta del The New York Times ha accusato Facebook di aver condiviso con Amazon, Spotify, Microsoft, Netflix ed altri vari dati personali degli utenti, a loro insaputa. Secondo quanto riportato dal Times, Microsoft poteva vedere i nomi di tutti gli amici di ciascun utente Facebook; Netflix e Spotify avrebbero avuto la possibilità di accedere anche ai messaggi privati; Amazon infine avrebbe ottenuto nomi (come Microsoft) e contatti.

Immediata è arrivata la replica di Facebook, sotto forma di secca smentita, in particolare in merito alla ipotetica condivisione dei messaggi. Essa si riferisce ad una vecchia funzione, che è stata disattivata circa 3 anni fa, e che consentiva agli utenti loggati su Spotify con Facebook di messaggiare i propri contatti su Messenger con il titolo del brano che stavano ascoltando. In modo analogo, su Netflix poteva essere condiviso il film in riproduzione; tutto direttamente dalle rispettive app di Spotify e Netflix.

Affinché ciò fosse possibile, tali app dovevano avere i permessi di lettura, scrittura ed anche cancellazione, in modo che tutto fosse sincronizzato correttamente con Facebook. Immaginate ad esempio di scrivere un messaggio da Spotify e che questo non comparisse poi nella cronologia di Messenger, o di cancellarne uno da una parte ma non dall’altra. Questo non significa però che qualcuno di terze parti potesse leggere i messaggi privati, o scrivere messaggi a nome di qualcun altro. Ovvero, Facebook nega fermamente di aver permesso ai propri partner di leggere i messaggi privati dei suoi utenti.

Se dovessero esserci ulteriori repliche da una delle due parti, ve lo faremo sapere.