No, Chrome non sta per bloccare gli ad-blocker (foto)

Roberto Artigiani O meglio: l'obiettivo è rendere le estensioni più sicure aumentando il rispetto della privacy

Ormai sono passati pi di dieci anni da quando Chrome ha implementato la possibilità di aggiungere estensioni. Da allora l’universo degli add-on per il browser più diffuso al mondo, è cresciuto a dismisura proponendo modi molto diversi di navigare il Web e interfacciarsi ai contenuti della Rete. Allo stesso tempo Google cerca di rimanere fedele allo spirito del progetto Chromium, mantenendo sicura e protetta l’esperienza degli utenti.

Negli ultimi mesi sono state varate diverse iniziative proprio per contrastare gli abusi delle estensioni e rendere più trasparente il loro funzionamento. BigG fa sapere anche che non sono mancati gli sforzi anche a livello produttivo dove il team di ingegneri dedicato a scovare abusi da parte degli add-on è triplicato mentre il numero dei revisori è addirittura quadruplicato.

In questo modo è stato possibile abbattere dell’89% la quota di installazioni di estensioni dannose dall’inizio dello scorso anno. Oggi ne vengono intercettate circa 1.800 ogni mese, prima che arrivino allo store. Tutto questo lavoro però deve essere accompagnato anche da una revisione della piattaforma, ecco il quadro in cui si inserisce l’avvento di Manifest V3.

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Con il nuovo sistema si vuole bilanciare le funzionalità delle estensioni con l’accesso che ogni utente deve concedere ai propri dati. In altre parole mentre con le attuali API Web Request un’estensione può visualizzare tutte le informazioni che sono contenute in una pagina per bloccarne anche solo una sua parte, le nuove API Declarative Net Request permetteranno il medesimo funzionamento evitando di condividere informazioni personali non necessarie.

Questa operazione, schematizzata in inglese nell’immagine presente più in basso, permetterà anche una diminuzione dei tempi di caricamento di ogni singola pagina, limitando e quindi velocizzando lo scambio di dati. Questa novità, com’è ovvio, interferisce con alcune estensioni – in particolare con quelle specializzate nel blocco degli annunci pubblicitari – pur non essendo un suo diretto scopo. Per questo motivo Google invita gli sviluppatori di tali app ad adattarle alle nuove API.

Fonte: Google