Perché l'Open App Markets Act potrebbe cambiare gli app store di Apple e Google

Il disegno di legge in USA Open App Markets Act potrebbe modificare gli app store di iOS e Android. Apple e Google avvertono: «privacy a rischio«
Perché l'Open App Markets Act potrebbe cambiare gli app store di Apple e Google
SmartWorld team
SmartWorld team

L'esclusività degli app store di iOS e Android finisce nuovamente sotto i riflettori del dibattito mondiale. E non si tratta questa volta di mere argomentazioni aleatorie. La Commissione Giustizia del Senato ha infatti approvato la scorsa settimana l'Open App Markets Act, un disegno di legge che si inserisce in un più ampio contesto di irrigidimento, da parte dei legislatori, nei confronti del potere incamerato negli anni dalle grandi aziende tecnologiche. Il primo grande passo prende di mira App Store e Play Store, i market dove scaricare app per i dispositivi iOS e Android. Che da recinto chiuso (soprattutto il primo) si trasformerebbero, ove il progetto di legge venisse approvato così com'è, in piattaforme aperte alla spinta monopolistica della concorrenza, perdendo in modo irrimediabile quella esclusività che le ha sempre contraddistinte e che alcuni grandi sviluppatori (tra cui Epic Games, impegnata nella battaglia legale contro Apple) hanno a più riprese contestato.

Cos'è l'Open Markets Act e a chi si rivolge

Nelle poche paginette cariche di significato, l'Open App Markets Act o S. 2710 traccia alcune linee guida che potrebbero cambiare per sempre gli app store di iOS e Android per come li conosciamo, sulla spinta di una maggiore apertura per la concorrenza nel settore del mobile computing. L'incipit che tratteggia la struttura del disegno di legge, presentato lo scorso 10 agosto dai senatori Richard Blumental, Marsha Blackburn e Amy Klobuchar, è che le aziende che gestiscono in prima persona app store con oltre 50 milioni di utenti negli Stati Uniti, devono mantenere e rispettare alcuni comportamenti ritenuti potenzialmente anticoncorrenziali. 

I destinatari sono soprattutto Apple e Google, tenuto conto che le regole previste dal disegno di legge si applicano nei confronti degli app store definiti dallo stesso Open App Markets Act come «siti web, applicazioni software o un altro servizio elettronico disponibile pubblicamente che distribuisce app di sviluppatori di terze parti agli utenti di un computer, un dispositivo mobile o qualsiasi altro scopo generale dispositivo informatico». Questa definizione sembrerebbe lasciare fuori gli store delle console Microsoft Xbox e Sony PlayStation.

I soggetti impliciti del progetto legislativo sono soprattutto App Store di iOS e Play Store di Android: piattaforme, che secondo i dati della società di ricerche specializzata App Annie, hanno generato nel 2021 un giro d'affari superiore ai 133 miliardi di dollari, tenuto conto della spesa globale derivante dai download su entrambe le piattaforme

Le prescrizioni dell'Open App Markets Act e il sideloading

I comportamenti imposti dall'Open App Markets Act prevedono alcune condizioni molto importanti nel rapporto tra i proprietari degli store e gli sviluppatori e potrebbero rivoluzionare lo stesso sistema operativo sul quale sono installati, soprattutto se l'azienda che controlla l'app store è anche proprietaria della piattaforma sottostante. In particolare:

  • Non è possibile chiedere agli sviluppatori di utilizzare i meccanismi di acquisti in-app (con le rispondenti politiche, tra cui soprattutto le commissioni) come condizione per l'utilizzo del market;
  • Non è possibile penalizzare uno sviluppare sol perché ha offerto prezzi migliori su un altro store;
  • Non è possibile impedire agli sviluppatori di contattare in modo diretto i clienti, proponendo loro offerte commerciali;
  • Non è possibile preferire irragionevolmente le proprie app nei risultati di ricerca, oscurando le analoghe proposte provenienti da sviluppatori di terze parti.

Come dicevamo prima, se il proprietario dell'App Store controlla anche il sistema operativo sottostante, dovrà rispettare ulteriori condizioni:

  • Non è possibile proibire l'installazione sul dispositivo mobile di app di terze parti senza l'utilizzo dell'app store;
  • Non è possibile impedire la rimozione, da parte dei consumatori, di app preinstallate (i cosiddetti «bloatware»);
  • Bisogna favorire e non ostacolare la libera scelta dell'utente, con particolare riferimento al tipo di app da impostare come predefinite, senza pregiudicare quindi la posizione di quelle di terze parti.

Queste ultime tre condizioni sembrerebbero rivolgersi soprattutto ad Apple, che ha mantenuto da sempre una posizione critica nei confronti del cosiddetto «sideloading», e cioè la possibilità di installare applicazioni bypassando gli store interni di iOS e iPadOS. Ma attenzione anche ad Android, dove il fenomeno dei «bloatware» è stato più volte criticato dagli utenti.

Le possibili conseguenze alla violazione dell'Open App Markets Act

In una prospettiva di rapporto tra causa ed effetto, l'Open App Markets Act prevede che in caso di violazione delle regole sopraindicate, le aziende potrebbero essere soggette all'applicazione dell'antitrust da parte della Federal Trade Commission (FTT) americana, del Procuratore generale e dei procuratori generali dello Stato. Ma non solo: potrebbero anche subire cause civili intentate da qualsiasi sviluppatore ritenutosi danneggiato, e questo sembra quasi richiamare l'esempio della battaglia legale tra Apple ed Epic Games.

Le posizioni a favore e quelle critiche

Per stessa ammissione dei senatori promotrici, l'Open App Markets Act risponde all'esigenza di favorire la competizione nel settore del mobile computing, ma anche eliminare l'approccio monopolistico delle grandi aziende del settore, puntando il dito soprattutto contro Apple e Google. Il disegno di legge è anche una risposta alle preoccupazioni degli sviluppatori di app iOS e Android, che da sempre si sono lamentati della posizione monopolistica assunta dai due giganti e delle commissioni addebitate sugli acquisti in-app. L'approvazione del disegno di legge ha trovato parecchi commenti positivi e c'è chi esorta a non allontanarsi dal percorso intrapreso (trattandosi ancora di un primo passo). Il presidente e vicepresidente di Microsoft, Bradford Lee Smith, ha affermato su Twitter che il progetto legislativo «promuoverebbe concorrenza e garantirebbe equità e innovazioni nell'ecomomia delle app».

Sensazioni differenti per Apple e Google, che hanno mostrato invece un atteggiamento critico verso la proposta di legge. Apple si è detta «profondamente preoccupata» per la privacy degli utenti; il vicepresidente delle politiche pubbliche, Mark Isakowitz, ha spiegato che questo disegno di legge potrebbe «distruggere molti vantaggi dagli attuali sistemi di pagamento e distorcere la concorrenza in un mercato invece altamente competitivo».

Il difficile compromesso

Sono diversi i commenti negativi. Il gruppo del settore tecnologico NetChoice ha preso una dura posizione critica nei confronti dell'Open App Markets Act, soprattutto nella parte in cui sorvola i rischi per la sicurezza conseguenti all'apertura delle piattaforme. Una coalizione di ricercatori e gruppi di difesa ha invece spiegato che il progetto di legge potrebbe addirittura provocare, in una prospettiva di abusi, un incitamento all'odio e alla disinformazione mediante stratagemmi adottati da società terze. Come? Sfruttando ad esempio le prescrizioni dell'Open App Markets Act e mascherando propositi di disinformazione attraverso la violazione della concorrenza. In una prospettiva costruttiva, la coalizione suggerisce l'inserimento di alcune modifiche al testo: gli sviluppatori sarebbero legittimati a presentare una causa per violazione delle norme dell'Open App Markets Act relative alla concorrenza solamente per motivi economici, e non invece per mere scelte editoriali.

Anche il taglio delle commissioni trattenute da Apple e Google si scontra con un altro dato problematico, Come riportato da The Verge, Apple ha già proposto di ridurre le commissioni sugli introiti che provengono dalle app di dating sul suo store. Abbiamo infatti riportato in un precedente articolo che l'autorità olandese di regolamentazione della concorrenza aveva imposto all'azienda americana di consentire agli sviluppatori di app di dating (e solo queste) l'utilizzo di sistemi alternativi di pagamento in-app nei Paesi Bassi. Dal suo canto, Apple ha fatto sapere l'intenzione di ridurre di tre punti percentuali le commissioni che Apple normalmente addebita agli sviluppatori che utilizzano il suo metodo di pagamento (il 30%), pur ricorrendo in appello contro la sentenza. Un risparmio che corrisponde alla mancata gestione, da parte della stessa azienda di Cupertino, dell'elaborazione del pagamento e delle attività correlate. Da notare che le commissioni resteranno sempre secondo la soglia del 27%, non tenendosi conto dei ricavi degli sviluppatori.

Questioni che confermano l'esistenza di alcuni punti "oscuri" che l'Open App Markets Act è chiamato a dirimere. Il progetto di legge è d'altronde ancora lontano dal trovare la sua attuazione e dovrà passare nell'aula del Senato prima della definitiva approvazione. Ma il dibattito sull'apertura degli store di app diventa sempre più fitto e con esso il sideloading, tra i timori e le posizioni critiche di Apple.

Mostra i commenti