Black Mirror 4: la recensione puntata per puntata

Emanuele Cisotti -

Black Mirror è arrivato di nuovo ed è sbarcato su Netflix nella sua quarta stagione. Sembrano ormai lontani i tempi in cui le due brevissime prime stagioni erano tutto ciò che avevamo e riguardare le puntate più volte era l’unico modo per appagare la nostra sete di utopia nerd. Per il secondo anno Netflix ci ha fatto il dono di portare sul piccolo schermo nuove puntate di una delle serie televisive più discusse e controverse degli ultimi anni.

Quanto seguirà a breve conterrà spoiler e non è quindi adatto a chi non ha ancora visto le puntate ma conta di farlo. Giusto per spiegare a quei pochi che magari sono qui per caso: Black Mirror è una serie arrivata alla quarta stagione di puntate auto-conclusive, con un cast sempre diverso e trame totalmente slegate fra loro. L’unico punto in comune è il raccontare futuri dove la tecnologia ha in qualche modo totalmente cambiato il nostro modo di vivere. Nella quasi totalità di questi futuri il risultato è catastrofico e si mostrano lati orrendi dell’umanità. Come vedremo però non è una regola assoluta e il famoso episodio San Junipero della terza stagione ha aperto in qualche modo un filone nuovo, più filosofeggiante.

Iniziamo a parlare delle nuove puntate che, lo ribadiamo, contengono SPOILER.

USS Callister

U.S.S. Callister è una godibile variazione sul tema videogiochi (il punto più alto è stata sicuramente la puntata Playtest della scorsa stagione). L’idea è particolarmente affascinante perché, ad eccezione della presenza di un dispositivo capace di trasportare il proprio DNA (e la propria coscienza) in un mondo virtuale, la puntata si ambienta in un futuro quasi identico al nostro presente, dove solo il protagonista sociopatico è l’unica vera differenza da un presente noioso e fatto di videogiochi “stellari” e la follia di Black Mirror. USS Callister bilancia abbastanza bene l’ironia, la furbizia e sopratutto l’angoscia. Lasciarsi trasportare dalla puntata e immedesimarsi nella protagonista vuol dire vivere poco più di un’ora nel terrore. Un terrore totalmente basato sull’idea di rimanere bloccati per sempre e senza invecchiare (probabilmente) in un mondo diverso dal proprio. Il finale è simpatico e in un certo senso un po’ troppo buono (è una cosa positiva o negativa essere ancora vivi ma dentro un videogioco per sempre?), il che discosta questa puntata dalle puntate “classiche” della serie. Nota piacevole: Jesse Plemons (recentemente in Breaking Bad e Fargo) e Jimmi Simpson (House of Cards e sopratutto Westword) come attori.

Voto: 3/5

Arkangel

Tutti i genitori vivono nella costante paura di non sapere cosa stia facendo il proprio figlio lontano da casa durante la scuola o quando esce con gli amici. Una soluzione drastica può essere quella di controllarli con un dispositivo impiantato nella tempia che trasmette ad un tablet informazioni sulla posizione, lo stato psicofisico e che permette di vedere attraverso gli occhi del figlio. Un tema attuale sicuramente, che molti nuovi genitori stanno affrontando, probabilmente con difficoltà, indecisi se sia giusto o meno spiare chat e la vita fuori casa dei propri figli. Se l’idea è interessante lo sviluppo non è esaltante. La puntata si lascia guardare e uno dei punti più alti a mio parere si raggiunge quasi subito con l’infarto del nonno, censurato agli occhi della figlia dal software di protezione installato. Il nonno però sopravvive: buon per lui, anche se è molto poco “a là Black Mirror”. Anche il finale non convince. È abbastanza crudo da rientrare nei canoni della serie e da colpire la spettatore abbastanza da farlo riflettere, ma di sicuro non è un colpo di scena.

Voto: 2/5

Crocodile

Un omicidio involontario che poi scatena una reazione di omicidi volontari per coprire l’omicidio precedente. Un’idea tragicomica già vista in molte occasioni ma che qui ha una causa tutta nuova e da ricercarsi nella tecnologia. Un futuro in cui esiste un dispositivo che permette di leggere la mente delle persone e di trasformare il tutto in video, il tutto utilizzabile non solo dalla polizia ma anche dalle assicurazioni che vogliono ricostruire gli eventi di un incidente. L’idea claustrofobica è quella che il futuro ci riservi un mondo in cui non sia più possibile mentire. Un’idea però in realtà già vista (seppur in chiave diversa) nella prima stagione in The Entire History of You. Anche Crocodile è forse un po’ distante dallo spirito a cui ci aveva abituato Black Mirror puntando più sulla storia personale della protagonista, ma è comunque abbastanza sadico da darci il finale che ci meritavamo. Il criceto è il mio nuovo eroe personale.

Voto: 3/5

Hang the DJ

Questa puntata è la mia preferita della serie per due motivi: per l’idea che quando si fa una simulazione computerizzata si utilizzi delle copie reali delle persone i cui comportamenti vengono studiati e perché il finale è totalmente inaspettato. O quasi: gli indizi non mancano e quei sassi che rimbalzano sempre e solo 4 volte nell’acqua avranno forse allertato i più attenti di voi. Con me però, lo ammetto, non ci erano riusciti. L’idea è che in futuro le simulazioni computerizzate sapranno essere così precise che la simulazione ricostruirà in tutto e per tutto un mondo realistico con copie delle persone con la stessa personalità e lo stesso carattere. E poi c’è di nuovo il finale: da solo basta a ribaltare tutto quello che si pensava del Sistema e a farci apprezzare ancora di più un’idea di per sé già molto intrigante. Per molti questa è la San Junipero della quarta stagione, ma di questo non sono così convinto. È vero che tocca più gli aspetti umani della vita piuttosto che quelli tecnologici, ma l’argomento di Hang the DJ (ovvero un’app di dating) è troppo frivolo per renderle paragonabili.

Voto: 5/5

Metalhead

Metalhead è la puntata che più spero possa spezzare l’idea delle puntate auto-conclusive di Black Mirror (per quanto fantastica) e che possa in futuro regalarci un prequel, o magari uno spin-off. La spettacolare fotografia in bianco e nero con l’utilizzo di alcune riprese aeree rende questo mini-film un piccolo gioiello di azione. Non ci è dato sapere nulla del perché la protagonista stia fuggendo in un mondo post apocalittico in cui dei cani robot cercano di uccidere ogni essere vivente e né il perché questo questi cani esistano e siano così spietati. La somiglianza però con i vali animali robot della Boston Dynamics di cui spesso vediamo video in rete è però inquietante e ci fa quindi rapidamente immergere in un futuro che tutto sommato potrebbe non essere poi così irragionevole, no? Ok, forse mi sono fatto trasportare troppo. Il finale è poi cattivo e spietato a sufficienza. Proprio quando la protagonista è riuscita a mettere fuori uso il robot che la insegue da tutta la puntata ecco il finale ad effetto. Lei che viene trafitta da decine di tracciatori di posizione è la sconfitta più grande che potesse arrivare. Frustrante e disarmante quanto basta.

Voto: 4/5

Black Museum

Il Black nel nome fa quasi subito intuire che c’è qualcosa di ricorsivo in questa puntata e la conferma arriva poco dopo. Non ho fatto in tempo a vedere la puntata una seconda volta, ma ho colto subito almeno un paio di riferimenti ad omicidi avvenuti in precedenti stagioni della serie. La puntata viene usata per una prima metà per mostrarci quelli che sembrano idee scartate per altre puntate, condensate in pochi minuti per darci un’infarinatura di chi è il protagonista, sempre collegato e artefice di questi episodi. Si passa poi alla storia della vittima condannata a morte che ingenuamente si è lasciato convincere a sopravvivere come ologramma per essere torturato ancora e ancora. Una mix di idee e racconti molto denso che in poco più di un’ora mette insieme tutta una serie di tasselli che si incastrano (anche un po’ a sorpresa) nel finale, dove la protagonista trova non solo la sua vendetta, ma “libera” l’orso di peluche in cui era intrappolata una ignara vittima e vendica la madre incastrata nella sua testa, con un sistema inventato proprio dal creatore del museo. Un buon mix fra la storia personale della protagonista e di possibili terrificanti sviluppi medici/scientifici. È una delle puntate più crude di sempre e questo farà la felicità di chi aveva visto troppo buoni sentimenti in questa stagione.

Voto: 4/5

Come avrete capito (anche solo facendo una media dei voti) la quarta stagione di Black Mirror mi è piaciuta, benché sia probabilmente la meno esaltante delle quattro. È comunque un punto alto per la televisione contemporanea ed alza anche per quest’anno la media della qualità televisiva. Le idee, benché mai utilizzate in questa forma, non suonano però mai veramente nuove e ci sono molti punti in comune con quanto già visto.