Perché Apple ha portato la Russia in tribunale

Apple ha deciso di portare in tribunale la Russia per la richiesta di modificare le policy di pagamento sull'App Store: che cosa sta succedendo
Perché Apple ha portato la Russia in tribunale
SmartWorld team
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È entrata nel vivo la battaglia legale tra Apple e la Russia dopo anni di frecciate e stoccate dentro e fuori dai tribunali. Al centro della contesa dell'ultimo periodo, la richiesta avanzata ad agosto dal Paese governato da Vladimir Putin di obbligare l'azienda di Cupertino a cambiare le sue policy di pagamento sull'App Store per chi scarica app.

Apple porta la Russia in tribunale per "difendere" l'App Store

Obiettivo di Apple, che ha deciso di trascinare la Russia in tribunale per raggiungerlo chiedendo una revisione giudiziaria, impedire al Servizio Federale Antimonopoli russo (FAS), e cioè l'organo federale che controlla e supervisiona il mercato, di forzarla a consentire agli sviluppatori delle app di menzionare metodi alternativi di pagamento all'interno dell'App Store. Il Servizio Federale Antimonopoli russo aveva dato all'azienda fondata da Steve Jobs sino al 30 di settembre per modificare le policy, ma la risposta è stata un secco no, nonostante la minaccia di multe commisurate ai guadagni provenienti dal mercato russo.

Un mese dopo la scadenza del termine, il corrispettivo dell'Antitrust in Russia ha avviato una causa contro Apple denunciando una condotta anti concorrenziale da parte dell'azienda, visto che impedisce agli sviluppatori di segnalare e dirottare gli utenti verso altri sistemi di pagamento differenti da quelli offerti in modo diretto da Apple nel suo App Store.

La vertenza con Epic Games negli Stati Uniti

Quanto accaduto in Russia è andato in parallelo con un'altra causa in territorio americano che coinvolge Epic Games, l'azienda che produce tra le altre cose Fortnite. Al culmine di un'altra battaglia legale, Apple è stata infatti obbligata da un giudice americano a consentire agli sviluppatori dell'App Store di indicare altri sistemi di pagamento, ma ha presentato ricorso contro l'ingiunzione sperando in un ritardo.

Il tribunale dal canto suo ha rigettato la richiesta, fissando al 9 dicembre il termine entro cui l'azienda deve consentire a produttori e sviluppatori di indicare altre opzioni di pagamento. Poco prima che l'ingiunzione entrasse in vigore, però, la Corte d'Appello del Nono Distretto degli Stati Uniti ha accolto la richiesta di sospensione concedendo all'azienda di Cupertino una tregua, il che significa che non sarà costretta ad apportare alcuna modifica sino a quando non si arriverà alla fine dell'appello della causa. Il che si potrebbe tradurre in anni di attesa. Nel frattempo Apple ha comunque modificato le linee guida relative all'anti-steering, e cioè la pratica con cui una società di carte di credito vieta a un vendor di incoraggiare i titolari di carte a utilizzare la carta di un'altra società di carte di credito.

Perché Apple non vuole modificare la policy

Il problema per l'azienda, che continua strenuamente a opporsi alle richieste di aprire ad altri metodi di pagamento, è che consentire a terze parti di entrare nel gioco fornendo un servizio che Apple fornisce già in modo diretto (guadagnandoci su) potrebbe in teoria minare i ricavi dell'App Store. A questo si aggiunge, sempre secondo quanto ribadito più volte da Apple, la possibilità che così facendo aumenti il rischio che app non autorizzate possano indirizzare gli utenti verso siti pericolosi per la privacy e la sicurezza.

I precedenti con la Russia e la multa da 12 milioni

La sentenza potrebbe avere ripercussioni anche sul fronte russo, nell'attesa di capire se la revisione giudiziaria verrà concessa e, in caso positivo, che tipo di esito potrebbe avere. Va ricordato che già ad aprile Apple era stata multata per 12 milioni di euro in Russia dopo che il Fas l'aveva condannata per abuso di potere sull'App Store.

La sentenza, arrivata dopo la rimozione dell'app Kaspersky Safe Kids dall'App Store, sottolineava che Apple aveva approfittato della limitata concorrenza nel mercato delle app iOS per procedere con la rimozione. L'azienda di Cupertino aveva iniziato a rifiutare sull'App Store app che consentono il controllo parentale a partire dal 2019.

Il contenzioso con la Russia inoltre si allarga inoltre su altre strade. Apple è già stata obbligata a mostrare un elenco di app da installare al posto di quelle native di iPhone e iPad, una richiesta avanzata citando una legge russa finalizzata a promuovere l'adozione di software autoctoni e a ridurre l'egemonia delle società straniere, e dovrà inoltre istituire uffici sul territorio russo entro la fine dell'anno, così come altre aziende hi-tech. 

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