Ready Player One è il Jurassic Park degli anni 2000 (recensione NO SPOILER)

Lorenzo Delli -

È difficile, da estimatori di tutta quella che può essere definita cultura pop contemporanea (sulla cui definizione potremmo discuterci per ore), uscire dalla visione di Ready Player One senza un sorriso a 52 denti stampato in faccia. Il nuovo lungometraggio diretto (e prodotto) da quella vecchia volpe di Steven Spielberg, e scritto anche da Ernest Cline, lo stesso autore del romanzo che ha ispirato il film, non è solo un concentrato di citazioni dal mondo del cinema, dei videogiochi e di tutto ciò che di solito (erroneamente anche) si associa esclusivamente ad un pubblico nerd & geek. Ready Player One è cinema allo stato puro, è intrattenimento, divertimento e quanto di meglio si potesse sperare di vedere dalla trasposizione di un romanzo così ambizioso e per certi versi così attuale.

Il più grande timore che si ha varcando la soglia della sala del cinema e di vedere un concentrato di computer grafica senz’anima, un qualcosa magari di posticcio che renda sì l’idea della realtà virtuale, alla base della storia di Player One (il libro) e di conseguenza di Ready Player One, ma non sufficiente da riuscire a intrattenere per ben due ore e venti tutti quelli che sono stati trascinati al cinema perché convinti da amici particolarmente appassionati o da dolci metà con l’animo nerd. Non è così.

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Per quanto mi riguarda, Ready Player One è riuscito in certi frangenti a portare la computer grafica a nuovi livelli. Non posso e non voglio discutere determinate scene che potrebbero rovinare la sorpresa, ma ci sono degli istanti in cui i personaggi e le scene sono talmente tangibili che ci si scorda di star osservando qualcosa che di fatto è stato modificato (e anche pesantemente) a computer. E in un frangente specifico Spielberg porta il cinema dentro il cinema, realizzando una scena davvero incredibile che finora non era stata minimamente anticipata da trailer o contenuti promozionali di vario genere. Una computer grafica quindi che non stanca, che non stucca praticamente mai, che si alterna alla perfezione con le scene classiche della “vita reale“.

Il protagonista, Wade aka Parzival. Il nickname è ispirato al giovane protagonista dell’omonimo poema epico medievale che coinvolge anche il Santo Graal.

E ancora non abbiamo fatto cenno alle scene protagoniste proprio dei trailer pubblicati finora da Warner Bros.. Ready Player One riesce ad essere cafone, casinista, esplosivo: vi tiene incollati alla poltrona con sequenze completamente folli, che vanno, per forza di cose, viste almeno una volta sul grande schermo di un cinema. Sembra la classica frase fatta che si dice di tutti i film d’azione, ma in questo caso è più vera che mai. E allo stesso tempo Ready Player One è anche un film da godersi a casa, frame per frame per cogliere le centinaia di citazioni che sono sparse ovunque, le stesse citazioni che contribuiscono a far uscire con il sorriso chi mastica cultura pop dalla mattina alla sera. Ne abbiamo raccolte alcune a fine articolo, ma sono solo una minima parte di quelle realmente presenti. Il tutto comunque mantenendo quella sensazione di tangibilità a cui facevamo cenno prima

Lo stato dell’arte della computer grafica, scene esplosive, citazioni a non finire il tutto condito con un paio di colpi di scena (che non guastano mai) e con un cast giovanissimo che però, come ci insegnano i buon vecchi Goonies (soggetto e produzione di Spielberg, non a caso) o produzioni più recenti come Super 8Stranger Things, tiene testa ad attori più esperti e formati con un’interpretazione (anche delle controparti digitali) davvero niente male.

Ma lasciatemi per un momento abbandonarmi al citazionismo più sfrenato. Sullo schermo si alternano citazioni ad anime e cartoni animati (Akira, Cowboy Bebop, Tartarughe Ninja, Hello Kitty), film e romanzi di fantascienza (Alien, Dune, Terminator 2, Jurassic Park, King Kong), videogiochi (Overwatch, Battletoads, Duke Nukem, Mass Effect, Halo, Street Fighter) serie TV (A-Team, Firefly, Battlestar Galactica), tramite simboli, personaggi, veicoli, ambientazioni e quant’altro. Il Gigante di Ferro che combatte a fianco di RX-78 Gundam; Chun-Li alla carica accanto a Tracer; Jason, Freddy Kruger e Chucky; le Madballs; le auto di Christine (Stephen King) e Ritorno al Futuro, la moto di Akira, il furgone dell’A-Team: potremmo letteralmente passare le ore ad elencare tutto senza stancarci.

Oasis, il mondo virtuale protagonista del film, lo rende possibile, ma è anche lo stesso Spielberg a renderlo possibile senza mai farle risultare sbagliate o fuori posto. Le citazioni sono fatte con cognizione di causa, con riprese, che le valorizzano, accompagnate tra le altre cose da effetti sonori azzeccati e da una colonna sonora altrettanto azzeccata che affianca le musiche di Alan Silvestri a grandi classici degli anni ’80.

Ci sarebbe come al solito molto altro da dire, ma non voglio dilungarmi oltre. Spielberg è riuscito a confezionare un classico in chiave moderna, uno di quei film che riesce ad appassionare senza mai annoiare anche chi non riesce a cogliere le centinaia di riferimenti sparsi praticamente in qualsiasi scena del film. Per certi versi potremmo davvero paragonarlo ad un Jurassic Park degli anni 2000, la realizzazione concreta di un libro che ci potevamo solo immaginare di vedere su pellicola (esattamente come Jurassic Park all’epoca), uno di quei film che ci ricordano perché ci piace così tanto andare al cinema lasciando fuori dalla sala tutti i problemi della vita comune per proiettarci in un mondo fantastico. Che poi alla fine è proprio quello che fanno i protagonisti entrando dentro Oasis: che sia davvero questo il futuro dell’intrattenimento?

Recensione Ready Player One – Immagini