Cosa aspettarsi da Solo: A Star Wars Story (opinioni NO SPOILER)

Lorenzo Delli

Uno Star Wars l’anno: un piano quello di Disney che fa gioire e preoccupare allo stesso tempo. Solo: A Star Wars Story fa parte di quel filone parallelo alla storia degli Skywalker (che si concluderà con Episodio IX) che serve da riempitivo tra i film appunto principali. Ma è davvero un mero riempitivo? Un film da andare a vedere con zero aspettative?

Stiamo pur sempre parlando di Han Solo, la canaglia più famosa della galassia, uno dei personaggi più apprezzi di sempre dell’incredibile universo fantasy e sci-fi di Guerre Stellari. Com’è possibile vedere un film a lui dedicato come una semplice storiella da raccontare in leggerezza? Le Star Wars Story non vogliono essere questo, e Rogue One lo ha dimostrato in pieno, ma Solo è comunque un film profondamente diverso, forse anche con un target diverso in mente.

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Alden Eherenreich, il giovane attore che interpreta Han Solo, si è studiato quasi alla perfezione il personaggio, ma raggiungere il carisma di Harrison Ford (certe persone “bucano lo schermo” anche quando sbadigliano) e lo spessore del Solo che siamo tutti abituati a conoscere non è banale. E infatti sono pochi i momenti in cui viene fuori l’Han della trilogia classica, ma c’è anche da dire che il film stesso rappresenta (in parte) quella fase di crescita del personaggio che lo porta ad essere il contrabbandiere che non si vuole schierare né tanto meno avere legami affettivi. La pellicola effettivamente risponde a tante domande che i fan si pongono da anni, ma lo fa talvolta in modo sbrigativo, anche in relazione ad argomenti delicati quali il rapporto tra Han e Chewbacca, un tema che di per sé meriterebbe un approfondimento a parte e che in questo film è solo abbozzato.

A prescindere dalla prestazione di Ehrenreich, comunque affiancato da un Woody Harrelson in ottima forma e da un Donald Glover che si cala perfettamente nei panni di Lando, Solo: A Star Wars Story risulta nel complesso un film divertente. È una pellicola che cerca, un po’ come Il Risveglio della Forza, di prendere a braccetto da una parte i vecchi fan e dall’altra le nuove generazioni non troppo affezionate alla trilogia classica.

La rotta di Kessel in meno di 12 parsec (vi anticipiamo che i nazi-physicists gioiranno) , le sfide a Sabacc tra Han e Lando, “Han shot first“, il Millennium Falcon (che dal film ne esce ulteriormente impreziosito): tutti elementi che potrebbero essere interpretati come “contentini” per la fan base ma che in realtà vengono in certi casi rappresentati concretamente per la prima volta sullo schermo, a fianco di nuovi ed inediti elementi e personaggi che fungono appunto da anello di congiunzione.

In definitiva la pellicola funziona grazie ad una buona dose di scene di azione, mai troppo esagerate e caratterizzate da una giusta dose di computer grafica (di qualità), e ad una storia che scorre praticamente senza intoppi. Inatteso, ma gradito, il tono “dark” di certe scene e in generale scelte cromatiche che rispecchiano quell’aspetto “sporco” che ritroviamo in parte anche in Rogue One e nella trilogia classica. La galassia è allo sbando sotto il giogo imperiale, e in Solo si hanno diversi spaccati della situazione che rendono perfettamente l’idea. E un paio di scene, una all’inizio e una in conclusione, non sono neanche poi così disneyiane.

Non mancano anche un paio di colpi di scena (uno davvero niente male) con cui Disney si è voluta lasciare un paio di porte aperte perché, nell’ottica di “uno Star Wars all’anno toglie il medico e gli azionisti rompi-maroni di torno“, un possibile sequel non guasta mai. Andate al cinema con l’aspettativa di non stare per vedere un capolavoro, bensì una pellicola che si inserisce quasi alla perfezione nell’universo di Star Wars, offrendo risposte, nuove domande e due ore di divertimento piuttosto serrato.