Cosa sono gli NFT e come funzionano

Un tema complesso e con molteplici questioni giuridiche. Cosa sapere sul fenomeno NFT, le risorse digitali uniche basate sulla tecnologia blockchain
Cosa sono gli NFT e come funzionano
SmartWorld team
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È il fenomeno del momento, e non sorprende che Spotify lo abbia citato in un passaggio del suo "Wrapped", il resoconto personalizzato degli ascolti musicali del 2021. Dietro all'acronimo NFT si nascondono due chiavi di lettura confliggenti: una grande rivoluzione tecnologica e una grossa bolla speculativa. Due facce di un'identica medaglia che mostra i medesimi rilievi: la complessità del tema, al di là dei titoloni giornalistici che capita spesso di leggere non appena viene battuta all'asta un'opera digitale con diversi zeri sullo sfondo; ma soprattutto, l'assenza di una cornice giuridica entro cui regolamentare il fenomeno, il che acuisce i problemi che stanno alla sua base.

Cosa sono gli NFT

Fonte foto Shutterstock

Per spiegare cosa sono gli NFT occorre partire dal nome per esteso: "Non-Fungible Token". La prima parte del concetto (ossia, Non-Fungible) racchiude un po' il succo dell'intero discorso: si tratta di un pezzo, o per meglio dire un "token" se si guarda al sostantivo che compone l'intera sigla NFT, unico nella sua individualità. Unico perché non fungibile, a differenza del denaro, del Bitcoin e di qualunque altro oggetto replicabile e sostituibile. Tanto per intenderci, una banconota da dieci euro è facilmente rimpiazzabile con un'altra banconota di analogo valore; per gli NFT, invece, vale esattamente l'opposto, riferendosi ognuno a un prodotto diverso.

Questa esclusività spiega bene il significato dei Non-Fungible Token, ossia un modo per identificare univocamente un prodotto digitale creato su Internet. Un po' come un certificato di proprietà, ma con la fondamentale differenza derivante dal fatto che tale meccanismo non ha alcuna rilevanza giuridica e pone persino alcuni problemi in materia di diritto d'autore e copyright, come vedremo più avanti. Gli oggetti digitali possono essere moltissimi: dai gattini in formato digitale – di fatto i precursori del mercato degli NFT – ai post sui social, passando per video, foto, audio, testi e addirittura GIF e meme, ma si potrebbe anche proseguire con tanti altri esempi e sfaccettature. L'elemento che lega tutti questi contenuti è che, laddove "firmati" con NFT, è come se sopra ci fosse la firma del suo autore, che ne riconosce perciò l'autenticità e l'originalità.

L'oggetto può anche non essere necessariamente singolo: l'autore ha infatti la possibilità di riprodurne una serie in tiratura limitata, dove ciascun esemplare è "marchiato" dal suo esclusivo NFT: in questo caso si parla di standard LRC1155, dove uno smart contract vale più token. È importante sottolineare che ciò che si acquista è la certificazione dell'opera digitale, e non invece l'opera stessa, che continua invece a circolare liberamente. Con tutti i problemi che possono sorgere.

NFT e blockchain

Per poter funzionare, i Non-Fungible Token si servono della blockchain, che può essere immaginata come una sorta di "registro digitale" in cui si annotano transazioni tramite un codice inalterabile. Questo sistema, sorretto da moltissimi terminali informatici – il che ha posto anche delle questioni di sostenibilità, stante il gravoso impatto sull'ambiente – garantisce il carattere autentico delle transazioni, mediante una serie di metadati salvati su una moltitudine differenziata di computer. Il meccanismo è fondamentalmente lo stesso su cui si basano i Bitcoin, ma trasposto in diversi altri ambiti. È comunque importante ribadire la non-fungibilità, l'elemento che distingue le criptovalute dagli NFT.

Come funzionano gli NFT

Fonte foto Adobe Sotck

Fonte: Fonte foto AdobeStock

Il funzionamento degli NFT è riassumibile in tre passaggi: creazione, archiviazione sulla blockchain attraverso lo "smartcontract" e la vendita. Per prima cosa, viene generata la versione digitale di un'opera, che può essere ad esempio un file immagine, una traccia audio o un file video. Non è infrequente che le piattaforme di compravendita appongano dei limiti alle dimensioni del file: ad esempio, il marketplace Open Sea pone un limite di 100 megabyte, pur consigliando ai creatori di non sforare la soglia dei 40 mb.

La versione digitale altro non è che una sequenza di numeri, compressa – attraverso un procedimento conosciuto come hashing – in una sequenza ancora più piccola, detta appunto hash. Questa tecnica garantisce alcune tipiche peculiarità degli NFT, come l'integrità e la sicurezza, alla quale si aggiunge anche l'indistruttibilità, caratteristica quest'ultima dettata dall'archiviazione sulla blockchain tramite smart contract, una sorta di contratto redatto con protocollo informatico nel quale sono contenuti i principali termini di acquisto. Il soggetto che possiede il documento digitale di partenza è in grado di calcolare l'hash, mentre non vale invece l'opposto. L'hash così generato viene memorizzato su una blockchain con una marca temporale associata (che serve a documentare la data di inserimento in questo sistema informatico) e può essere poi scambiato su diversi marketplace (Open Sea è uno di questi, ma ne citeremo anche altri) a fronte di un pagamento, solitamente in criptovaluta.

Volendo fare un esempio, la prima opera NFT venduta dalla storica casa d'aste Bleepe ("Everydays — The First 5000 Days") è stata acquistata da un soggetto conosciuto sotto lo pseudonimo di Metakovan e fondatore di Metapurse, il più grande fondo NFT al mondo. Nel caso di specie, Metakovan ha sborsato quasi 70 milioni di dollari per comprare un file in formato JPEG collocato in un portafoglio digitale, reso unico da uno smart contract e composto da una lunga sequela di pixel e byte. Non ha dunque la disponibilità del file – che si trova altrove – ma i diritti sullo stesso, cristallizzati attraverso il possesso dei metadati. In ogni caso, grazie al metodo dell'hashing, l'NFT tiene in memoria tutti i dati relativi ai passaggi di proprietà, consentendo la dimostrazione semplice e immediata del possesso anche senza l'ausilio di un soggetto terzo. Almeno fintantoché la blockchain che ospiterà il token resterà attiva. E qui si inseriscono alcuni dei problemi giuridici legati al mercato dei Non-FungibleToken.

Le piattaforme per investire sugli NFT

La piattaforma più accessibile è Open Sea ed è basata su Ethereum. Ma non mancano anche altri marketplace dove negoziare un Non-Fungible Token, come Nifty Gateway e altri luoghi un po' più specializzati: vedasi ad esempio NBA Top Shot per l'acquisto di un NFT che afferisce a un particolare momento del gioco del basket (ha guadagnato gli onori della cronaca l'immagine della schiacciata di LeBron James, in omaggio al mitico Kobe Bryan, venduta alla cifra record di 387.600 dollari), Valuables per l'acquisto dei tweet e CyptoKitties per gli amabili gattini digitali.

NFT e l'assenza di una regolamentazione

Fonte foto Adobe Stock

Fonte: Fonte foto Adobe Stock

Seppur non previsti dalla legge, gli NFT non sono vietati. Appare tuttavia evidente che tale fenomeno pone alcune problematiche di un certo peso, come ad esempio l'assenza di validità giuridica della blockchain e l'inapplicabilità delle norme in materia del diritto d'autore. Di conseguenza, chi ha acquistato ad esempio il primo tweet di Jack Dorsey – battuto all'asta per la cifra monstre di 2,9 milioni di dollari – non potrà impedire che venga condiviso da utenti terzi. E il motivo è presto detto: l'acquisto di ulteriori diritti sull'opera richiederebbe l'attivazione dei classici metodi presenti negli ordinamenti, come il contratto e le sue tutele.

Ma ci sono tante altre questioni che rendono certamente insidioso l'acquisto degli NFT: quali diritti ha il possessore del token in caso di rimozione dell'opera digitale firmata dalla NFT? E nell'eventualità di variazioni di un singolo microscopico pixel di un contenuto digitale sul quale insiste il Non-Fungible Token? Apparentemente, nessuno potrebbe impedire all'autore di farlo: variando il pixel varia pure l'hash, e questo consentirebbe allo stesso autore di rivendere la medesima opera ad altri soggetti, seppure con un nuovo NFT. Appare evidente che, se di rimedi si può parlare, quest'ultimi sarebbero soltanto contrattuali. Senza dimenticare, inoltre, i pregiudizi in tema di copyright.

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