Warner Bros. e la “cultura del digitale”: quanto si usano in Italia i film in formato digitale?

Lorenzo Delli

Non è la prima volta che sulle pagine di SmartWorld spezziamo una lancia a favore del formato digitale. In un mondo in cui la tecnologia avanza di anno in anno digitalizzandosi sempre di più, il formato fisico, non solo dei film ma anche dei videogiochi, dei libri, delle riviste e dei fumetti, per certi versi regna ancora sovrano. Da una parte i collezionisti e gli appassionati, che difficilmente sacrificano un supporto fisico e tangibile, dall’altra un’utenza meno smaliziata che magari non conosce le potenzialità o i vantaggi del formato digitale.

È anche per questo che Warner Bros. Entertainment Italia ha organizzato lo scorso marzo il Warner Bros. Digital Day, un appuntamento che aveva lo scopo di raccontare a stampa e consumatori come grazie alle nuove piattaforme digitali sia possibile accedere ai contenuti di “entertainment” dove e quando si vuole. All’appuntamento hanno presenziato volti importanti di Warner Bros Italia, come Barbara Salabè, Presidente e Amministratore, Barbara Pavone, Senior VP Group Marketing e Fabrizio Ioli, Senior VP Home Entertainment & Consumer Products.

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Durante l’evento sono stati comunicati dati piuttosto interessanti a riguardo appunto di quella che può essere definita la cultura del digitale in Italia. Il mercato italiano ha qualcosa come 2,5 milioni di utenti attivi per quanto riguarda noleggio e acquisto di film in formato digitale, ancora pochi rispetto ai numeri europei. Le cause sarebbero anche da ricercarsi nelle infrastrutture per la telecomunicazione del Bel Paese: nelle città principali la copertura della fibra è sempre più capillare, ma lo stesso non si può dire delle periferie che spesso devono appoggiarsi a linee telefoniche inadeguate anche per un semplice streaming.

Justice League è già disponibile in formato digitale, anche in 4K e con contenuti extra.

In qualche modo la lacuna è colmata dal settore mobile, visto che l’Italia è il terzo paese al mondo dopo Corea del Sud e Hong Kong per accesso ai contenuti da questa tipologia di piattaforma. Il nostro paese vanta infatti 52 milioni di SIM attive e un consumo medio mensile in termini di traffico di 2,78 GB, in crescita rispetto al 2016 del 41,2%. Sta di fatto che, accantonando per un momento i dati appena elencati, anche in Italia un utente può acquistare o noleggiare contenuti digitali da un gran numero di piattaforme:  Chili, Google Play, iTunes, Infinity, Mediaset Premium, Microsoft, Playstation Store, Rakuten, Sky Primafila e TIMvision.

Non è poi così difficile trovare titoli a noleggio a 99 centesimi o usufruire di vari sconti per l’acquisto vero e proprio. A questo punto si tende a ribattere che la qualità del digitale è inferiore a quella del formato fisico, ma è la stessa Warner Bros. a ricordarci che tra i film da lei prodotti ce ne sono oltre 100 disponibili in 4K, senza contare gli altri disponibili comunque in alta qualità, spesso con contenuti extra non disponibili nel formato fisico. Sembra poi scontato per chi segue la tecnologia tutti i giorni, ma c’è anche da sottolineare che un film in formato digitale non occupa spazio sull’hard disk, a meno di non volerlo rendere disponibile per la visione offline (in tal senso si usano spesso i dispositivi mobili), che lo streaming dei contenuti è adattivo e che ultimamente i film in formato digitale arrivano sul mercato con settimane di anticipo rispetto alla controparte fisica.

A voi la palla quindi. Quanti di voi utilizzano attivamente contenuti digitali preferendoli ad un supporto fisico? Quali sono le vostre piattaforme di acquisto preferite e quali sono gli eventuali miglioramenti che case di produzione e le stesse piattaforme di acquisto e fruizione dovrebbero apportare per far sì che un’eventuale cultura del digitale prenda sempre più piede?