Internet sempre meno libero: due terzi dei navigatori hanno accesso limitato

Internet sempre meno libero: due terzi dei navigatori hanno accesso limitato
CosimoAlfredo Pina
CosimoAlfredo Pina

Il web nella sua moderna concezione è uno strumento potentissimo che incarna alla perfezione il concetto di libertà, offrendo un mezzo, fino a qualche anno fa impensabile, utile tanto per lo svago quanto per l'accrescimento personale e della società.

Sebbene delle regole siano necessarie per evitare abusi, la libertà auspicabile per una tecnologia del genere non è un concetto così diffuso e abbracciato da tutti i governi. Lo dimostra il rapporto presentato da Freedom House ONG che ha analizzato lo stato della libertà della rete in 65 paesi, coprendo l'88% dei potenziali internauti, tra giugno 2015 e luglio 2016.

Il quadro che esce dall'analisi di questo gruppo di esperti pro-democrazia indica che, ancora una volta, i diritti online sono in calo. Un chiaro esempio è che nei mesi scorsi ben 24 governi hanno bloccato social o piattaforme di messaggistica, rispetto ai 15 del 2015.

Il tutto è da legare anche alla sempre maggior diffusione di questi mezzi. Nel complesso la libertà di internet è declinata in 34 dei 65 paesi analizzati, in particolar modo in Uganda, Bangladesh, Cambogia, Ecuador e Libia, mentre altre nazioni, Brasile e Turchia, sono state declassate da "parzialmente libere" a "non libere".

Ma come se la cava l'Italia? Ovviamente rientriamo tra i paesi "Free", dove internet non ha particolari restrizioni anche se Freedom House ci tiene a precisare che la libertà di stampa è ancora minata dalle leggi contro la diffamazione e dalle minacce della malavita e che alcuni provvedimenti contro materiali illegali presi preventivamente, prima di passare dal tribunale, preoccupano ancora certi attivisti.

Nel complesso un anno piuttosto buio per il web, che comunque riflette la situazione internazionale. Vedremo il prossimo anno, anche alla luce della nuova presidenza USA, come si evolverà la libertà dell'uso della rete. Nel frattempo vi invitiamo ad approfondire l'interessante indagine stilata da Freedom House.

Via: The Verge

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